La favola di diventare genitori

Cosa cambia nella vita di una coppia con la nascita di un bambino, nello specifico con la nascita del primo figlio?
Tante cose, forse tutto. Innanzitutto si passa da una relazione a due a una a tre. Una relazione con una creaturina che ha bisogno di tutto, continuamente, ad ogni ora del giorno e della notte. Bisogni che non sa come comunicare al di fuori del pianto. I due neo genitori possono reagire in modi differenti rispetto al prendersi cura del bambino. E non sempre il percorso di transizione dall’essere coppia al diventare genitori è privo di difficoltà e intoppi.
Nella maggior parte dei casi, per la mamma il bambino diventa il centro del suo universo, tutto è votato alla ricerca della felicità del neonato. La donna si realizza pienamente con la maternità, raggiungendo l’acme della soddisfazione e della gioia. Per il neo-papà, invece, l’arrivo del figlio non rappresenta la stessa svolta emotiva. I cambiamenti riguardano di più la vita pratica, come la divisione dei compiti, l’organizzazione della giornata e i soldi da mettete da parte. Durante i primi tempi la mamma si trova in quella che Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, chiama “preoccupazione materna primaria:  è istintivamente occupata ad accudire il suo piccolo con sollecitudine e si trova col bimbo in uno stato simbiotico, di dipendenza reciproca. Il papà, in questa fase, deve essere molto paziente, lasciare spazio alla mamma per permetterle di coltivare questo rapporto, per poi stabilire un nuovo equilibrio, in cui mamma, papà e figlio vivono all’interno di un’armonia perfetta.

Ma, al di là degli aspetti psicologici e biologici, la lettura di una mamma totalmente devota al suo piccolo e di un papà preoccupato solo di pagare i conti non è completa, soprattutto se pensiamo alla società contemporanea. Perché nella vita moderna i ruoli si mescolano e, a volte, addirittura, si ribaltano. Nella realtà di oggi, dove le donne lavorano, come e di più degli uomini, organizzazione, tempo e denaro non sono più preoccupazioni esclusivamente maschili. Al contrario, i papà di oggi hanno un rapporto con la sfera affettiva ed emotiva molto più sviluppato. Giocano di più con i loro figli, li coccolano e li viziano. I papà di oggi accompagnano i figli a scuola, preparano da mangiare e aiutano nelle faccende domestiche. Quando tornano da lavoro, nonostante la stanchezza, trovano le energie per dedicare del tempo ai loro bambini.

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Abbiamo chiesto a Rosa e Pietro, che tra fidanzamento e matrimonio stanno insieme da sette anni, com’è cambiata la loro vita con la nascita della loro prima figlia Miryam che oggi ha due anni.
«La nascita di Miry ha riempito le nostre vite di gioia. Pensa a quando mangi il gelato e moltiplica quella sensazione all’infinito», raccontano «Stare con lei dà un senso di pienezza e di completezza alle nostre vite. Con lei si va ad un livello emotivo superiore, nel senso che le emozioni sono amplificate. Le gioie sono molto più grandi, ma anche le paure».

Rosa e Pietro raccontano delle prime colichette della loro bimba, di come li teneva svegli la notte e di quanta ansia e preoccupazione avessero ogni volta che piangeva. Rosa smise di lavorare, era sempre con la bimba e aveva pieno controllo su di lei. Proprio come dice Winnicott, visse, in quei primi mesi, il suo rapporto di pienezza e completezza con la figlia. Ma, col passare del tempo le cose sono cambiate, soprattutto perché Rosa ha ripreso a lavorare. «Oggi ci intercambiamo con facilità (anche se io ancora non so pettinarla). Mi occupo spesso di prepararle la cena mentre aspettiamo il ritorno della mamma dal lavoro o di accompagnarla a scuola la mattina. E lavorando entrambi cerchiamo di passare più tempo possibile insieme, tutti e tre».
E in tre, abbracciati, alla fine dell’intervista, si danno il bacio del vero amore. Come nelle più belle favole.

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