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Coltivare la terra per curare l’anima

La storia di Margherita e del suo orto

Coltivare la terra è un lavoro che ci riconnette con le nostre radici più profonde, non solo storiche, gran parte dei nostri avi erano contadini, ma anche umane e spirituali poiché è dalla terra che riceviamo il nostro sostentamento primario e da essa che attingiamo la forza e la vita. Il lavoro agricolo, inoltre, aiuta chi lo svolge a riattivarsi su ritmi di vita più regolari e sani, quelli propri della natura.
Il giardinaggio, ad esempio, è un’attività sempre più praticata, sia dalle donne che dagli uomini, capace di dare numerosi benefici. Un’attività che può essere esercitata a ogni età e che può risultare benefica soprattutto per coloro che non amano molto il movimento e prediligono rimanere in casa. Essa riduce lo stress, mantiene in salute il cervello, tanto che uno studio afferma che è una delle attività più efficienti per combattere il rischio di demenza senile. Rinforza il sistema immunitario, grazie al contatto con l’aria pulita e all’esposizione alla luce del sole e, infine, consente di praticare un sano esercizio fisico, non troppo stancante e utile soprattutto per le persone anziane. E cosa ancora più importante riduce il rischio di depressione o, in alcuni casi, può essere curativo contro questa malattia. Non a caso, in molti centri di salute mentale o di recupero dalle tossico dipendenze, tra le attività didattiche e ludiche c’è quella del giardinaggio.

Coltivare la passione di Margherita Tesauro

Abbiamo intervistato Margherita Tesauro, madre e moglie, che da anni si occupa di giardinaggio e ne conosce tutti i segreti. Per lei la passione per la terra ha radici molto lontane, suoi genitori hanno un orto e un giardino e lei, fin da piccola, ha assistito alla coltivazione dei prodotti agricoli. «Osservavo i miei genitori lavorare la terra, ma a me piaceva il giardinaggio. Facevo crescere tutti i tipi di fiori: margherite, gigli, rose, ibiscus, dalie e ortensie».
«Certo, occuparsi della terra- continua Margherita- non è una passeggiata, c’è bisogno di un impegno costante. Il giardino non può essere lasciato a se stesso, necessita di essere innaffiato e curato, ma soprattutto protetto dai parassiti e dalle erbe infestanti». Nella sua casa Margherita ha un piccolo giardino, ma circa un anno fa, insieme al marito Paolo e alle figlie, prese in affitto uno spazio agricolo a Monterusciello, vicino Pozzuoli. «Nell’orto lavoravamo circa quattro ore alla settimana.» ha raccontato «Avevamo diviso il terreno in due parti: una zona con agricoltura sinergica e l’altra con agricoltura tradizionale, ma entrambe totalmente biologiche, ovvero senza l’uso di pesticidi. Quella sinergica è un tipo di agricoltura che prevede il sostentamento delle piante in maniera vicendevole: sono le piante stesse ad alimentarsi l’una con l’altra. Il terreno viene coperto dalla paglia e reso umidiccio in modo da evitare la crescita delle erbacce. Per quella tradizionale, invece, le piante vengono disposte in maniera alternata per non essere attaccate dai parassiti».

Ma tecniche agricole a parte, l’esperienza dell’orto riguarda tutti i cinque sensi più quello dell’anima. «Quando vado nel mio giardino- ha detto Margherita- mi rilasso completamente, mi dimentico ogni brutto pensiero, ogni tristezza. Riscopro me stessa, mi inebrio dei profumi e dei colori di quel posto. L’orto è una terapia». Anche Gandhi lo diceva che «coltivare è un modo indiretto di prendersi cura di sé, di tornare alle origini e imparare il valore dell’attesa».
Oggi Margherita ha un piccolo appezzamento nell’azienda agricola Mirabella, sul Lago d’Averno. Qui insieme al marito hanno piantato: patate, zucchine, pomodori , melanzane, peperoni, peperoncini, zucche, insalate varie, erbe aromatiche come: timo, basilico, prezzemolo e sedano. E anche una pianta d’anguria e delle piante di meloni Cantalupo. Qui, insieme alla sua famiglia, viene a rilassarsi e a trovare la pace.

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Symphytum officinale

Seminate la consolida maggiore (Symphytum officinale) nelle porzioni più in ombra del vostro orto e crescerà velocissima. Una scelta intelligente è quella di seminarla sotto la chioma degli alberi da frutto, i suoi fiori attirano molti insetti impollinatori che non potranno che migliorare il raccolto.
Con le foglie di questa pianta potete preparare un macerato (1 kg di foglie fresche ogni 10 litri d’acqua, 200 gr se usate foglie secche) che stimola le difese naturali degli ortaggi scongiurando la comparsa di patologie fungine (ottimo se usato insieme al macerato di ortica). Le foglie fresche, possono essere usate come pacciamatura alla base di pomodori o di patate, decomponendosi rilasceranno nel suolo utili nutrienti.
Non solo, ponete le foglie di consolida anche nel cumulo del compostaggio, attiveranno il processo rendendolo più veloce ed efficace.

Trifoglio rosso

Il trifoglio (Trifolium pratense), una leguminosa come pisello e fagiolo, è così comune da essere spesso considerata un’erbaccia. Non estirpatela, bensì seminatela! Sfrutterete la sua naturale capacità di arricchire il terreno di azoto, caratteristica comune a tutte le piante della famiglia. Appena fiorisce interratela come specie da sovescio o, se preferite, lasciatela come riserva di nettare per le api che, attirate dall’idea di un dolce bottino, inizieranno a popolare il vostro orto.

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