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SVE: scoprire se stessi abbattendo ogni pregiudizio

La mia esperienza di volontaria ad Amarante (Portogallo), tra attività sociali e incontri

La mia esperienza di volontaria è iniziata il 3 febbraio scorso. Sono partita da Napoli, carica di sogni e di aspettative, per vivere il mio SVE (Servizio Volontario Europeo), ad Amarante, città nel nord del Portogallo.
Quando sono arrivata mi sono dovuta adattare a moltissimi cambiamenti, a cominciare dalla lingua. Qui, infatti, condivido la mia esperienza con altri ragazzi provenienti da tutta Europa (Romania, Finlandia, Slovenia, Polonia, Grecia, Bulgaria e Francia) e con i quali comunico esclusivamente in inglese. Questi ragazzi hanno tutti un curriculum altamente professionale, come Sylvia che è un’ingegnere o Timea che parla sei lingue. Hanno tutti viaggiato, fatto stage all’estero e parlano più di una lingua. Vivere con loro è un continuo scambio di idee, di stimoli e di possibilità. Con la gente del posto e negli istituti dove lavoro, invece, parlo il portoghese, una lingua bellissima e molto musicale. Tre mesi sono un tempo più che sufficiente per imparare una lingua, o almeno per acquisirne un livello basico. Ed è davvero stimolante, oggi, saper parlare due lingue, oltre all’italiano.

Le mie esperienze nel servizio volontario europeo

Le mie attività di volontaria sono tante, ma principalmente lavoro con i bambini, in tre istituti differenti: una scuola dell’infanzia, due scuole elementari e un orfanotrofio. Nelle scuole mi occupo di tenere lezioni in portoghese su vari temi (ad esempio nozioni di geografia sui paesi dell’Europa), aiutare i bambini nelle attività didattiche e giocare con loro nell’intervallo. Stare a contatto con i più piccoli non solo mi aiuta a migliorare il mio portoghese (i bambini sono gli insegnanti migliori perché hanno un linguaggio semplice e ripetono più volte le stesse cose), ma mi consente di fare l’insegnante, una cosa che mi piace moltissimo e che in Italia non avrei potuto fare, se non dopo un lunghissimo percorso formativo post-laurea. Ma è l’esperienza in orfanotrofio quella più bella, intensa e anche difficile. Qui sono a contatto con bambini di età diverse, ognuno con le sue esigenze, e ognuno con una storia molto difficile alle spalle. Qualcuno ha perso i genitori, qualcun altro è stato abbandonato e altri sono stati tolti a famiglie disastrate. Essi hanno bisogno di continue cure e attenzioni e io mi affeziono ogni giorno di più a loro, tanto da non riuscire a immaginare, un giorno, di doverli lasciare, per tornare in Italia.

Tra le altre attività, ci sono la fattoria, il giardino con l’orto, la casa di riposo e il centro per persone con disabilità. Per quanto riguarda quest’ultima è stato molto difficile per me, all’inizio, lavorare in questo posto perché non avevo mai interagito con persone affette da disabilità mentale. Non nascondo il fatto di essermi trovata a disagio nei primi tempi. Forse avevo addirittura paura. Ma, dopo poche settimane, il mio stato d’animo è completamente cambiato. Oggi parlo, rido e lavoro con loro con la più totale tranquillità. Ho scoperto che è possibile stabilire relazioni umane ed affettive con queste persone e che sono proprio loro a dare qualcosa a noi volontari e non il contrario.

Nella casa di riposo di Amarante vivono circa una cinquantina di anziani, qualcuno fortemente malato, ma la maggior parte ancora attivi e lucidi. Con loro svolgiamo attività motorie e ludiche. Preferiscono soprattutto giocare con la palla e adorano raccontare del loro passato e delle loro vita prima di arrivare al centro.
Infine, in fattoria trovo la pace interiore. Adoro essere a contatto con la natura, vedere gli animali liberi di correre e di riposarsi al sole, sentire l’odore delle piante e avere le mani sporche di terra. Qui mi sento libera, serena, lontana da ogni stress. E, lavorando nell’orto, ho imparato moltissime cose sulla semina, le piante e i vari tipi di concime.
Ma c’è una cosa che mi dà più soddisfazione di tutto: insegnare italiano ai portoghesi. Ho una mia classe tutti i lunedì pomeriggio. I miei alunni sono cinque signori di Amarante che adorano l’Italia e desiderano imparare la nostra lingua. I Portoghesi conoscono il nostro Paese, spesso vengono in vacanza nella nostra terra e ne parlano benissimo.

Questo Paese mi ha accolto, mi ha dato una casa, un lavoro e mi fa sentire viva. Il Servizio volontario europeo è un’esperienza di grande crescita interiore che consiglio a ogni giovane come me desideroso di imparare una lingua nuova, migliorare l’inglese, viaggiare, conoscere nuove persone e aiutare gli altri. Tutto quello che conosciamo e tutto quello che ci raccontano i media è solo una parte di verità. L’altra parte di verità è fatta di occhi che si guardano, di mani che si toccano e di storie di vita vera. E così, ad esempio, ho imparato che i ragazzi musulmani sono molto più simili a noi di quello che pensavo, che hanno i nostri stessi sogni e le nostre stesse paure. Che in Finlandia fa talmente freddo che i giovani sognano tutto il tempo di vivere vicino al mare del Sud. Che i polacchi ridono anche quando dentro piangono, perché non permettono alle cose brutte di destabilizzarli. Così, anche se nelle cose più pratiche, questa esperienza, si sta rivelando un viaggio interiore. Una scoperta di me stessa, un modo per superare i miei limiti e provare a volare più in alto. Sono passati pochi mesi ma mi sento già così ricca, così piena, così cambiata che mai avrei potuto anche solo immaginarlo. Qui, nella mia nuova vita portoghese, ho abbattuto ogni pregiudizio e ho scoperto che razza, cultura, religione, luogo di nascita non contano. Quello che conta è quanto siamo disposti ad amare e che per amare bisogna conoscere, mai giudicare. Basta solo avere il coraggio di andare.

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