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Vesuvio in fiamme, l’area flegrea e Napoli

Roghi attivi in tutta la Campania

Sul Vesuvio una lingua di fuoco lunga 2 km, 100 roghi attivi in tutta la Campania e oltre 600 uomini impiegati nello  spegnimento degli incendi.Questi i numeri del disastro ecologico che coinvolge la nostra regione. De Magistris ha parlato di tragedia insopportabile, di una ferita che colpisce tutti noi perché sta bruciando la nostra montagna, bruciano boschi.
La nostra terra brucia ormai da più di una settimana e i comuni coinvolti sono moltissimi: Boscotrecase, Trecase, Ercolano, Terzigno, Ottaviano e Torre Annunziata, per primi; Corbara e i monti Lattari nel salernitano, a seguire; Napoli e l’area flegrea, negli ultimi giorni.

Il Vesuvio

Tutto è cominciato l’11 luglio con i primi incendi appiccati sul Vesuvio, che con 8.482 ettari è la più importante area verde del Paese; incendi talmente devastanti che hanno distrutto circa 50 ettari di terra, provocando la morte della flora, tra cui le bellissime pinete, l’alloro, la ginestra, il mirto e il corbezzolo.  E insieme alla natura bruciano anche le sostanze chimiche. Evacuate molte case, diversi ristoranti e strutture alberghiere nell’area vesuviana.
Gli incendi, quasi certamente di natura dolosa, sono divampati e si sono diffusi rapidamente anche a causa del forte vento e del terreno secco. Così, i due focolai principali, quello di Ercolano e quello di Ottaviano, si sono uniti creando un’unica grande fiamma infernale che ha devastato il Parco nazionale del nostro vulcano.
I comuni vesuviani si sono mobilitati per reagire agli eventi e proteggere la popolazione. Il Comune di Torre del Greco ha deciso di attivare il Centro Operativo Comunale in merito all’emergenza. Boscotrecase ha evacuato alcune abitazioni. A Trecase, invece, è stato lanciato un appello sulle bacheche di facebook, firmato dal Movimento Cittadini per il Parco, per cercare volontari per spegnere gli incendi. A Terzigno sono stati fermati tutti gli eventi programmati all’aperto e evacuate alcune case e negozi.

Intervista ad Ada Palma

Abbiamo chiesto a un’attivista del territorio, una giovane giornalista che si occupa da anni del problema delle discariche e non solo (ogni anno è impegnata nel volontariato al Policlinico di Napoli con i bambini malati di tumore), cosa ne pensa di questi incendi e qual è la sua lettura in merito a questa tragedia.
Lei è Ada Palma, giornalista pubblicista di Giugliano. “Sono anni che i comitati anti-discariche e le associazioni cittadine urlano al disastro, ma nessuno li ascolta. – racconta Ada- Questo non è certo il primo rogo a cui assisto. Esiste una vera e propria rete di cittadinanza attiva che lotta da sempre contro i disastri ambientali nella nostra terra. Per chi è napoletano e ama la sua città vedere il Vesuvio in fiamme resta sicuramente un’immagine forte e devastante, ma per noi attivisti queste sono situazioni a cui siamo abituati. Basta pensare che domenica scorsa ha preso fuoco la zona vicino all’Auchan di Giugliano e dal mare, i bagnanti, potevano vedere il fumo e le fiamme”.

E il racconto della giornalista fotografa perfettamente la realtà, perché negli ultimi giorni i roghi sono divampati anche nel napoletano, coinvolgendo la zona universitaria di Monte Sant’Angelo, il parco naturale degli Astroni, Giugliano, Casoria, Calvizzano, Ponticelli e la zona flegrea di Quarto, Licola,Pozzuoli e Monte di Procida; tanto che è stato richiesto l’intervento dell’Esercito.

Dietro potrebbe esserci la mano della camorra

Molte le ipotesi sul motivo degli incendi. Quasi tutti, giornalisti, sindaci delle varie città e opinione pubblica, sono concordi nel pensare che dietro ci sia la mano della camorra. Il motivo potrebbe essere la volontà di costruire nuove discariche o di usare il terreno per costruzioni edilizie o tutte e due le cose insieme. E lo Stato? È  assente o connivente?
“La criminalità organizzata- spiega Ada Palma- per anni ha interrato rifiuti tossici nei nostri territori. Troppo facile chiedere adesso l’invio dell’ Esercito, quando è evidente che la situazione è sfuggita di mano e non è più sotto controllo. Questi fenomeni (incendi, discariche abusive, roghi di rifiuti) dovrebbero essere monitorati continuamente, tanto più che conosciamo benissimo le zone a rischio. Non si può arrivare sempre dopo.”
Ada vede moltiplicarsi il numero dei bambini malati e, purtroppo, di quelli che muoiono di una morte ingiusta e crudele. Il dolore che prova la spinge a non smettere di combattere e di gridare:”Stop biocidio”.

Il Vesuvio il suo fumo raggiunge il Salento

In serata, la coltre di fumo ha raggiunto la zona del Salento. Lo si vede nelle immagini in tempo reale riprese dai satelliti e che evidenziano come la scia che parte dal vulcano più famoso del mondo abbia tagliato in pratica in due il Meridione. Sono al lavoro i militari dell’Esercito Italiano impegnati nell’operazione ‘Strade Sicure’ inviati nell’area del Vesuvio a supporto dell’azione dei Vigili del Fuoco, della Protezione civile e dei volontari impegnati da giorni nelle operazioni di spegnimento del vasto incendio che ha interessato il parco nazionale fino a sfiorare i centri abitati.

Sono intanto state messe in sicurezza le cave dei rifiuti, in particolare il sito di Cava Sari a Terzigno dove è stato posto un presidio dei Vigili del Fuoco. Nella giornata di ieri, complessivamente, hanno operato circa 400 unità tra Vigili del Fuoco, personale della Protezione civile regionale, volontari e addetti delle comunità montane. Sui roghi la Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo ancora a carico di ignoti. Il reato ipotizzato è incendio doloso.

Tre Canadair stanno operando dalle prime ore del giorno mentre a terra lavorano incessantemente Carabinieri Forestali, Vigili del Fuoco, Protezione Civile.

 

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