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Cutting: sempre più in voga tra gli adolescenti

Cutting è un termine inglese “to cut” che letteralmente significa tagliare-ferire.

Ne parliamo come pratica di autolesionismo molto diffusa tra giovanissimi e adolescenti, i “cutters” che si procurano delle ferite sulla pelle del proprio corpo utilizzando, nella maggior parte dei cas,i lamette o forbicine.

Il libro di Marzia Fabi, Cecilia Di Agostino, Maria Sneider: “Autolesionismo” è un approfondimento su un tema molto discusso e su cui sono chiamati ad intervenire psichiatri e psicologi.

Il cutting è una moda?

Una ricerca pubblicata da EclinicalMedicine ha rilevato su un campione di adolescenti che in realtà si tratta di una vera e propria patologia.  Lo studio sull’autolesionismo non suicidario registra un’adesione maggiore del cutting da parte del sesso femminile e in generale, seppur si parla di dati sottostimati, riguarderebbe un buon 15%degli adolescenti. Il cutting, quindi, come ribadisce anche l’autrice Marzia Fabi sul giornale Left, non sarebbe un’ostentazione o una moda, i “cutters” nascondono per bene le loro ferite sotto le lunghe maniche delle camicie o delle giacche.

Il cutting viene praticato da ragazze e ragazzi che vivono lo stress del giudizio altrui e che sentono di non avere rapporti amichevoli leali.  L’autolesionista col suo gesto esprime la profondità di un malessere esistenziale e sociale che non va sottovalutato. L’autolesionismo, allora, come grido generazionale di chi si autopunisce per ragioni legati a un’idea perdente di sé stessi, del proprio mondo emozionale. Bassa autostima, quindi, alla base di una “moda” pericolosa che gli psicoterapeuti comparano a comportamenti “limite” quali il gioco d’azzardo e il bullismo. In un’ottica preventiva della patologia è fondamentale che scuola e famiglia riescano a sostenere il ragazzo adolescente con livelli adeguati di supervisione e riuscire a realizzare un ascolto attivo perché un atteggiamento di sfiducia non si realizzi in un comportamento autodistruttivo

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