Mindful Walking, la camminata consapevole

Il Mindful Walking è una buona pratica in cui fitness, natura e meditazione si incrociano ed è una pratica capace di ridare benessere fisico e mentale a chi la esegue

Meditare camminando è un esercizio fisico e spirituale che passa attraverso la pratica del Mindfulness ovvero della “presenza consapevole”. La camminata meditativa è in grado di calmare i pensieri che si affollano nelle nostre giornate stressanti e aumenta la capacità di attenzione.

Non si cammina per camminare o per dimagrire, ma si assapora ogni singolo passo del cammino immersi nel verde, gustando gli odori e i suoni della natura.  La Mindfulness è una pratica meditativa che è stata organizzata in modo scientifico dal biologo statunitense Jon Kabat-Zinn.

L’approccio è di tipo laico e non religioso, è un semplice contatto trascendentale con noi stessi, una maniera non giudicante di accedere alla nostra dimensione intima e mentale.

Concentrarsi sull’HIC ET NUNC sul qui ed ora cercando la massima concentrazione sul preciso momento della camminata, senza distrazioni, senza orologio soltanto respirare e camminare con noi stessi, lungo una spiaggia, un fiume o in un bosco.

Gli effetti benefici dell’esercizio fisico in ambiente naturali sono stati studiati da Gregory Bratman della Stanford University, il quale si è concentrato, in particolare, sull’azione benefica che questo ha sul brooding, cioè la ruminazione nervosa.

Essa rappresenta uno stato mentale molto comune che consiste in quel continuo rimuginare sulle cose che non vanno, atteggiamento che favorisce l’insorgere di ansia e in casi più gravi, depressione. La camminata consapevole è una pratica quotidiana di 10 minuti altamente rigenerativa, così come spiega a “Io Donna” la psicologa Maria Beatrice Toro, autrice di “Cammini di Consapevolezza. L’arte della mindfulness on the road”, Morellini Editore.  “In generale, aiuta a risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e a raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza. Ma si può utilizzare anche per un’esigenza specifica, per curare un disturbo, come ad esempio la bulimia, la dipendenza comportamentale, la depressione, le somatizzazioni”.

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