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Terza età. E se vivessimo tutti insieme?

E se vivessimo tutti insieme?” è un film di Stephane Robelin di produzione franco-tedesca del 2011 che affronta il tema della convivenza tra amici una volta raggiunta la terza età.

La solitudine, infatti, sembrerebbe il male peggiore per le persone che hanno raggiunto una certa età, una vita senza relazioni e stimoli per l’attività mentale peggiorerebbe le loro condizioni generali.

Eppure c’è una solida realtà che si sta sviluppando in diverse realtà metropolitane italiane e non: le Comuni di anziani, persone che hanno deciso di condividere l’appartamento e le spese e dire addio ai problemi di socialità.

“Silver Cohousing”, silver sta per il colore dei loro capelli grigi, cohousing sta per la possibilità di condividere l’appartamento e   rispondere insieme alle esigenze di vita quotidiana: bollette, affitto e il desiderio di stare in compagnia.

L’Istat prevede per il 2050 un numero di 263 anziani ogni 100 giovani e allora il cohousing potrebbe rappresentare una chiave di svolta per le problematiche più comuni della terza età: soldi e solitudine.

“L’aumento degli over 65 ci spinge a trovare nuove forme di aiuti economici e sociali” racconta a “La Repubblica” Sandro Polci, esperto del Centro Ricerche Cresme e curatore di “Condivisione Residenziale.

“Il silver cohousing per la qualità urbana e sociale in terza età”, è un volume promosso dalla Fondazione Gianfranco Imperatori che vuole aiutare a mettere in contatto anziani per esperienze di convivenza che a volte nascono anche in modo spontaneo”

AeA, Abitare e Anziani, è l’associazione che a Roma dà supporto alle persone che hanno superato i 65 anni che la richiedono, l’associazione offre servizi alla persona sia a chi ha figli lontani o per chi non ne ha, ad esempio.

Napoli, Roma, Milano sono le realtà metropolitane dove già esistono modelli di assistenza reciproca e convivenza tra persone over 65 ed è un fenomeno in espansione.

Cucinare insieme, condividere le spese della casa e fare una passeggiata, questi i valori del cohousing, relazioni interpersonali vivaci e una buona qualità della vita, quell’essenziale in mancanza del quale, le persone possono ammalarsi di solitudine e malinconia.

L’associazione Confabitare attraverso una sua ricerca segnalata nell’inchiesta de La Repubblica rileva   come “il 2013 sia stato caratterizzato da un boom di vendite di case in nuda proprietà”.

85.000 over 75 scelgono di vivere insieme a coetanei.

“Spesso gli anziani arrivano a questa situazione non solo per problemi economici ma anche perché non hanno rapporti familiari e vivono soli in appartamenti enormi”

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