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Il pane e le rose. A casa tra cucina e giardinaggio

Pane fatto in casa e cura delle piante, in appartamento o in giardino, risultano due significative attività del periodo di quarantena.

Due attività istruttive e divertenti.

Al declino di ristoranti e passeggiate all’aperto è equivalsa l’impennata di pagnotte fatte in casa e la cura delle piante.

Farina, acqua, lievito e il forno caldo hanno caratterizzato l’odore delle cucine di molti degli italiani a casa per l’emergenza.

Eppure c’è un senso culturale più profondo che secondo l’antropologo Alexander Koensler, autore del libro “Antropologia dell’alimentazione” edito da Carocci nel 2019, caratterizza la scelta di fare il pane.

Un aspetto che mette in relazione il desiderio e la necessità di prendersi cura dell’altro.

Preparare cibo per altri a noi cari, appartiene al simbolismo dei sentimenti e dell’amore come continuità del vivere insieme.

Il libro citato di Koensler, cerca di comprendere le problematiche relative all’alimentazione tutta.

Ci introduce, infatti, alla fine degli anni Quaranta del Novecento, quando il cibo non era ancora un oggetto di indagine sistematico dell’antropologia, perché relegato agli aspetti cerimoniali e festivi (Mauss) mentre oggi possiamo affermare come il cibo rappresenti, sempre in termini maussiani, un fatto sociale totale.

Un fenomeno pervasivo che investe la sfera economica, culturale e sociale degli uomini.

La scelta dei prodotti a Km 0, la sacralità di alcune pietanze per specifiche popolazioni, o semplicemente perché mangiare alcuni alimenti e scartarne altri, sono alcuni degli argomenti affrontati dal saggio “Antropologia dell’alimentazione”.

Il cibo, allora, come uno strumento che permette a ciascun individuo di esprimere la propria identità, di costruire relazioni sociali, di rendere manifesti i propri gusti e la propria appartenenza sociale.

Così come scegliere e preparare gli ingredienti e amalgamarli ci indirizza verso un pensiero diretto al qui e ora, aiutandoci in uno sforzo creativo che sviluppa tutti i sensi, allo stesso modo il giardinaggio è un modo per esprimere la volontà – necessità del prendersi cura.

La cura delle piante si caratterizza per un’alta concentrazione mentale e per una forma di benessere che si rivolge all’esterno e che indirettamente dialoga con noi come un generale stare bene.

L’isolamento domiciliare è diventata un’occasione, così come rileva anche il sito Faidateingiardino,  per dedicarsi al proprio angolo verde.

Una passione per il verde alla quale l’arrivo della primavera ha contribuito come stimolo in più ai proprietari di orti e giardini e piante d’appartamento.

I dati analitici del sito, confrontati con il periodo precedente, rilevano, infatti, che il maggior tempo a disposizione è stato destinato dagli italiani alla documentazione sulle tecniche di lavorazione o sulle tecniche colturali per determinati tipi di piante.

I fiori coltivati dagli italiani, dall’elegante Calla al Gladiolo, dal Giglio alla Petunia hanno accompagnato e adornato i giorni in casa con la bellezza che ciascuno di noi ha deciso di infondere in sé stessi e sulle proprie finestre.

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