Pianeta sano? Ripensare gli equilibri uomo-animale

Pensare la comunità umana avulsa dall’ecosistema e dai suoi equilibri è un errore.

Possiamo elencare un numero cospicuo di virus di derivazione animale dovuti allo sfruttamento coatto delle specie che abitano il pianeta: sars, bse – sindrome della mucca pazza, aviaria, influenza suina, ebola virus, coronavirus.

Il Corriere della Sera scrive: “il 75% delle terre emerse e il 66% dei mari e degli oceani, spesso non se ne rispettano gli equilibri” – e continua- Siamo elementi di un solo sistema, in cui la salute di ogni elemento umano, animale o ambientale è strettamente interdipendente da quella degli altri”.

Parliamo dell’approccio One Health Center of Excellence il centro in Florida (USA) diretto da Ilaria Capua, virologa, che ha la missione di avanzare la salute come “sistema” e che si pone l’obiettivo di sviluppare idee e proposte interdisciplinari per il co-avanzamento della salute dell’uomo, degli animali, delle piante e dell’ambiente utilizzando i big data e l’intelligenza artificiale.

Salute pubblica e biodiversità, quindi, ma da dove partire?

Sul Blog del “One Health Center” Brad Buck ci racconta una storia di allevatori e del loro impegno nel promuovere l’agricoltura e l’educazione dei giovani.

La signora Lisa Hinton che ha svolto un ruolo importante nello sviluppo del programma Ag Venture, che insegna a alunni di terza elementare e milioni di partecipanti in Florida sull’importanza dell’agricoltura, dichiara come sia fondamentale approcciarsi all’agricoltura e all’ allevamento in termini cooperativi e non di sfruttamento

Cambiare.

Un cambiamento che può riguardare tutti i settori della società a partire dagli agricoltori e dagli allevatori per cui un grado maggiore di coscienza potrebbe determinare un vero cambio sostanziale.

“Il 75% delle malattie infettive emergenti che interessano gli esseri umani sono di origine animale e circa il 60 % di tutti i patogeni che colpiscono l’uomo sono zoonotici” scrive Il Corriere della Sera.

Un monito perché si attivino pratiche virtuose nell’allevamento e nell’agricoltura per abbattere i rischi per animali e uomini relativi alla salute.

Già nel 2015 l’Oms aveva analizzato la pericolosità della carne come potenziale cancerogeno. Scrive l’Oms “Le carni trattate o lavorate sono quelle indicate come più pericolose per l’uomo, essendo state inserite dall’Oms nel gruppo 1 per rischio cancerogeno. Le carni lavorate, spiega l’Oms, includono le carni che sono state trasformate ”attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione

(https://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/medicina/2015/10/26/oms-carni-lavorate-cancerogene-come-fumo_73ef1f6f-1854-473c-b2cb-9a8a9d62039b.html)

Impoverimento delle risorse e la cattiva salute del pianeta sono due argomenti fondamentali per discutere della sconfitta del Coronavirus e di altri possibili pericoli pandemici per la salute di tutti.

È stato trasferito in una megalopoli qualcosa che apparteneva alle foreste parafrasando Ilaria Capua da Il Corriere della Sera “Questa pandemia ci deve aprire gli occhi e farci rendere conto che siamo solo un’altra specie animale di fronte a un virus che fino a quattro mesi fa era sconosciuto”

Uno studio del Wwf spiega come la modificazione dell’ambiente abbia agevolato il passaggio dei virus dagli animali all’uomo. “Queste non sono delle catastrofi casuali, ma la conseguenza del nostro impatto sugli ecosistemi naturali”.

“Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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