Sistema Natura e alimentazione. La dieta sostenibile

Più che una dieta, “More than a diet”, (https://www.thelancet.com/journals/lanplh/article/PIIS2542-5196(19)30023-3/fulltext è un documento scientifico pubblicato dalla rivista Lancet, documento-proposta per un’alimentazione che tenga conto dell’impatto ambientale delle nostre scelte gastronomiche.

Un argomento spinoso che non ha incontrato il favore dei produttori della carne, una polemica tutta statunitense che ha visto l’intervento della National Cattlemen’s Beef Association.

In Italia, tra le associazioni di categoria si sono esposte Assocarni, Assica e Unaitalia, schieratisi contro il rapporto prodotto dalla Fondazione Eat, in cui si stimava una necessaria riduzione del 50% di zuccheri e carni rosse (compreso l’agnello) entro il 2050.

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La ricerca pubblicata da Lancet specifica: “Lo scopo delle Commissioni non era di dire alla gente cosa potevano e non potevano mangiare e non si proponevano di proporre l’unica dieta che avrebbe salvato il mondo. 

Invece, miravano a illustrare i modi in cui la produzione e il consumo di cibo, forse più di qualsiasi altra attività umana, collegano indissolubilmente i sistemi naturali della terra e la salute umana, e che questa relazione non deve ridursi a una scelta tra salute o ambiente”.

La dieta suggerita come eco friendly e sostenibile conta l’acquisizione di 2.500 chilocalorie al giorno, distribuiti in 230 grammi di cereali integrali, 500 di frutta e verdura, 250 di latticini, 14 di carni (bovine o suine o ovine), 29 di pollo, 13 di uova, 28 di pesce, 75 di legumi, 50 di noci, 31 di zuccheri (aggiunti e non). Condimento consigliato gli oli vegetali, extravergine di oliva o colza.

Si parla, in pratica di una riduzione degli sprechi alimentari del 50%.

L’ obiettivo è rimodulare i modi di utilizzo della terra, acqua e nutrienti per la produzione agricola sostenibile.

Come scritto dagli autori della ricerca pubblicata da Lancet, non basta la sensibilità dei singoli al tema, quanto piuttosto, necessarie sono le scelte governative prese in merito al rapporto alimentazione- produzione- ambiente.

La ricerca pone un importante focus sulla risorsa dell’acqua: “L’acqua è, ovviamente, fondamentale per la produzione alimentare, ma la diversione dell’acqua per i terreni coltivati ​​può, senza una corretta gestione, contribuire alla perdita dell’habitat acquatico, all’esaurimento delle falde acquifere, alla salinizzazione del suolo e all’erosione del suolo.

 La contaminazione delle fonti di acqua dolce attraverso pratiche agricole insostenibili come l’eccessiva applicazione di fertilizzanti a base di azoto può ulteriormente aggravare questi impatti ambientali. 

Attualmente, molta acqua viene deviata per l’irrigazione delle terre utilizzate per coltivare colture che alla fine serviranno da alimentazione animale” 

La sovrapproduzione di alimenti di origine animale ha effetti devastanti sull’equilibrio naturale a causa delle forti emissioni di gas serra, emissioni che differiscono in larga misura rispetto alla produzione di alimenti vegetali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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