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Conservazione dei cibi. Le infezioni alimentari

Una non corretta conservazione dei cibi durante la stagione estiva è tra le cause più accreditate dell’aumento dei rischi delle intossicazioni alimentari.

Alla cattiva conservazione alimentare, infatti, si addebita la contaminazione alimentare causata dalla presenza nel cibo di microrganismi patogeni e batteri che insidiano la salute dell’organismo e, in particolare, delle categorie più deboli nelle quali rientrano bambini, anziani e donne in gravidanza.

I sintomi comuni di un’infezione alimentare variano di gravità e intensità, su 250 infezioni alimentari quelle più diffuse sono la Salmonella, la Listeria, il Campylobacter, l’Escherichia coli e i Clostridi alle quali si aggiungono le infezioni virali (epatite A) e le parassitosi (Anisakis).

Queste infezioni si manifestano quando gli agenti patogeni si sono sviluppati nel cibo ingerito definito “a rischio” come carni crude o poco cotte, latte crudo e formaggi non pastorizzati e frutti di mare.

I sintomi da infezione alimentare sono disturbi gastrointestinali di vario grado di intensità, dalla diarrea al vomito, dai crampi addominali alla febbre.

Le problematiche cambiano quando parliamo di botulino.

L’intossicazione da botulino è causata dal Clostridium botulinum, un batterio che compromette alcune funzioni vitali a causa della sua interferenza con le terminazioni nervose.

Potrebbe compromettere la respirazione, la coordinazione dei movimenti e, in casi gravi, generare una paralisi.

L’intossicazione botulinica può insorgere attraverso le conserve alimentari come i sott’oli, e si manifesta con diarrea, febbre e vomito.

In presenza di questi sintomi è importante rivolgersi al medico o recarsi al Pronto Soccorso per ricorrere a una cura tempestiva.

Attenzione ai sott’oli, quindi, se il tappo si rigonfia potrebbe, l’alimento, presentare il batterio botulinum.

Anche il comparto refrigerati presenta qualche complicanza durante l’estate, panini preconfezionati e cibi refrigerati che non richiedono cottura, potrebbero essere insidiati dalla Listeria monocytogenes che prolifera, proprio, a basse temperature. Questo microrganismo patogeno tollera bene gli ambienti salati, proviene dal terreno e dalle feci animali.

Stime Adi, Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, attestano che almeno il 30% della popolazione dei Paesi industrializzati risulti colpita da una tossinfezione alimentare.

Il consumo di pesce e molluschi freschi, che può aumentare durante la stagione estiva, causa, invece, l’anisakidosi.

Il piccolo verme e le sue larve che possono intaccare i prodotti ittici, aggredendo la mucosa gastrica causano forti crampi addominali, nausea e vomito.

Per evitare problemi di salute legati alla cattiva conservazione degli alimenti è bene mantenere una buona igiene dei luoghi atti alla conservazione, il frigo ma anche contenitori, piatti e posate.

Cambiare con frequenza i canovacci da cucina e lavarsi bene le mani dopo aver toccato frutta e verdura.

Se si è acquistato del pesce fresco è importante consumarlo entro le 24 ore e riporlo nei ripiani bassi del frigo dopo averlo posto in una pellicola per alimenti o in un contenitore dalla chiusura ermetica.

Anche per le uova è importante un buon contenitore che eviterà gli sbalzi di temperatura causati dalla continua apertura e chiusura dello sportello, e quindi, evitare di porle nel portauova del frigorifero.

Infine per scongelare gli alimenti bisognerà trasporli dal freezer al frigo e non scongelarli a temperatura ambiente.

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