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Frutta e verdura ma anche microplastiche. Lo studio

La dieta mediterranea, così come dichiarato anche dall’Oms, è riconosciuta come strumento di prevenzione contro malattie non trasmissibili per l’ingente presenza di frutta e verdura che essa prevede.

400 gr di frutta e verdura assunte quotidianamente, infatti, riescono a garantire un buono stato di salute della persona.

Da questo semplice assunto la necessità, da parte della scienza, di monitorare la qualità degli alimenti e, in particolare, gli standard di contaminazione della plastica nei terreni da coltura e di conseguenza nei suoi prodotti.

La rivista Environmental Research pubblica, in proposito, uno studio, (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935120305703?via%3Dihub) il  primo del settore, che rileva le concentrazioni di microplastica presenti in frutta e verdura.

La ricerca è stata condotta dal laboratorio di igiene ambientale e degli alimenti dell’Università di Catania, firmata dai ricercatori Gea Oliveri Conti, Margherita Ferrante, Claudia Favara, Ilenia Nicolosi, Antonio Cristaldi, Maria Fiore e Pietro Zuccarello dell’ateneo catanese insieme con Mohamed Banni del Laboratoire de Biochimie et Toxicologie Environnementale di Sousse in Tunisia.

La ricerca ha portato alla luce come la frutta, mele e pere in particolare, rientrasse in parametri di contaminazione da microplastiche più elevati, mentre tra le verdure le carote risultavano le più contaminate.

I dati raccolti dai ricercatori mostrano una contaminazione variabile di dimensioni medie delle microplastiche da 1,51 a 2,52 microns e un range quantitativo medio da 223mila (52.600-307.750) a 97.800 (72.175-130.500) particelle per grammo di vegetale rispettivamente in frutta e verdura.

Ma quali le conseguenze sulla salute dei consumatori?

La nanobiotecnologia si occupa di valutare proprio i rischi per l’uomo rispetto alla penetrazione delle microplastiche nel sistema vegetale, un campo spinoso che non presenta ancora evidenze scientifiche a riguardo.

Assumere quotidianamente queste micro particelle non incontra, però, il favore della comunità scientifica che le considera un elemento velenoso e potenzialmente cancerogeno alla stregua di bisfenolo e diossine.

La ricerca non si ferma e nuove indagini si rivolgono sull’impatto dei rifiuti plastici nei mari e nei fiumi sulla fauna, tema sollevato dall’Efsa (European Food Safety Autority) che insieme alla Commissione Europea ha chiesto nuove valutazioni dei rischi per i consumatori dei prodotti ittici.

La presenza di microplastiche è stata riscontrata, fino a oggi, nella carne e nel pesce, soft drink e birre.

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