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Incenso tra riti sacri e Scienza  

L’incenso, col suo aroma e profumo intensi, presiede la scena sacrale dei riti liturgici ma non si sottrae a studi di carattere scientifico.

Resina oleosa che si estrae dalle piante delle Burseracee, l’incenso, in particolare quello somalo della famiglia Boswellia carterii, somiglia a un cespuglio spinoso, ma ne esistono tipi come in Guinea Bissau che raggiungono i sei metri di altezza.

Dall’Africa al Medio Oriente fino all’ India, la pianta dell’incenso produce questa particolare resina che si cristallizza in gocce bianche e solide.

Le popolazioni che la raccolgono scortecciano gli alberi perché se ne solleciti la produzione, a loro volta le gocce raccolte, saranno poi categorizzate per dimensioni e colore per poi essere vendute e usate per scopi differenti.

Sul The Faseb Journal è presente una ricerca che mostrerebbe gli effetti benefici dell’incenso su ansia e depressione.

Le proprietà terapeutiche di questa resina sono varie, antinfiammatorie, antireumatiche e antidolorifiche.

Funziona particolarmente sulle infiammazioni croniche che colpiscono l’apparato respiratorio.

La combustione di incenso dona alcuni effetti terapeutici proprio al corpo.

Gli acidi presenti nella resina dell’incenso producono un’inibizione selettiva sulla lipossigenasi, enzima che promuove l’infiammazione.

Questo il motivo per cui la sostanza viene utilizzata contro l’artrite reumatoide, la colite ulcerosa, il morbo di Crohn, la gotta e l’asma bronchiale.

Proprietà antinfiammatorie, quindi, a cui si aggiungono quelle antibatteriche, note fin dagli antichi Egizi i quali aggiungevano l’incenso al khol, il bistro nero, per proteggere gli occhi dalle infezioni.

L’incenso abbatterebbe, inoltre, la carica batterica sia nell’aria che sulle superfici.

Dall’incenso si produce anche un resinoide, un olio essenziale, che è stato oggetto della ricerca dei dottori E. Garrou, G. Serafini, A. Mangiavillano, C. A. Zaccagna degli enti di ricerca universitari od ospedalieri del Torinese, e M. Bevilacqua, dell’Università di Padova.

Dai test eseguiti in un’aula scolastica nel Torinese, si è verificato, dopo appena tre giorni, che la carica batterica dell’aria si riducesse circa dell’80%.

Un effetto dovuto alla presenza, sia nella propoli che nell’incenso, di sostanze particolari come i Sesquiterpeni (C15-H24) in concentrazioni variabili a seconda dell’origine geografica (per esempio, il più ricco è l’incenso della Guinea Bissau con il 51,8%).

Dato che si tratta di sostanze naturali dalle scarse controindicazioni questa sperimentazione è evidentemente interessante, una boccetta da 15 ml di olio essenziale di incenso come quella di propoli, costano mediamente intorno ai 5 euro e, nelle dosi suggerite dallo studio, durerebbero circa 30 giorni.

Un costo complessivo di 10 euro mensili per sanificare l’aria delle aule scolastiche e adatto anche agli interni domestici.

 

 

 

 

 

 

 

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