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Phubbing se lo smartphone esclude

Il fenomeno del “phubbing” indica un comportamento sociale di esclusione allorquando l’interlocutore è attento al proprio cellulare piuttosto che alla persona che gli sta parlando.

Il termine phubbing è un composto di due parole inglesi, phone- telefono cellulare, e snubbing- snobbare, ad oggi oggetto di studio in ambito sociologico e psicologico.

Sul Journal of Social and Personal Relationships è stato pubblicato uno studio di Milano-Bicocca sulle conseguenze psicologiche che ha sugli adolescenti questo tipo di esclusione.

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Nel dettaglio, lo studio affronta il fenomeno del phubbing in ambito familiare quando accade che i figli si sentano inascoltati dal genitore assorto nell’uso del cellulare.

In casi gravi è possibile sviluppare sintomi depressivi ma nella norma generale, le ripercussioni sono gravi sulla qualità comunicativa dell’intero nucleo familiare.

Gli studi si stanno concentrando sui cambiamenti comportamentali indotti dall’uso non moderato del cellulare e in particolare, su come si costruisca un circolo vizioso all’interno delle famiglie, per cui i figli e i genitori, subiscono il phubbing.

Il parere espresso dai ricercatori in merito agli studi sul phubbing riguarda questa circolarità del fenomeno, per cui nessuno risulta escluso, o meglio sono tutti esclusi dal cellulare.

Fenomeno recente, senza dubbio, ma dalle forti ed evidenti ripercussioni sul benessere psicologico di adulti e ragazzi, gli studi sull’argomento pongono una nuova esigenza cioè quella di costruire norme sociali che possano limitare il phubbing.

“Mom, dad, look at me”: The development of the Parental Phubbing Scale” è il titolo dello studio citato, nato dalla collaborazione multidisciplinare tra ricercatori del Dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca (Luca Pancani e Paolo Riva) e di Sociologia e ricerca sociale dell’ateneo (Tiziano Gerosa e Marco Gui).

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