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Salmone da allevamento si chiedono regole più chiare

Il salmone da allevamento è oggetto di un report pubblicato da Just Economics che rileva come la produzione intensiva di salmone necessiti di nuove regolamentazioni perché il consumatore sia consapevole del prodotto che acquista.

Il report mostra una netta discrepanza tra la campagna marketing, che rende il salmone da allevamento un prodotto sostenibile e sano, e la realtà degli allevamenti intensivi.

La crescita globale della domanda del salmone rende il settore uno tra i maggiori in crescita.

L’acquacoltura del salmone è dominata, così come si scrive su Just Economics, da un piccolo numero di produttori multinazionali che operano in quattro regioni: Scozia, Norvegia, Canada e Cile.

I dati relativi al salmone da allevamento risultano spesso mancanti dei dati su specifici fenomeni fondamentali come mortalità, fughe e impatti ambientali. 

Quel che accade negli allevamenti scozzesi è una mortalità dei pesci quadruplicata, dal 3% nel 2002 a circa il 13,5% nel 2019.

Di questi un quinto muore a causa di infestazioni da pidocchi di mare, batteri che si nutrono di pelle e muco di salmone, mangiando il pesce vivo.

Stando ai risultati del report, a preoccupare è anche la grande quantità di pesce selvatico che si utilizza negli allevamenti di salmone: circa un quinto del pesce selvatico annuale nel mondo, 18 milioni di tonnellate di pesce circa, viene utilizzato per la produzione di farina di pesce e olio di pesce, di cui il 70% circa alimenta gli allevamenti ittici.

Un’attività ittica intensiva che lede l’economia e la pesca di paesi in via di sviluppo, come accade in Africa occidentale per lo sfruttamento delle sardine.

Una cattiva piscicoltura, quindi, che crea rischi economici a lungo termine per l’industria, e che possono essere mitigati soltanto investendo in migliori pratiche agricole e riducendo gli aspetti dannosi per l’ambiente, come l’uso di pesce catturato in natura.

“Le nostre raccomandazioni” si scrive nel documento pubblicato “si concentrano sulle quattro parti interessate più significative nell’allevamento del salmone: governi, investitori, allevatori e consumatori, ognuno dei quali ha un ruolo da svolgere nella transizione verso un’acquacoltura e un sistema alimentare più sostenibili”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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