I semi di lino nascono dalla pianta erbacea del Lino, Linum usitatissimum, che appartiene alla famiglia delle Linaceae.
Il lino, noto per la sua produzione di fibra tessile, è coltivato in circa 50 Paesi, tra cui spiccano Canada e USA, ai primi posti tra le regioni produttive.
Molto piccoli, i semi di lino variano da una grandezza che va dai 3 ai 6 mm, e di forma ovale, questi piccoli semi variano anche nel colore, che va, infatti, dal giallo chiaro al marrone – rosso a seconda della quantità di pigmento che contengono.
I semi di lino arricchiscono sia farine che oli vegetali, mentre piccole manciate di questi semini possono essere aggiunte a yogurt, muesli come anche insalate e minestre.
Una piccola integrazione di semi di lino non solo apporta numerosi benefici ai capelli ma rappresenta un’ottima fonte di fibre utilissima alla funzionalità intestinale.
Calorici a causa dell’alto contenuto di lipidi, i semi di lino si caratterizzano per un buon contenuto di acidi grassi polinsaturi e monoinsaturi oltre che fibre e una discreta quantità di proteine.
Insieme all’olio che ne deriva, sono tra le principali fonti di acido alfa-linolenico, un acido grasso essenziale della serie Omega-3, la cui presenza nell’organismo dipende dall’assunzione con la dieta.
I semi di lino vantano anche un buon contenuto di potassio, fosforo e calcio.

Da segnalare anche il contributo in termini di composti fenolici ad alto potere antiossidante, come i lignani, i flavonoidi e i tannini.
I semi di lino si distinguono per l’elevato contenuto di acido alfa-linolenico, al quale EFSA ha riconosciuto il ruolo nel mantenimento dei normali livelli di colesterolo nel sangue.
La porzione, che corrisponde a 30 g (circa 3 cucchiai) secondo i LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia) è sufficiente per garantire la quota raccomandata di questo acido grasso, il cui contenuto in una dieta di tipo occidentale è generalmente modesto.
Inoltre, grazie alla presenza di fibra solubile (mucillagine soprattutto), possono contribuire al controllo dei disturbi legati alla stipsi, modulando lo svuotamento gastrico e regolarizzando il transito intestinale.
Se consumati interi i semi possono rimanere più facilmente indigeriti: è preferibile che vengano tritati o macinati, per contribuire significativamente all’apporto di nutrienti e composti bioattivi che contengono.
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