Psiche e intelligenza artificiale

L’umana psiche e intelligenza artificiale rappresenta una relazione che assume un’ottica sempre più ampia, sia per la diffusione della tecnologia sia per la valenza psicologica che acquista il rapporto umano con i robot.

Psiche e intelligenza artificiale si uniscono in una relazione quotidiana, i robot sono entrati, infatti, nella continuità dell’esperienza psicologica dell’individuo e non come aspetto secondario.

Psiche e intelligenza artificiale producono, in altre parole, un cambiamento, da un lato aumentando la capacità umana di sentirsi liberi individualmente e socialmente, i robot ci aiutano in numerosi aspetti del quotidiano, dall’altro il web – mondo prodotto dalla globalizzazione è in grado di cambiare il nostro mondo, interferendo nel rapporto tra psiche e intelligenza artificiale.

Il dossier realizzato dalla Società Psicoanalitica Italiana qualche anno fa si chiede in riferimento al rapporto tra psiche e intelligenza artificiale: “Quale costruzione del mondo, quale mito ci abiterà? Come cambieranno gli equilibri?

E infine quali disagi psicologici, patologie individuali e sociali osserviamo in concomitanza con tali e tante variazioni?”

In altre parole il rapporto psiche e intelligenza artificiale è una relazione pericolosa?

Il dossier inizia, allora, una riflessione sul rapporto tra psiche e intelligenza artificiale cercando di esaminare il tema da più fronti.

La preoccupazione maggiore riguarda la passività del ruolo umano di fronte ai cambiamenti dettati dal web- mondo.

I robot giornalisti, i robot direttori d’orchestra ecc … assottigliano il confine tra vero e falso, reale e virtuale con conseguenze sulla psiche dell’uomo.

La capacità di analisi e di riflessione rimangono caratteristiche del capitale umano che, secondo la Società Psicoanalitica, necessitano di un’azione della cultura e della letteratura perché si affinino per affrontare il cambiamento digitale.

L’uso disfunzionale delle intelligenze artificiali, infatti, rischia di provocare trasformazioni profonde nelle relazioni tra esseri umani.

psiche e intelligenza artificiale

Si scrive nel documento: “Un aspetto rilevante dei cambiamenti attuali è lo stravolgimento del senso del tempo, una contrazione dello spazio per pensare, che ci chiede di essere individui protesici sempre più connessi come una macchina.

Ma cosa farne del colore speciale dato alle cose dall’affettività, di cui tanto si interessa la psicoanalisi per il benessere del singolo, quando la proliferazione dei contatti e delle notizie, le incontrollabili presenze virtuali, lo sfasamento dei ritmi giorno-notte, la rincorsa affannosa per stare al passo accentua la tendenza a cancellare sia memoria individuale sia la Storia (Gherardo Ugolini), legandoci più al fare e togliendo così spazio all’ elaborazione dei fatti medesimi”.

In Giappone si costruisce una cabina telefonica da cui poter telefonare ai propri cari scomparsi, oppure Facebook propone modalità per continuare a gestire il proprio profilo dopo la morte.

Ormai sembra che la popolazione defunta su Facebook sia superiore a quella attiva, come annota Giovanni Ziccardi ne “Il libro digitale dei morti”.

psiche e intelligenza artificiale

Tutti questi fattori, si chiedono gli psicoanalisti, quanto e come influenzano la nostra psiche?

Il nostro futuro sarà da androidi e sogneremo pecore elettriche, come sembrava suggerire Philip Dick già il secolo scorso?

Di fatto parliamo di un sovraccarico psicologico, senso di vuoto e solitudine legati all’assenza di riferimenti sicuri, riferimenti che sono le fondamenta di appartenenza e identità sociale.

“Gli osservatori delle dinamiche sociali e gli psicoanalisti, in prima linea quando si analizzano i cambiamenti psicologici individuali, assistono alla diffusione di un sentimento di indifferenza, un senso di isolamento simil-autistico (Flavia Capozzi) o al contrario di rabbia incontrollabile non direzionata (Renata Rizzitelli), come anche di rifugio in virtuali realtà drogate tanto eccitanti quanto volatili”.

 

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