Disagio in videochiamata e impenna la chirurgia estetica

L’adozione delle tecnologie per fornire molti tipi di servizio ha favorito il ricorso alle video call, come noto in condizione pandemica, eppure molte sono le persone che avvertono un forte disagio in videochiamata.

Le politiche di distanziamento conseguenti alla pandemia di COVID-19 hanno portato all’adozione diffusa di applicazioni di videochiamata per la scuola, il lavoro e le interazioni sociali.

Questo passaggio comunicativo – tecnologico ha determinato un cambio nel modo in cui le persone si connettono tra loro e, così come riportano alcune ricerche, molte avvertono disagio in videochiamata.

disagio in videochiamata

Ad evidenziare il dato è una ricerca pubblicata sul Aesthetic Surgery Journal che ha rilevato la relazione tra disagio in videochiamata e ricorso alla chirurgia estetica per rimediare a quelli che si reputano inestetismi, causa appunto di sensazione di inappropriatezza.

“Allo stesso tempo, c’è stato un aumento dell’interesse pubblico per la chirurgia estetica nonostante un ridimensionamento delle procedure elettive per prevenire la diffusione del COVID-19”. 

molte sono le persone che avvertono un forte disagio in videochiamata.

Così come riporta lo studio, i sondaggi realizzati dall’American Society of Plastic Surgery hanno previsto un continuo interesse per iniettabili, aumento del seno, liposuzione e addominoplastica durante la pandemia. 

In Italia la situazione non cambia e, anche se non parliamo di disagio in videochiamata, l’Osservatorio Aicpe pubblica alcuni dati relativi al ricorso della chirurgia estetica che confermano il trend in crescita.

Nel 2019 in Italia sono state effettuate in totale circa 1.088.704 pratiche di medicina o chirurgia estetica, con un aumento del 7,8 % rispetto all’anno precedente (nel 2018 erano 1.009.200), a conferma di un trend di crescita del settore, costante da circa cinque anni.

disagio in videochiamata

L’Italia si posiziona così al 5°posto dopo Stati Uniti, Brasile, Giappone e Messico per numero totale di procedure.

I ricercatori riconducono a questo massiccio spostamento verso la comunicazione virtuale un’alterazione della percezione del proprio aspetto tanto da provare disagio in videochiamata, e così tanto da voler correggere la fonte del disagio e quindi il dato fisico.

I livelli più alti di insoddisfazione riguardano il volto.

La ricerca australiana citata ha coinvolto un numero di 350 persone che hanno dichiarato di sentire disagio in videochiamato tanto da prestare meno attenzione alla discussione in atto così distratti dai loro difetti o almeno così percepiti.

 

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