I bambini mangiano meglio a tavola con i genitori, è forse un dubbio che accomuna i nuclei familiari di diverse regioni del mondo.
A condizionare la qualità del pasto che consumiamo è anche la sua durata e la compagnia.
Queste sono due caratteristiche che una metanalisi condotta su 50 coppie individua fino a giungere alla conclusone che i bambini mangiano meglio a tavola con i genitori.
Mangiare meglio, in termini di scienza della nutrizione, si traduce nel migliorare il profilo vegetale del pasto, con un’assunzione maggiore e, quindi, adeguata di verdura e frutta.

Se l’aspetto della convivialità è un dato che favorisce un pasto meno veloce e più nutriente, i pasti consumati a tavola in famiglia rappresentano importanti occasioni di condivisione e convivialità, ma possono diventare anche momenti di educazione alimentare per i più piccoli.
La metanalisi dalla quale evinciamo che i bambini mangiano meglio a tavola con i genitori,
correla con maggiore forza con la qualità nutrizionale della dieta dei piccoli che siedono con la famiglia durante i pasti.
“In questo studio di intervento 50 coppie composte da un genitore e un bambino di età compresa tra 6 e 11 anni, che non seguivano particolari diete, sono state invitate in laboratorio in 2 diverse occasioni per consumare due cene uguali per composizione, a base cioè di piatti tipici tedeschi (pane, formaggi, affettati), con verdura e frutta tagliate a pezzi, ma differenti per il tempo a disposizione: in un caso il tempo dedicato abitualmente ai pasti e nell’altro il 50% in più” scrive il documento riportato dalla rivista Nutrition Foundation of Italy.

La ricerca rilevava come i bambini consumassero un maggior numero di pezzi di frutta e verdura nel corso del pasto più prolungato, nonostante i livelli di assunzione di pane e degli alimenti di origine animale fossero invariati rispetto al pasto di durata abituale.
I bambini mangiano meglio a tavola con i genitori perché il maggior tempo trascorso a tavola è risultato associato a un minore numero di masticazioni per minuto e una maggiore “sensazione di sazietà nella fase postprandiale, in assenza di effetti sulla comunicazione interpersonale”.

I maggiori consumi di frutta e verdura da parte dei bambini che restavano a tavola più a lungo corrispondevano in media a circa 100 g, ovvero a una piccola porzione: una quantità modesta ma rilevante rispetto al totale giornaliero consumato nell’infanzia, se si pensa che una porzione giornaliera in più di questi alimenti si associa a una riduzione del 6-7% circa del rischio cardiometabolico.
“Oltre all’effetto a breve termine, la maggiore durata del pasto può avere anche conseguenze favorevoli protratte nel tempo: la più lenta assunzione di cibo durante i pasti più lunghi e la successiva maggiore sazietà sono potenzialmente correlati con la diminuzione del rischio di obesità nei bambini, attribuibile almeno in parte alla riduzione della tendenza a consumare spuntini tra i pasti principali”.
In conclusione, secondo questa ricerca, oltre che alla scelta dei cibi da proporre a tutta la famiglia e alla presenza di frutta e verdura, nelle case in cui vivono bambini bisognerebbe prestare più attenzione anche al tempo da dedicare ai pasti.





