Torna nelle sale con After Work il documentarista italo – svedese Erik Gandini autore del noto Videocracy del 2009.
Se nel 2009 Gandini con Videocracy si dedicava alla descrizione dell’immagine societaria riflessa e distorta per certi versi, dallo schermo televisivo e dal suo indiscusso potere, oggi lo snodo principale del film lo troviamo nell’etica del lavoro e nel processo di automazione che coinvolge in maniera globale, i lavoratori del secolo dell’AI.
Sociologi, filosofi e lavoratori testimoni di un’epoca, la nostra, descritta come articolazione di sistemi sociali fratturati in lotta perenne con il tempo.
L’overture del film documentario After Work si concentra sulla statua di Kronos, il tempo aprendo un interessante scenario nutrito da una forte matrice esistenzialista, anteponendo allo scorrere dei giorni, come li trascorriamo, il tempo delle nostre esistenze e la qualità del tempo che spendiamo negli affari quotidiani.
Che sia un lavoro che ci gratifica che sia un hobby, non è quello che fai ma come lo fai, ci dice Gandini in After Work.
After Work si sviluppa e prende forma da alcune idee legate indissolubilmente al lavoro: la necessità di lavorare, i processi identitari connessi al lavoro, l’automazione del lavoro e di conseguenza, una forte depersonalizzazione.

USA, Corea, Kuwait, Italia diventano tratti di un unico ritratto comunitario di società non omogenee, gli squilibri economici e sociali contraddistinguono il tempo degli uomini del Mondo.
E se in Corea del Sud il governo con la campagna Pc/Off avvia un programma di riduzione del lavoro spegnendo automaticamente i computer alle 18.00 evitando quel che viene chiamato “super lavoro”, in USA così come riferisce Project Time Off della US Travel Association 768 milioni di giorni di vacanza sono rimasti inutilizzati, perché si preferisce il lavoro allo svago.
In Italia la categoria Neet, acronimo di Neither in Employment, Education or Training, ragazzi che non lavorano, non studiano, non fanno formazione, rappresentano il primato dello stivale in Europa, con il 28,9 per cento degli italiani che tra i 20 e i 34 anni rientra nella categoria.

Il dato riguarda come i NEET impiegano il loro tempo: non hanno hobby, non hanno interessi, non hanno progetti di vita.
After Work forse, al di là delle possibili speculazioni politiche, forse vuole riflettere sulla nostra qualità dell’esistenza come progetto e come opera che ci impegna.
Il vuoto e il Nulla di chi ha perso tutto, di chi ha tutto, sembrano allora facce di un unico sistema in errore; ma sapranno le nuove generazioni pensare un mondo migliore per tutti?
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