Un nuovo studio sfata un mito radicato e offre un messaggio di sollievo per le future mamme
Per anni, si è ipotizzato che le condizioni di salute della madre durante la gravidanza potessero influenzare il rischio di autismo nel bambino. Questa teoria ha spesso alimentato sensi di colpa e ansia nelle donne in attesa, portandole a credere che eventuali problemi di salute, come infezioni, depressione o complicazioni ostetriche, potessero essere la causa della diagnosi del proprio figlio.
Un recente studio condotto dalla New York University Langone Health e pubblicato su Nature Medicine ribalta questa prospettiva, dimostrando che non esistono prove convincenti di un legame tra la salute materna in gravidanza e il rischio di autismo. L’analisi, basata su oltre 1,1 milioni di gravidanze in Danimarca, suggerisce che le precedenti associazioni osservate tra autismo e condizioni materne potrebbero dipendere da altri fattori, come la genetica, l’esposizione ambientale o le disuguaglianze nell’accesso alle cure mediche.
La ricerca e i fattori realmente influenti
Il team guidato da Vahe Khachadourian e Magdalena Janecka ha esaminato con estrema precisione i dati clinici, confrontando il rischio di autismo tra fratelli e correggendo le analisi per variabili come età materna e stato socioeconomico. Questo ha permesso di distinguere i fattori ereditari da quelli effettivamente associati all’autismo.
“I nostri risultati non mostrano prove evidenti di una relazione tra la salute materna e il rischio di autismo”, spiega Janecka. Al contrario, è emerso che la genetica gioca un ruolo predominante. Ad esempio, se una donna soffre di depressione in gravidanza e suo figlio riceve una diagnosi di autismo, è più probabile che entrambi condividano una predisposizione genetica piuttosto che la condizione materna abbia causato il disturbo.
Anche la componente paterna è stata analizzata: eventuali associazioni tra la diagnosi di autismo e la salute del padre sono risultate quasi esclusivamente legate a fattori ereditari, poiché l’influenza diretta paterna sullo sviluppo fetale è estremamente limitata.
Un messaggio rassicurante per le mamme
L’unico fattore fortemente associato all’autismo è risultato essere la presenza di complicazioni della gravidanza legate al feto. Tuttavia, gli esperti chiariscono che queste condizioni non causano l’autismo, bensì possono rappresentare i primi segnali della condizione stessa già durante la gestazione.
“Molte madri si sentono in colpa quando al figlio viene diagnosticato l’autismo, temendo di aver commesso errori durante la gravidanza. Questo studio dimostra che non è così”, sottolinea Khachadourian.
Secondo gli esperti, smettere di attribuire all’autismo una causa unicamente prenatale potrebbe permettere di indirizzare meglio le risorse mediche e sociali per sostenere i bambini e le loro famiglie, puntando su diagnosi precoci e interventi mirati.
Grazie a questa ricerca, si rafforza sempre più l’idea che le cause dell’autismo siano complesse e multifattoriali, ma non dipendenti dallo stato di salute della madre in gravidanza. Un messaggio che può finalmente liberare tante donne da inutili preoccupazioni e sensi di colpa, lasciando spazio a un sostegno più concreto per chi convive con questa condizione.





