Mentre celebriamo i progressi della medicina moderna, c’è una realtà che rimane crudelmente immutata: ogni due minuti, una donna muore per complicanze legate alla gravidanza o al parto. Non si tratta di una tragedia isolata o inevitabile, ma di una vera e propria emergenza globale, che nel solo 2020 ha causato 287.000 decessi. Numeri che fanno riflettere, soprattutto se si considera che oltre il 90% di queste morti sono prevenibili.
La Giornata Mondiale della Salute, celebrata ieri, 7 aprile, ha posto l’accento proprio su questo dramma silenzioso: la salute e la sopravvivenza di madri e neonati. Il messaggio è chiaro e potente: agire ora, ovunque.
Un destino segnato dal luogo di nascita
La mortalità materna è un indicatore chiave della qualità del sistema sanitario di un Paese. E i numeri raccontano una disuguaglianza inaccettabile: in Africa subsahariana, 1 donna su 37 rischia di morire durante la gravidanza o il parto. In Europa, il rischio è di 1 su 6.500.
Ma le disparità non riguardano solo le madri. Anche i loro figli affrontano un destino segnato dalla geografia: i neonati africani hanno 10 volte più probabilità di morire nel primo mese di vita rispetto ai coetanei dei Paesi più ricchi.
Questa non è una differenza naturale, ma il riflesso di povertà, mancato accesso alle cure, carenze infrastrutturali e, troppo spesso, indifferenza.
Italia: dati in miglioramento, ma il divario resta
Nel nostro Paese, la situazione è certamente meno drammatica, ma tutt’altro che perfetta. Tra il 2011 e il 2019, la mortalità materna è scesa da 11 a 8,3 decessi ogni 100.000 nati vivi. Tuttavia, esiste un forte divario territoriale: al Sud si registrano 10,5 decessi ogni 100.000, contro i 7,7 del Nord e i 5,9 del Centro.
Ma c’è di più: il 41% delle morti materne in Italia è considerato evitabile, secondo l’Italian Obstetric Surveillance System. Questo significa che quasi la metà di queste tragedie potrebbe non accadere, se solo si intervenisse sui fattori di rischio noti.
Le cause: tra disuguaglianze e mancanza di prevenzione
Le principali cause delle morti materne nel mondo sono condizioni spesso trascurate o non trattate in tempo: infezioni, complicanze da parto, anemia, ipertensione, malattie croniche come HIV/AIDS, malaria, diabete.
In Italia, invece, emergono altri fattori di rischio, come:
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Età materna superiore ai 35 anni;
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Basso livello di istruzione (fino alla scuola media inferiore);
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Cittadinanza non italiana;
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Obesità.
Sono elementi che ci parlano di disuguaglianze sociali, culturali e sanitarie. E ci mostrano quanto la salute materna sia strettamente intrecciata con l’inclusione, l’educazione e l’accesso equo ai servizi sanitari.
Healthy beginnings, hopeful future: una campagna per cambiare il futuro
Con lo slogan “Healthy beginnings, hopeful future” – “Un inizio sano per un futuro di speranza” – l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato una campagna globale che durerà un anno. L’obiettivo è rafforzare l’accesso a cure efficaci e tempestive per madri e neonati, in particolare nei Paesi a basso reddito e nelle aree di crisi.
Pascale Allotey, direttore del Programma delle Nazioni Unite per la salute riproduttiva, è chiaro: “Capire perché le donne muoiono durante gravidanza e parto è essenziale per ridurre la mortalità materna. Serve un impegno concreto per assicurare che ogni donna abbia le migliori possibilità di sopravvivere”.
Neonati: oltre 2 milioni di morti entro il primo mese
Oltre alle madri, i numeri sulla mortalità neonatale sono altrettanto drammatici: oltre 2 milioni di neonati muoiono ogni anno nel primo mese di vita. E la maggior parte di queste morti potrebbe essere prevenuta con assistenza adeguata al parto, igiene, nutrizione e vaccinazioni.
In Italia, il tasso di mortalità infantile è attualmente di 2,6 decessi ogni 1000 nati vivi, in calo rispetto ai 3,1 del 2015. Un risultato positivo, ma che va mantenuto e migliorato attraverso investimenti continui.
L’inizio della salute: i primi anni contano
Secondo la Società Italiana di Pediatria (SIP), la salute dell’adulto si costruisce sin dalla nascita. Per questo ha rilanciato le “6 A”, le sei azioni fondamentali per uno sviluppo sano:
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Allattamento al seno;
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Alimentazione corretta;
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Attività fisica quotidiana;
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Uso limitato di smartphone e tablet;
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Riposo adeguato;
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Aderenza alle vaccinazioni.
“Investire nella prevenzione fin dall’infanzia – sottolinea Rino Agostiniani, presidente SIP – significa agire sulle cause che, nel tempo, portano a obesità, diabete, tumori e malattie cardiovascolari. Comportamenti sani oggi rendono gli adulti più sani domani”.
Un appello all’azione
La Giornata Mondiale della Salute 2025 è stata un momento di riflessione, ma non può restare solo una celebrazione. Deve diventare un punto di partenza, un appello concreto a:
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Potenziare i sistemi sanitari nei Paesi a basso reddito;
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Ridurre le disuguaglianze interne anche nei Paesi sviluppati;
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Educare e informare le donne sui segnali di rischio;
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Garantire assistenza qualificata durante gravidanza, parto e puerperio;
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Sostenere la prevenzione sin dall’infanzia.
Ogni morte materna o neonatale è una tragedia evitabile che lascia un vuoto incolmabile in famiglie e comunità. Non possiamo accettare che, nel 2025, sia il luogo di nascita a decidere chi vive e chi muore.
Abbiamo le conoscenze, le risorse e le tecnologie per cambiare il corso di queste storie. Ora serve la volontà. Perché nessuna madre dovrebbe morire per aver dato la vita, e ogni bambino dovrebbe avere il diritto a un inizio sano.





