In una situazione di emergenza, anche pochi secondi possono fare la differenza tra la vita e la morte. Eppure, in Italia, oltre la metà della popolazione non è preparata ad affrontare situazioni di pronto intervento. È questo l’allarme lanciato dalla recente ricerca dell’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, promossa da Credem in collaborazione con Almed, l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
I dati parlano chiaro: il 51,5% degli italiani non conosce o conosce solo superficialmente le manovre di emergenza, e solo il 20% ha frequentato un corso di primo soccorso negli ultimi cinque anni. Una statistica che, a fronte delle emergenze sempre più frequenti che coinvolgono bambini, anziani, sportivi o semplici cittadini, fa riflettere. La consapevolezza c’è: quasi il 98% degli intervistati ritiene necessaria una maggiore copertura informativa da parte di media e istituzioni. Ma alla consapevolezza non corrisponde ancora l’azione.
La Manovra di Heimlich e il DAE: Conoscere non Basta
Tra le manovre più conosciute troviamo la Heimlich, fondamentale in caso di soffocamento da corpo estraneo, familiare per circa il 62% degli italiani, ma con un dato che scende al 55% nella fascia over 65. Tra i genitori, il 65% afferma di conoscere le manovre di disostruzione pediatrica, ma la loro capacità di applicarle nella pratica resta dubbia, come evidenziato dai dati: solo il 16% si sente davvero pronto a metterle in atto.
Ancora più critica è la situazione riguardo all’uso dei defibrillatori semiautomatici esterni (DAE), dispositivi salvavita sempre più presenti nei luoghi pubblici. Il 65% dichiara di averli “sentiti nominare”, il 10% non sa cosa siano e solo il 36% ritiene di saperli usare in caso di arresto cardiaco. Eppure, ogni anno in Italia si contano circa 60.000 casi di arresto cardiaco improvviso e solo un intervento tempestivo può aumentare la probabilità di sopravvivenza.
Chi insegna a salvare? Fonti di informazione e vuoti da colmare
Le fonti principali di apprendimento per queste tecniche risultano essere il luogo di lavoro (35%), seguito da social media (18%), istituzioni come la Croce Rossa (16%) e famiglia o amici (16%). Tuttavia, il 50% degli italiani non ha mai partecipato a un corso, e il 28% lo ha fatto oltre cinque anni fa. L’informazione c’è, ma è frammentaria, discontinua, e spesso non raggiunge tutte le fasce della popolazione in modo capillare.
Secondo Andrea Scapigliati, presidente dell’Italian Resuscitation Council, “le emergenze tempo-dipendenti non lasciano spazio all’attesa: chi salva la vita è chi si trova lì, in quel momento. Un passante, un familiare, un collega”. Il messaggio è chiaro: serve una cultura del soccorso diffusa, continua, accessibile. Non bastano eventi occasionali o lezioni spot; occorre una formazione capillare, integrata nei programmi scolastici, nello sport, nei luoghi di lavoro e persino per chi prende la patente.
Il ruolo delle istituzioni e la comunicazione multicanale
Esistono già buone leggi, come la Legge 189/2012 per l’insegnamento del primo soccorso nelle scuole, o la Legge 116/2021, che ha ampliato la presenza dei defibrillatori nei luoghi pubblici. Ma non basta la normativa: serve attivazione concreta. Lo sottolinea anche Elisabetta Locatelli, ricercatrice in comunicazione sanitaria: “I cittadini vogliono imparare, vogliono essere utili. Ma non ricevono messaggi chiari, coerenti e facilmente accessibili”.
Una delle proposte più interessanti è quella di sviluppare una comunicazione multicanale, che unisca canali digitali, formazione dal vivo, contenuti audiovisivi e campagne sui social, per intercettare tutte le fasce d’età, dai più giovani agli anziani.
Primo Soccorso: perché è un diritto e un dovere civile
Sapere come agire in caso di arresto cardiaco, soffocamento, trauma cranico o annegamento non è solo una competenza medica. È una competenze civica, un gesto di responsabilità verso gli altri e verso se stessi. L’assenza di una cultura del soccorso trasforma ognuno di noi in spettatore impotente. La formazione in primo soccorso dovrebbe essere gratuita, accessibile e sistematica: inserita nei piani scolastici, nei corsi per la patente, nei centri sportivi, negli uffici pubblici.
Lo sa bene Luigi Ianesi, responsabile relazioni esterne di Credem, che ha dichiarato: “Diffondere la cultura del primo soccorso è essenziale per agire rapidamente e consapevolmente quando serve. Nei nostri corsi volontari interni abbiamo notato un’altissima partecipazione: le persone vogliono imparare. Dobbiamo solo dare loro gli strumenti giusti”.
Non perdere l’occasione di fare la differenza
C’è sete di conoscenza, c’è desiderio di aiutare, c’è volontà di reagire. Ma manca ancora una rete formativa solida e continuativa, una visione sistemica che consideri il primo soccorso non come un “extra”, ma come parte integrante della formazione del cittadino.
Ogni cittadino formato è un possibile eroe silenzioso. Ogni vita salvata è una testimonianza concreta del valore della prevenzione. Investire in conoscenza, oggi, può voler dire salvare una vita domani.





