Energy Group e Bio3DModel, entrambe aziende della quotata SolidWorld GROUP, hanno portato all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna un quadro esaustivo sulle più moderne e funzionali tecnologie di stampa 3D medicale, con un focus particolare sui sistemi Stratasys.
Durante l’evento “Tecnologia e Salute: l’Impatto della Stampa 3D sulla Medicina Moderna”, svoltosi all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, sono state presentate le potenzialità delle tecnologie di stampa 3D FDM e DAP. Se la prima è utilizzata soprattutto per la creazione di dispositivi medicali e modelli funzionali robusti, la seconda – implementata dalla tecnologia in uso nelle stampanti PolyJet – consente di creare modelli anatomici realistici ad elevata precisione biomeccanica.
«I modelli stampati in 3D consentono di studiare interventi come il posizionamento di viti in caso di fratture o la sezione di un’anca per protesi», spiega Lucio Ferranti, presidente di Energy Group e membro del CdA di SolidWorld GROUP. «La stampa 3D consente di creare modelli con materiali simili ai tessuti umani, simulando gli interventi e riducendo l’uso di cadaveri o parti animali. Oltre a ciò, si possono analizzare e progettare dispositivi come le dime di taglio, migliorando la sicurezza del paziente e riducendo i tempi in sala operatoria»
«Il massimo dell’espressione sono i materiali cardiaci: cuore e vasi sanguigni. La tecnologia DAP in particolare consente una combinazione amplissima degli otto materiali che inseriamo in contemporanea nella macchina. Il Gel Matrix è ciò che consente di creare l’interno cavo delle vene, in gergo chiamato lume. Una volta realizzato il modello, il gel viene asportato facilmente lasciando cava l’arteria o la vena, anche con 1 millimetro di spessore». – Giovan Battista Semplici, presidente di Bio3DModel
«I modelli realizzati con metodi tradizionali sono molto delicati e non possiedono le stesse proprietà di flessibilità e resistenza dell’osso naturale. Di conseguenza, non offrono al chirurgo un’esperienza tattile realistica durante la simulazione dell’intervento»: afferma Alfonso Fedele, chirurgo ortopedico all’ospedale Pineta Grande di Castelvolturno (Caserta). E prosegue: «Sebbene questi (i modelli ottenuti da lavorazione tradizionale ndr) riproducano forma e dimensioni dell’osso, il contatto con lo strumento chirurgico risulta completamente diverso. Al contrario, i modelli stampati con tecnologie additive consentono di apprezzare la differenza di consistenza tra la corticale, ossia la parte esterna più dura, e la spongiosa, più morbida e situata all’interno. Inoltre, permettono di distinguere anche la seconda corticale, un dettaglio fondamentale per garantire la precisione nei gesti chirurgici. Questo aspetto è particolarmente importante, poiché il chirurgo deve poter calibrare con esattezza la forza applicata su strumenti come trapani e seghe. Questi movimenti possono sembrare bruschi, ma in realtà richiedono un livello di precisione estremamente elevato»




