La controversia sul legame tra consumo di carne rossa e salute del cuore si arricchisce di un nuovo elemento: il potenziale impatto dei conflitti d’interesse nel finanziamento della ricerca. Una recente analisi condotta negli Stati Uniti ha messo in luce come studi sugli effetti della carne rossa, finanziati dall’industria del settore, abbiano mostrato una “maggiore probabilità di riportare risultati favorevoli o neutri” rispetto a quelli condotti senza tali finanziamenti. La revisione è stata pubblicata sull”American Journal of Clinical Nutrition’ e ripresa dal ‘New York Times’.
“È l’ennesimo esempio di come gli studi legati all’industria alimentare possano influenzare il modo in cui le persone comprendono, e potenzialmente fraintendono, le conseguenze sulla salute di ciò che mangiano”, commenta l’editoriale del quotidiano statunitense. Secondo la nuova analisi, gli studi finanziati dall’industria della carne rossa avevano quasi una probabilità quattro volte maggiore di riportare risultati cardiovascolari positivi o non significativi dopo il consumo di carne rossa non lavorata, rispetto agli studi indipendenti.
Questa rivelazione giunge alla vigilia dell’Hamburger Day, celebrato domani, 28 maggio, una giornata dedicata a un piatto iconico che vede la carne rossa come protagonista. Il dibattito scientifico sui suoi effetti sulla salute cardiaca assume quindi una rilevanza ancora maggiore.
Il ‘New York Times’ ricorda come precedenti ricerche finanziate da altre industrie alimentari, come quella dello zucchero e dell’alcol, abbiano in passato minimizzato i legami tra i loro prodotti e specifiche condizioni di salute. Ma cosa ha analizzato nel dettaglio il team di ricerca guidato da Miguel López Moreno, dell’Università Francisco de Vitoria in Spagna?
“Volevamo vedere se problemi simili si verificassero con la ricerca scientifica sulla carne rossa non lavorata. Le carni lavorate come pancetta e salsiccia sono state costantemente collegate al rischio di malattie cardiache – ha affermato Moreno -, ma le prove per le carni rosse non lavorate – come bistecche e costolette di maiale – hanno portato a risultati contrastanti”.
La scienza alimentare ha spesso sottolineato il legame tra il consumo di grassi saturi, abbondanti nella carne rossa, e l’aumento del rischio di malattie cardiovascolari. La nuova revisione ha analizzato ben 44 studi clinici pubblicati tra il 1980 e il 2023, esaminando l’impatto del consumo di carne rossa non lavorata sul rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, attraverso la misurazione di parametri come colesterolo, pressione sanguigna e trigliceridi.
Dei 44 studi analizzati, 29 avevano ricevuto finanziamenti da gruppi industriali legati al settore della carne rossa, mentre i restanti 15 erano stati finanziati da enti governativi, istituzioni accademiche o fondazioni no-profit, senza alcun legame con l’industria.
L’analisi del team di Moreno ha svelato la correlazione significativa tra il finanziamento industriale e la presentazione di risultati favorevoli o neutri per la salute cardiovascolare dopo il consumo di carne rossa non lavorata. Al contrario, tutti gli studi finanziati in modo indipendente hanno riportato “esiti cardiovascolari peggiorati o neutri”.
La nuova revisione dipinge “un quadro confuso per i consumatori”, come sottolinea Deirdre Tobias, professoressa associata di Medicina dell’Harvard Medical School, in un editoriale di accompagnamento allo studio. Quando i risultati di diversi studi su un argomento sono discordanti, diventa difficile per il pubblico capire a chi credere. Tobias suggerisce che queste divergenze potrebbero derivare dalle diverse impostazioni metodologiche degli studi, un aspetto che potrebbe essere influenzato dalla fonte di finanziamento.
In vista dell’Hamburger Day, questa analisi solleva interrogativi importanti sulla trasparenza e l’obiettività della ricerca nutrizionale, invitando i consumatori a considerare attentamente la fonte dei risultati prima di trarre conclusioni definitive sull’impatto della carne rossa sulla propria salute.





