Intelligenza artificiale per ridurre l’affollamento, piccole biblioteche per ingannare l’attesa, app per seguire il percorso clinico dei propri cari in tempo reale, figure dedicate per facilitare la comunicazione tra sanitari e familiari. Ma anche un restyling degli ambienti per renderli più accoglienti e meno “respingenti”. I pronto soccorso italiani cambiano volto per contrastare, anche in questo modo, la preoccupante escalation di violenze contro medici e infermieri.
Gli episodi di aggressione sono in aumento: da Monza, dove una donna è stata arrestata per aver aggredito una dottoressa a causa dei tempi di attesa percepiti come troppo lunghi, a Locri, dove due infermieri sono stati aggrediti nella notte tra il 13 e il 14 maggio. Lo scorso anno, secondo il rapporto Fnomceo-Censis, si sono registrati oltre 18mila casi di aggressioni a operatori sanitari in Italia. Tra le cause principali, l’eccessiva pressione sui pronto soccorso, spesso sovraffollati e percepiti come luoghi freddi e impersonali.
Per arginare questo fenomeno, le Aziende Sanitarie Locali (Asl) hanno avviato programmi di formazione per il personale, ma anche implementato soluzioni tecnologiche come body cam e smartwatch collegati alle forze dell’ordine. Parallelamente, si sta compiendo uno sforzo significativo per rendere questi luoghi di cura più umani. “Chi attende un proprio caro vive momenti di smarrimento e ansia. Bisogna ridurre l’affollamento ma anche creare ambienti che mettano a proprio agio”, spiega Giovanni Migliore, presidente della Federazione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso).
Soluzioni “Tradizionali” e Tecnologiche per Alleggerire l’Attesa e Umanizzare gli Spazi
Le soluzioni adottate spaziano da interventi più “tradizionali” a implementazioni tecnologiche avanzate. Nel pronto soccorso di Ravenna, per alleggerire i tempi di attesa, è stata creata la “Casina dei libri”, una piccola biblioteca con volumi donati. In Liguria, l’Asl 4 ha lanciato il progetto “Educatore in Pronto Soccorso”, una figura professionale che funge da facilitatore tra pazienti, familiari e personale sanitario. “Spesso – spiega il dg Paolo Petralia – mancano tempo e strumenti per una comunicazione empatica. Il ‘facilitatore’ colma questo vuoto, offrendo ascolto e supporto”. Il progetto, avviato a Lavagna, sarà esteso a tutti i Dea liguri e integrato in uno spazio smart con flussi ottimizzati grazie all’Intelligenza Artificiale (IA).
A Siracusa, il pronto soccorso è stato trasformato secondo i principi della biofilia, con l’introduzione di piante, materiali naturali e colori rilassanti. “Un ambiente accogliente riduce il disagio e la tensione”, afferma Alessandro Caltagirone, direttore generale dell’Asp. “Ma soprattutto – aggiunge – abbiamo attivato un sistema di tracking che aggiorna in tempo reale i familiari sull’evoluzione delle cure”.
Anche il Cardarelli di Napoli ha intrapreso un percorso di rinnovamento. Come racconta il direttore generale Antonio D’Amore: “L’azienda ha attivato polizze assicurative per gli operatori e si fa carico delle denunce in caso di aggressione, così da non farli sentire soli. Abbiamo puntato poi su interventi strutturali, inserendo immagini di paesaggi naturali, per restituire bellezza e dignità ai luoghi di cura”.
A Roma, l’ospedale San Filippo Neri ha introdotto software avanzati per migliorare la gestione dei flussi nell’emergenza-urgenza, in grado di identificare i frequentatori “abituali” del pronto soccorso e, di conseguenza, evidenziare i limiti dell’assistenza territoriale. Al Santo Spirito, presidio nevralgico durante il Giubileo, “il restyling ha coinvolto l’arredo, i colori e la comunicazione con i familiari: monitoriamo in tempo reale il percorso clinico e informiamo chi attende, riducendo ansia e tensioni”, spiega Giuseppe Quintavalle, che guida la Asl Rm1.
L’Intelligenza Artificiale al Servizio dell’Umanizzazione delle Cure
Al congresso Fiaso, in programma dal 26 al 28 giugno a Siracusa, si discuterà anche delle prospettive offerte dall’Intelligenza Artificiale. “L’analisi del sentiment attraverso i big data e strumenti come i chatbot – conclude Migliore – ci permettono di analizzare i feedback e correggere l’organizzazione in tempo reale. Umanizzare le cure non significa rinunciare alla tecnologia, ma usarla per mettere al centro le persone”.
Questi interventi di restyling e l’introduzione di nuove figure e tecnologie rappresentano un tentativo concreto di rendere i pronto soccorso luoghi più accoglienti e meno stressanti, contribuendo a ridurre la tensione e, di conseguenza, il rischio di aggressioni nei confronti del personale sanitario.





