Un dolore persistente all’anca, che rende difficili anche i più semplici movimenti quotidiani e compromette la qualità della vita, è un segnale che non va mai sottovalutato. Ma a cosa ci riferiamo esattamente quando parliamo di “anca dolorosa”? E, soprattutto, qual è il momento giusto per considerare un intervento di protesi, una procedura che in Italia supera ormai i 100mila casi all’anno? A fare chiarezza su questi interrogativi, spesso fonte di ansia e confusione, sono gli esperti della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), offrendo un quadro completo sulle cause, le diagnosi e le moderne soluzioni per un problema che affligge un numero crescente di persone.
“Anca Dolorosa”: Non Solo l’Articolazione
L’espressione “anca dolorosa” è più complessa di quanto si possa pensare. Come spiegano gli ortopedici della SIOT, non sempre indica un problema all’articolazione stessa dell’anca. Il dolore, infatti, può essere espressione di patologie che coinvolgono i tessuti circostanti, come muscoli, tendini e borse. Queste condizioni, spesso di natura infiammatoria, tendono ad avere un’evoluzione benigna e richiedono percorsi medici e riabilitativi personalizzati, da effettuare sotto la guida di professionisti esperti. Si tratta di condizioni che, pur fastidiose, raramente portano alla necessità di un intervento chirurgico maggiore.
Quando il Danno Riguarda l’Articolazione “Vera”: L’Artrosi dell’Anca
Le patologie articolari “vere”, al contrario, tendono a progredire nel tempo, portando a una condizione nota come artrosi. Il Dottor Alessandro Massè, Direttore UOC Ortopedia e Traumatologia 1U, AOU Città della Salute e della Scienza-CTO di Torino, ed esperto SIOT per la chirurgia protesica, sottolinea come esistano diverse gradazioni di danno della cartilagine e delle altre strutture articolari che, con tempistiche variabili, possono culminare nell’artrosi.
Le cause dell’artrosi dell’anca sono molteplici e spesso interconnesse:
- Fattori Predisponenti Congeniti: Malformazioni di diversa entità presenti dalla nascita possono predisporre a un precoce deterioramento articolare.
- Fattori Acceleranti Acquisiti: Sovrappeso, attività lavorative gravose o pratiche sportive estreme possono accelerare la progressione del danno. Movimenti ripetitivi o sovraccarichi eccessivi contribuiscono al peggioramento delle condizioni articolari.
- Traumi e Malattie: Traumi importanti, malattie infiammatorie (come il coinvolgimento articolare nella psoriasi, spesso sottovalutato) o problemi vascolari localizzati possono anch’essi scatenare o accelerare l’artrosi.
L’artrosi “classica” si manifesta prevalentemente in età adulta, con uguale frequenza tra uomini e donne. Tuttavia, come chiarisce il Dott. Massè, i quadri di danno articolare iniziale possono dare i primi sintomi anche in età giovanile o addirittura pediatrica, soprattutto in presenza di malformazioni o patologie che producono un danno precoce. Un esempio è la pubalgia dei giovani sportivi, che in alcuni casi può essere espressione di un iniziale danno articolare all’anca.
Interventi Preventivi: Ritardare la Protesi
Quando viene evidenziato un difetto strutturale dell’anca, è possibile intervenire chirurgicamente per eliminare il problema prima che produca un danno irreversibile alla cartilagine. Questi interventi, sebbene complessi e con un’invasività variabile, sono finalizzati a ritardare, anche di molto, l’insorgenza dell’artrosi e, di conseguenza, la necessità di ricorrere a una protesi d’anca.
Notevoli progressi sono stati fatti nelle tecniche artroscopiche, che sono realmente mini-invasive e permettono di correggere difetti con approcci meno traumatici. Tuttavia, in alcuni casi, soprattutto in età pediatrica e nei giovani adulti con anomalie più severe, possono rendersi necessari interventi più complessi e invasivi, come le osteotomie (fratture controllate di femore e bacino) per correggere le malformazioni e preservare l’articolazione naturale.
La Protesi d’Anca: “L’Intervento del Secolo”
L’aumento costante degli interventi di protesizzazione dell’anca in Italia è dovuto a una combinazione di fattori. Da un lato, l’invecchiamento della popolazione porta a un incremento delle patologie degenerative. Dall’altro, come evidenzia Pietro Simone Randelli, Presidente SIOT e Direttore della Clinica Ortopedica dell’Istituto Gaetano Pini di Milano, c’è un’incrementata richiesta da parte dei pazienti che non tollerano più le limitazioni imposte dall’artrosi e desiderano recuperare rapidamente una buona qualità di vita.
È fondamentale, tuttavia, che il paziente sia pienamente informato sulla reale entità dell’intervento e sulle possibili (seppur rare) complicanze. Spesso, le aspettative irrealistiche generate da informazioni imprecise (il “dottor Google”) possono creare false illusioni.
Nonostante la sua complessità, la protesizzazione dell’anca è considerata un intervento di grande diffusione e straordinario successo. Già nel 2007, l’autorevole rivista scientifica Lancet lo ha definito “l’intervento del secolo” per il suo rapporto estremamente favorevole tra rischi e benefici. Grazie allo sviluppo continuo delle tecniche chirurgiche e anestesiologiche, il tasso di complicanze è molto basso e il recupero funzionale è estremamente rapido rispetto al passato.
È importante sottolineare che, sebbene si parli di tecniche “mini-invasive” (riferendosi al risparmio dei tessuti e al recupero funzionale più veloce), la protesi d’anca rimane un intervento di chirurgia ortopedica maggiore e non di piccola complessità.
Quando è il Momento Giusto per l’Intervento?
La decisione di sottoporsi a un intervento di protesi d’anca è strettamente personale e va presa in accordo con lo specialista. Come ribadisce il Dott. Massè, l’intervento deve essere effettuato quando il paziente ritiene che la sua qualità di vita non sia più accettabile a causa del dolore persistente e della limitazione funzionale. Non è un intervento preventivo; quindi, se un paziente, pur con alcune limitazioni accettabili, riesce a mantenere una buona qualità di vita, l’intervento può essere procrastinato senza che questo comprometta un risultato futuro.
Oggi, l’intervento può essere effettuato a qualsiasi età, anche in considerazione del significativo miglioramento dell’aspettativa di durata degli impianti protesici, che in molti casi possono durare decenni.
Negli ultimi decenni, i progressi nelle tecniche chirurgiche e nell’affidabilità dei materiali hanno portato a una ripresa funzionale più rapida dopo l’intervento e a una maggiore longevità delle protesi. Le recenti innovazioni tecnologiche, come la navigazione assistita, la robotica e la realtà aumentata, stanno iniziando a trovare applicazione anche in questa chirurgia. Sebbene i loro vantaggi non siano ancora del tutto evidenti (dato l’attuale altissimo tasso di successo della procedura tradizionale), è probabile che in futuro queste nuove tecnologie dimostrino una reale efficacia nell’aumentare la soddisfazione dei pazienti e nel definire nuovi standard di cura.
La diagnosi precoce, l’informazione corretta e la collaborazione tra paziente e specialista sono fondamentali per affrontare il problema dell’anca dolorosa, scegliendo il percorso terapeutico più adatto a ripristinare il benessere e una piena qualità di vita.





