L’aumento delle temperature estive rappresenta un rischio concreto per la salute di molte persone, in particolare per chi vive una condizione di disabilità. Non si tratta soltanto di un disagio, ma di una vera e propria emergenza sanitaria che richiede attenzione, prevenzione e strumenti adeguati. In questo contesto, Simfer, Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, in collaborazione con la Fish ETS (Federazione italiana superamento handicap), ha realizzato un documento informativo, corredato di una scheda che propone sei semplici ma fondamentali indicazioni pratiche per proteggere le persone con disabilità dagli effetti del caldo intenso.
«Chi vive in condizione di disabilità e ridotta funzionalità», spiega il presidente Simfer Giovanni Iolascon», può avere più difficoltà ad adattarsi al caldo, a percepire in tempo i sintomi legati allo stress termico o a chiedere aiuto in modo tempestivo. Spesso, inoltre, assume farmaci o segue programmi riabilitativi che richiedono ulteriori accorgimenti nei mesi più caldi. Per questo abbiamo voluto mettere a disposizione uno strumento sintetico, con informazioni chiare e di facile utilizzo per pazienti, caregiver e operatori sanitari».
La scheda, intitolata FRESCO, si basa su un acronimo che permette di ricordare con facilità sei parole chiave: Farmaci, Reidratazione, Esercizio, Segni e sintomi, Clima, Organizzare la rete di supporto. Ogni voce è accompagnata da una breve spiegazione e da indicazioni operative, pensate per essere utili e immediatamente applicabili nella vita quotidiana.
«La riabilitazione», spiega Paolo Boldrini, fisiatra e referente per la comunicazione Simfer, «non si esaurisce nel trattamento delle menomazioni disabilitanti, ma tiene conto anche dei fattori ambientali che le influenzano negativamente. La valutazione del rischio climatico, in particolare per chi ha una ridotta autonomia, deve entrare a pieno titolo nei percorsi assistenziali. Abbiamo realizzato questo documento come strumento pratico, ma anche con lo scopo di sollecitare maggiore attenzione su questi temi».
«L’aumento delle temperature estive», ribadisce Vincenzo Falabella, presidente Fish ETS e Consigliere Cnel, «può diventare un pericolo serio per le persone con disabilità, soprattutto se non adeguatamente informate e supportate. Una corretta informazione è fondamentale per prevenire situazioni pregiudizievoli e garantire la tutela della salute. È essenziale quindi che si adottino misure concrete per proteggere le persone più vulnerabili, promuovendo una cultura dell’inclusione e dell’accessibilità anche in condizioni climatiche estreme».
FRESCO
UNA SCHEDA CON SEI RACCOMANDAZIONI PRATICHE PER LA PROTEZIONE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ DALLE ALTE TEMPERATURE
Molte delle misure per fronteggiare l’impatto del caldo intenso sulle persone con disabilità sono le stesse raccomandate per la popolazione generale, ma spesso necessitano di specifici adattamenti.
Questi sono sei consigli pratici, che l’acronimo FRESCO potrà aiutarti a ricordare:
F – FARMACI
R – REIDRATAZIONE
E – ESERCIZIO
S – SEGNI E SINTOMI
C – CLIMA
O – ORGANIZZARE LA RETE DI SUPPORTO
- FARMACI: Verificare se i farmaci che si assumono possono favorire i disturbi da calore
Ci sono diverse classi di farmaci possono avere effetti negativi sull’adattamento alle alte temperature, ad esempio:
- farmaci contro l’ipertensione, come i diuretici, i vasodilatatori e i β-bloccanti; essi possono ridurre la tolleranza al calore, specialmente se combinati con attività fisica. I diuretici aumentano la produzione di urina, il che può aumentare il rischio di disidratazione, rendendo più difficile per il corpo mantenere un’adeguata idratazione, essenziale per la termoregolazione. I farmaci antipertensivi, in generale, possono compromettere il controllo del flusso sanguigno nella pelle. La vasodilatazione cutanea, ovvero l’aumento del flusso sanguigno verso la superficie della pelle, è un meccanismo chiave per disperdere il calore corporeo. Se questa capacità è ridotta, il corpo fatica maggiormente a raffreddarsi.
- antidepressivi: Questi farmaci possono anch’essi alterare la regolazione della temperatura corporea.
È quindi importante discutere con il proprio medico la necessità di un eventuale adattamento della terapia farmacologica in base alla stagione e alle condizioni di temperatura.
2. REIDRATAZIONE – Costante e Strutturata: Bere regolarmente liquidi, preferibilmente acqua, anche in assenza di sete. Per le persone con difficoltà cognitive, pianificare somministrazioni regolari di liquidi ogni 1-2 ore, usando promemoria visivi o allarmi e, se necessario, assicurarsi il supporto di un caregiver.
3.ESERCIZIO – Adattare le Attività Fisiche e Riabilitative: anche nei periodi caldi è opportuno mantenere adeguati livelli di attività fisica e, se necessario, svolgere specifiche attività riabilitative, visto che l’ipomobilità ha in generale un impatto negativo sulle persone con disabilità. È però necessario programmare le attività nelle ore del mattino o in ambienti climatizzati e ben ventilati. Per i soggetti con disfunzioni neurovegetative, vanno monitorati i parametri vitali durante l’esercizio.
In ogni caso, le attività all’aperto vanno evitate nelle ore centrali della giornata, come raccomandato anche per la popolazione generale.
- SEGNI E SINTOMI – Riconoscere lo stress termico.Le persone con disabilità possono non percepire tempestivamente i sintomi di stress termico, o non essere in grado di comunicarlo. Per questo è importante informare i caregiver e le altre persone che prestano supporto e assistenza.
In sintesi, i segni principali includono: crampi muscolari, mal di testa, debolezza, vertigini, nausea, sudorazione eccessiva, confusione mentale; nei casi gravi temperatura corporea superiore a 40°C, perdita di coscienza e convulsioni. Alcuni di essi possono essere difficili da identificare nelle persone con disabilità; per questo è importante il contributo di coloro che le frequentano abitualmente.
5.CLIMA – Raffrescamento Attivo del Corpo e dell’Ambiente: Utilizzare ventilatori e, se possibile, sistemi di aria condizionata; la temperatura ambientale suggerita è intorno ai 25° (e indicativamente con una differenza rispetto all’esterno di circa 6°-7°) con umidità non superiore al 60%. Le brevi docce fredde o l’applicazione di panni umidi possono fornire sollievo, come metodo di raffrescamento evaporativo. L’uso di ghiaccio diretto sulla pelle o di massaggi con alcool non sono consigliabili, così come l’uso di antipiretici in caso di aumento della temperatura corporea. Se non si dispone di un ambiente climatizzato a casa, spostarsi se possibile in centri diurni, biblioteche o centri commerciali climatizzati nelle ore più calde
6. ORGANIZZARE LA RETE DI SUPPORTO – Conoscere e favorire l’accesso a misure di supporto comunitario: come già riportato, l’isolamento sociale può essere un fattore che aggrava la vulnerabilità agli effetti delle alte temperature. Le persone con disabilità ed i loro caregivers dovrebbero sollecitare le strutture socio-sanitarie e le istituzioni locali a fornire informazioni e supporto per accedere a tali misure (come ad esempio accesso a centri diurni, utilizzo di sistemi di trasporto con mezzi climatizzati, risorse per il supporto domiciliare). Nei piani assistenziali individualizzati andrebbe integrata la valutazione e la gestione del rischio climatico.
Perché le persone con disabilità sono particolarmente vulnerabili alle alte temperature?
I motivi rientrano schematicamente in tre categorie:
- fisiologici (ad esempio difficoltà di regolazione della temperatura corporea, ridotta mobilità);
- ambientali (ad esempio barriere all’accesso a spazi climatizzati e ad altri servizi);
- sociali (ad esempio isolamento, difficoltà a chiedere aiuto).
Qual è l’impatto del caldo eccessivo su alcune specifiche condizioni disabilitanti?
Ecco alcuni esempi:
- La letteratura recente conferma che le alte temperature aggravano i sintomi nelle persone con malattie reumatiche e osteoarticolari, con correlazione tra umidità relativa, pressione barometrica e intensità del dolore articolare. Il caldo può accentuare la vasodilatazione e provocare edemi agli arti inferiori, peggiorando la funzionalità. Nei soggetti con osteoporosi severa, il rischio di cadute può aumentare in caso di ipotensione ortostatica dovuta al caldo o ai farmaci. La ridotta mobilità dovuta a queste patologie può rende difficoltoso spostarsi per accedere ad ambienti con condizioni microclimatiche favorevoli.
- Le persone con disabilità da esiti di lesione del midollo spinale possono avere importanti aumenti della temperatura corporea durante l’esposizione al calore, con compromissione della termoregolazione e rischio di ipertermia. Infatti, la loro capacità di dissipazione del calore può essere insufficiente a mantenere l’equilibrio termico.
- Il 60-80% delle persone con sclerosi multipla sperimenta una particolare sensibilità al calore. Aumenti della temperatura corporea di soli 0,5°C possono causare peggioramento temporaneo dei sintomi neurologici, inclusi deficit cognitivi, motori e sensoriali, con ovvie ripercussioni sull’autonomia e sul benessere soggettivo. Studi recenti mostrano che circa il 58% dei pazienti è sensibile solo al calore, mentre il 29% è sensibile sia al caldo che al freddo.
- Le persone con esiti di ictus possono presentare alterazioni delle funzioni neurologiche che aumentano il rischio di intolleranza al caldo. Danni all’ipotalamo o alle vie nervose autonome possono compromettere la sudorazione e la vasodilatazione periferica, essenziali per la dispersione del calore. La ridotta mobilità (emiplegia/paresi) rende difficile l’adattamento comportamentale; difficoltà di comunicazione (afasia) o altri deficit cognitivi possono impedire il riconoscimento e la segnalazione del malessere termico. Anche le persone con deterioramento cognitivo di diversa origine possono avere questi problemi.
- Una categoria particolarmente vulnerabile è quella delle persone con disabilità in età evolutiva. In generale, i bambini hanno ridotta capacità di termoregolazione e maggior rischio di disidratazione rispetto agli adulti. La presenza di difficoltà cognitive e comportamentali può ostacolare la capacità di esprimere disagio; la ridotta mobilità (ad esempio le posture obbligate in carrozzina) possono favorire lo stress termico.
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- Molte altre condizioni disabilitanti presentano un rischio significativo legato all’esposizione ad alte temperature. Ad esempio, ogni 1°C di aumento termico aumenta la mortalità cardiovascolare del 2,1% Per la BPCO, l’esposizione a onde di calore aumenta la mortalità del 25% e i ricoveri dell’1,47% per grado. Le persone con malattia oncologica possono mostrare compromissione della termoregolazione e maggiore suscettibilità agli effetti del calore estremo.
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