Il Covid, con le sue ondate e le sue incertezze, ha messo a dura prova il legame tra la comunità scientifica e l’opinione pubblica. Tra i social media che rimbombavano di “verità” alternative e le feroci polemiche sui vaccini, la fiducia nella scienza ha mostrato tutta la sua fragilità. E oggi, in contesti più recenti come la comunicazione sul virus West Nile, il cortocircuito sembra riproporsi. Ma quali sono le dinamiche che fanno crollare questa fiducia? Come si spezza il patto tra ricercatori e cittadini? Un team di esperti italiani ha provato a ricostruire l’anatomia di questo fenomeno, offrendo spunti cruciali per un dibattito che, in Italia, è tornato al suo apice con la vicenda del Nitag, il gruppo tecnico consultivo sulle vaccinazioni.
L’analisi, in pubblicazione sulla rivista Infectious Agents and Cancer, è frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori, tre dei quali fanno parte del Gabie (Genomics, Ai, Bioinformatics, Infectious diseases, Epidemiology) – ovvero Francesco Branda e Massimo Ciccozzi dell’università Campus Bio-Medico di Roma, e Fabio Scarpa dell’università di Sassari. Il loro punto di partenza è l’esperienza pandemica, un periodo che “ha evidenziato le complessità che circondano la fiducia delle persone nella scienza, in particolare nel contesto di dati schiaccianti e polarizzazione politica.”
L’Anatomia di una Sfiducia: I Fattori del Cortocircuito
Secondo gli autori del paper, in situazioni di crisi sanitarie, la richiesta di “credere nella scienza” emerge sia come simbolo di fiducia che come fonte di profonda tensione. Questo paradosso rivela una serie di problemi strutturali, che gli esperti hanno analizzato in profondità.
- La Sfida della Comunicazione dell’Incertezza: La scienza è un processo di continua scoperta, non un dogma. I dati evolvono, le conclusioni si affinano. Spesso, però, la comunicazione scientifica non riesce a trasmettere questa “umiltà epistemica” e trasparenza di fronte all’incertezza. Il pubblico, abituato a risposte definitive, rimane confuso o deluso quando le informazioni cambiano, perdendo fiducia non nella scienza in sé, ma nel modo in cui è stata presentata.
- L’Infodemia e l’Infocrazia: Le crisi sanitarie sono caratterizzate da un sovraccarico di informazioni. I ricercatori notano che la vera sfida non è la disponibilità dei dati, ma la loro interpretazione e la formulazione dei messaggi scientifici per pubblici diversi. La “infocrazia,” una situazione che deriva dalla “trasformazione strutturale dei flussi informativi nelle società digitali,” aggrava ulteriormente il problema. I social media, con la loro cassa di risonanza distorta, amplificano ogni voce, anche le più disinformate, rendendo difficile per i non esperti distinguere la verità dalla narrazione.
- La Politicizzazione della Scienza: L’incidente legato al Nitag ha riacceso il dibattito sui pericoli di strumentalizzare la scienza per fini politici. Quando un tema scientifico, come quello dei vaccini, diventa il campo di battaglia tra fazioni contrapposte, il messaggio scientifico si perde e la fiducia del pubblico viene erosa da un conflitto che non ha nulla a che fare con i dati. La scienza viene vista non come un sapere oggettivo, ma come un’opinione tra le tante, politicizzata e manipolabile.
Oltre la Razionalità: La Nuova Via della Comunicazione Scientifica
Per ricostruire il legame spezzato, gli esperti italiani propongono una profonda revisione delle strategie di comunicazione. Non basta più appellarsi alla sola razionalità, ignorando i “fattori emotivi e sociali” che influenzano la percezione pubblica. Occorre, invece, adottare un “approccio ripensato alla comunicazione scientifica che dia priorità a chiarezza, contesto e coinvolgimento responsabile.”
La responsabilità, in questo senso, è doppia. Da un lato, le istituzioni scientifiche hanno il dovere di mettere la chiarezza comunicativa al vertice della propria agenda e “coltivare una cultura della responsabilità”. Questo significa comunicare in modo onesto l’incertezza, senza nasconderla, e spiegare non solo il cosa, ma anche il come della ricerca.
Dall’altro lato, il pubblico deve essere dotato degli strumenti necessari per confrontarsi con il discorso scientifico in modo critico. Non si tratta di imporre un pensiero unico, ma di fornire le basi per distinguere un’analisi seria da una fake news. In periodi di incertezza, la fiducia non si sostiene sull'”infallibilità” degli scienziati, ma su tre pilastri fondamentali: l’integrità, la competenza e un impegno condiviso per il bene pubblico.
Come conclude il professor Ciccozzi, questa trasformazione nel modo in cui i dati vengono trasmessi e compresi potrebbe essere “la migliore comunicazione per far capire alle persone non addette ai lavori cosa sta realmente accadendo.” È un invito a un dialogo aperto, onesto e responsabile, per riparare il cortocircuito e ripristinare il valore insostituibile della conoscenza.





