In un’Europa dove quasi un over 70 su dieci convive con la demenza, la ricerca scientifica è alla costante ricerca di nuove strategie per rallentare il declino cognitivo. Una speranza concreta arriva dal mondo dei videogiochi: due studi condotti dal Politecnico federale di Zurigo (Ethz), in Svizzera, dimostrano che gli exergames – videogiochi che richiedono esercizio fisico – possono apportare benefici significativi alle persone che si trovano nelle prime fasi dell’Alzheimer, migliorando le loro capacità cognitive e mnemoniche.
Un Approccio Innovativo: Come Funzionano gli Exergames
Gli studi hanno coinvolto una quarantina di pazienti con un declino cognitivo lieve, di un’età media di 73 anni. Il programma di allenamento, durato 3 mesi, prevedeva sessioni di 25 minuti al giorno per 5 giorni a settimana, da svolgersi a casa. I partecipanti dovevano stare in piedi su un tappeto sensibile di fronte a uno schermo e muoversi a seconda delle istruzioni del gioco, come ad esempio posizionare virtualmente dei prodotti in una borsa della spesa. Questo tipo di esercizio combinato non si limita al movimento fisico: allena contemporaneamente una serie di capacità cognitive cruciali, tra cui l’attenzione, la memoria e la consapevolezza spaziale, tutte funzioni che si deteriorano con l’avanzare della demenza.
I Benefici Scientifici: Crescita e Connessioni nel Cervello
I risultati dei due studi, pubblicati sulle riviste scientifiche Alzheimer’s & Dementia e Alzheimer’s Research & Therapy, sono stati molto incoraggianti. Le risonanze magnetiche cerebrali effettuate sui partecipanti hanno mostrato un effettivo miglioramento delle loro competenze cognitive e delle capacità mnemoniche, benefici che si sono riflessi anche nella loro vita quotidiana. In un’ulteriore analisi, i ricercatori hanno potuto letteralmente “fotografare” le modifiche prodotte dagli exergames nel cervello dei pazienti: l’ippocampo, una delle regioni chiave per la formazione della memoria, e il talamo sono aumentati di volume. Effetti positivi si sono prodotti anche sulla corteccia cingolata anteriore e, in misura minore, su quella prefrontale.
Le Speranze per il Futuro e la Cautela Necessaria
Questi risultati sono un segnale di grande speranza, specialmente considerando le proiezioni che vedono il numero di persone affette da demenza in Europa triplicare entro il 2050 a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita. Come afferma Eling D. de Bruin, docente all’Ethz, si tratta di “risultati incoraggianti”. Tuttavia, la cautela è d’obbligo: è necessario condurre ulteriori ricerche per capire se allenamenti personalizzati e a lungo termine possano rallentare in modo significativo o addirittura impedire lo sviluppo della demenza. In ogni caso, i primi dati suggeriscono che l’unione tra tecnologia e attività fisica potrebbe aprire una strada innovativa e promettente nella lotta contro l’Alzheimer e il declino cognitivo.



