I riflettori sul XXI Congresso Nazionale FIA di Rimini (2025) si sono spenti, lasciando dietro di sé dati importanti, come l’allarmante statistica degli oltre 7 milioni di italiani ipoacusici e la (consolante) alta soddisfazione degli utilizzatori di apparecchi.
Ma l’eco più forte che risuona oggi non è nei keynote o nei dati EuroTrak: è nella risposta ottenuta in temini di interesse e di affluenza, il dato che più di tutti veramente sorprende.
Il principale congresso per tutto il comparto dell’audioprotesi in Italia che si tiene ogni tre anni, è percepito da sempre come un appuntamento potenzialmente irrinunciabile perché rappresenta un’occasione fondamentale per discutere a tutto tondo sull’evoluzione del ruolo dell’audioprotesista e del centro acustico.
Tematiche centrali e obiettivi del congresso:
* Evoluzione del centro acustico: Il feedback principale è che il centro acustico è chiamato a evolversi. Non deve essere solo un luogo di fitting (regolazione del dispositivo), ma uno spazio di consulenza, prevenzione ed educazione alla salute uditiva.
* Identità e etica professionale: le discussioni si sono concentrate sull’innovazione, l’identità professionale, la gestione responsabile e l’etica del servizio. L’obiettivo era rafforzare la rete tra specialisti, ricercatori e operatori.
* Formazione Continua: È stata ribadita la necessità per il settore di investire nella formazione continua del proprio personale, con l’auspicio che i partecipanti tornassero a casa con nuove idee e una motivazione rafforzata.
Dati e notizie rilevanti
I dati presentati, in particolare quelli della ricerca EuroTrak Italia 2025, hanno fornito numeri cruciali per il mercato:
* 7 Milioni di ipoacusici: l’Italia risulta essere prima in Europa per perdita uditiva, un dato allarmante: ne soffrono circa 7 milioni di persone.
* Efficacia della tecnologia: è stato sottolineato che la tecnologia attuale consente di affrontare la perdita uditiva in modo efficace.
* Alta soddisfazione: l’Italia viene definita un’eccellenza nel campo dei dispositivi medici per l’udito. Le indagini hanno riportato un altissimo tasso di soddisfazione tra gli utilizzatori di apparecchi acustici: nel 97% dei casi dichiarano che la propria qualità di vita è migliorata.
Contesto e risposta del settore
Nonostante le importanti premesse e i dati scientifici incoraggianti presentati, la partecipazione all’evento è risultata essere alquanto scarsa, anche rispetto all’ultima edizione.
Questo scenario ha portato alla percezione diffusa che non tutti i temi discussi abbiano portato un valore aggiunto sostanziale e concreto all’operatività quotidiana dei professionisti. Si evidenzia, quindi, una discrepanza tra l’importanza delle tematiche teoriche e la reale capacità di alcune sessioni di offrire strumenti immediatamente applicabili o di riscuotere un coinvolgimento massivo del settore.

Questo dato non è un semplice problema logistico per gli organizzatori. È, invece, un segnale potenzialmente molto più profondo e preoccupante.
La scarsa partecipazione è sintomo di un malumore generalizzato e diffuso nel comparto audioprotesico italiano?
Se il più importante appuntamento nazionale fatica a richiamare il cuore pulsante della categoria, la domanda che dobbiamo porci è: perché?
L’obiettivo dichiarato del Congresso era ambizioso: evolvere il centro acustico da mero luogo di fitting a spazio di consulenza, etica e prevenzione. Si è discusso di innovazione, identità professionale e gestione responsabile. Eppure, il feedback emerso è che non tutte le tematiche affrontate hanno offerto un valore aggiunto sostanziale e immediato all’operatività quotidiana dei professionisti.

L’audioprotesista e l’imprenditore di oggi sono sotto pressione: la crisi non è più solo economica, ma strategica. Hanno bisogno di risposte pratiche per trasformare l’elevata tecnologia in percorsi di cura efficaci e duraturi nel tempo. Quando le tematiche percepite come vitali non generano sufficiente impatto o riscontrano un’applicazione immediata, la disaffezione è inevitabile.
È lecito interrogarsi sulla genesi di questo malessere. La scarsa risposta del settore è un segnale diretto di una crisi di fiducia o di una crisi di visione nei confronti dei leader che dovrebbero guidarlo?
* Le politiche federali: le scelte e le direzioni intraprese dalla Federazione FIA o dalle associazioni di rappresentanza, ANA e ANAP, sono state sufficientemente chiare, condivise e percepite come realmente impattanti per il futuro immediato del settore?
* Visioni non condivise: esiste una divergenza tra la visione proposta dal management e la percezione delle priorità da parte della base professionale? Le strategie adottate risultano non pienamente condivise o insufficientemente percepite come importanti per un settore che necessita di consolidamento e crescita?
Il settore audioprotesico è oggi a un bivio. Mentre l’innovazione tecnologica avanza a un ritmo mai visto, la parte umana e relazionale del servizio deve evolvere con la stessa rapidità, come richiede l’integrazione tra strumento e la profondità della relazione, guidata dalla comprensione del cervello umano.
Il silenzio di Rimini non è solo un dato statistico; è un monito che impone ai leader del settore e alle associazioni di categoria di riformulare la strategia di ingaggio e il valore offerto, per rispondere alla crisi di motivazione e di visione che sembra pervadere la categoria.
La posta in gioco è altissima: il mercato è pronto (con oltre 7 milioni di ipoacusici) e la tecnologia è matura (con un tasso di soddisfazione elevatissimo tra gli utilizzatori). Ma tra il potenziale e la sua realizzazione si interpone la barriera dei risultati delle politiche adottate qualche anno fa dai vertici delle organizzazioni di categoria che oggi mostrano i risultati resi visibili agli occhi di tutti i presenti in questi giorni a Rimini, se da un lato incide un futuro incerto evidenziato dai dati relativi al tasso di iscrizione ai CdL in tecniche audioprotesiche, sempre meno iscritti ogni anno e quindi sempre meno tecnici audioprotesisti abilitati per svolgere questo bellissimo lavoro, dall’altro c’è una evidente crisi di ruolo, si da ancora troppa poca importanza alla figura centrale dell’audioprotesista rispetto al prodotto e si da ancora troppa poca importanza alle interazioni umane e alle competenze relazionali rispetto alla psicologia dell’ipoacusico.
La categoria deve dunque decidere: accetterà questo segnale di disaffezione come un dato strutturale del settore, attribuendolo a dinamiche esterne o a politiche non gradite (FIA, ANA, ANAP)? Oppure lo interpreterà come un’opportunità critica per ricostruire la sua proposta di valore partendo dalla formazione di base, assicurando che ogni professionista abbia gli strumenti pratici per guidare davvero il paziente ipoacusico alla relazione nella fiducia e non verso la solita vendita degli apparecchi acustici?
Il futuro dell’audioprotesi italiana non è una destinazione che si attende, ma si costruisce con competenze che risuonino concretamente con le esigenze del mercato, giorno dopo giorno, nel silenzio operativo del centro acustico. I posti vuoti di Rimini hanno parlato. Ora tocca alla leadership dare una risposta che non sia solo teorica, ma concretamente trasformativa.





