Il termine “binge drinking” definisce l’assunzione di “tanto alcol in poche ore”. Questo modello di consumo intensivo, anche se occasionale, è estremamente dannoso perché il fegato non riesce a metabolizzare grandi quantità di etanolo velocemente, sovraccaricando l’organismo.
Definizione e Soglie di Rischio
Il Dott. Gianni Testino, presidente della SIA, sottolinea come l’allarme non riguardi solo i giovanissimi, ma anche gli adulti che concentrano l’assunzione di alcol in brevi finestre temporali (ad esempio, oltre 4 unità di alcol tra aperitivo, cena e dopocena).
| Gruppo | Soglia Binge Drinking (Unità Alcoliche/poche ore) | Tempo di Smaltimento Minimo (circa) |
| Donne | 4 o più unità | 3-4 ore |
| Uomini | 5 o più unità | 3-4 ore |
| Sotto i 25 anni | 2 o più unità (considerato già a rischio) | Variabile, metabolismo più lento |
Nota: Un’unità alcolica (UA) corrisponde a circa 12 grammi di etanolo (circa un bicchiere di vino da 125 ml o una lattina di birra da 330 ml).
I Danni Immediati e a Lungo Termine su Fegato e Cervello
L’etanolo è intrinsecamente una sostanza tossica. Il suo consumo in modalità binge scatena una serie di danni fisici e mentali gravi:
A. Impatto Immediato (Rischio Acuto)
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Intossicazione Acuta: Il rapido innalzamento dell’alcolemia può portare a coma etilico e morte.
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Percezione del Rischio Alterata: A livello cerebrale, i giovani (ma anche gli adulti) perdono la percezione del rischio e la razionalità, aumentando drasticamente la probabilità di incidenti (stradali e non) e lesioni.
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Deterioramento Cognitivo Giovanile: Sotto i 25 anni, ogni episodio di binge drinking provoca una “infiammazione del cervello” che si traduce in problemi di apprendimento, difficoltà di linguaggio e aggressività (nei ragazzi) o vulnerabilità (nelle ragazze).
B. Danni a Lungo Termine e Cronici
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Fegato: Anche un solo episodio di abbuffata alcolica può causare una funzionalità epatica ridotta per qualche mese, persino in un fegato sano. Se il binge è occasionale, la funzionalità epatica torna normale in circa 3 mesi, ma il recupero cerebrale completo può richiedere fino a 10 mesi.
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Dipendenza: L’uso intensivo aumenta la possibilità di sviluppare una dipendenza cronica.
Chi è a Rischio e Le Interazioni con le Patologie Croniche
Secondo i dati 2025 dell’Istituto Superiore di Sanità, oltre 4 milioni di persone in Italia sono a rischio di abbuffata alcolica (2,9 milioni maschi, 1,23 milioni femmine).
Il rischio è amplificato in presenza di patologie preesistenti:
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Cardiovascolari: Chi soffre di ipertensione, fibrillazione atriale o altre patologie vascolari ha una maggiore probabilità di incorrere in infarto o ictus emorragico a causa dell’alcol.
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Metaboliche: Persone con fegato grasso o problemi al pancreas sono particolarmente vulnerabili.
Il Dott. Testino avverte inoltre che l’alcol annulla gli effetti di molti farmaci destinati a trattare queste patologie, trasformando il brindisi in un grave pericolo terapeutico.
Il Consiglio per una Socializzazione Responsabile
Premesso che l’astensione è la scelta più sicura, per coloro che non vogliono rinunciare al rito sociale del consumo alcolico, la SIA fornisce linee guida chiare e improntate alla massima cautela:
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Mai a Stomaco Vuoto: Consumare alcol esclusivamente a stomaco pieno (dopo aver mangiato).
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Moderazione Assoluta:
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Donne: Non più di una unità alcolica (UA).
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Uomini: Non più di due unità alcoliche (UA).
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Pazienza per lo Smaltimento: Tenere presente che ogni unità alcolica richiede circa un’ora per essere smaltita da un fegato sano. Chi ha un fegato compromesso necessita di tempi molto più lunghi.
Il Natale dovrebbe essere un momento di gioia e lucidità, non un’occasione per mettere in pericolo la propria salute e quella degli altri.





