La cronaca medica e quella internazionale si sono intrecciate in modo drammatico in questo inizio di 2026. Mentre l’Italia accoglie e cura i giovani sopravvissuti alla tragedia dell’incendio di Crans-Montana, un’ombra si allunga sulle eccellenze dei nostri centri grandi ustionati: la carenza di farmaci essenziali. Al centro della bufera c’è il Nexobrid, un preparato enzimatico rivoluzionario che ha cambiato radicalmente l’approccio alla rimozione dei tessuti necrotici.
Il farmaco, stando agli elenchi ufficiali dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), risulta ufficialmente carente o, in alcuni dosaggi, addirittura uscito di scena. Una situazione che solleva interrogativi non solo sulla gestione delle scorte per le emergenze nazionali, ma anche sulla vulnerabilità di una filiera produttiva globale che, quando si spezza, lascia medici e pazienti in una trincea sprovvista di munizioni.
Cos’è il Nexobrid e perché la sua assenza pesa così tanto?
Per comprendere l’entità del problema, bisogna guardare alla natura stessa del trattamento delle ustioni gravi. Quando la pelle subisce un danno termico profondo, si forma quella che in medicina viene chiamata escara, uno strato di tessuto morto e denaturato che deve essere rimosso il più rapidamente possibile per evitare infezioni sistemiche e permettere la guarigione.
Il Nexobrid, prodotto dalla multinazionale Mediwound, è un concentrato di enzimi proteolitici arricchiti in bromelina, una sostanza estratta dal gambo dell’ananas (Ananas comosus). La sua funzione è quella che i chirurghi definiscono “debridement enzimatico”. A differenza della chirurgia tradizionale, che richiede l’uso del bisturi e spesso l’anestesia generale per asportare strati di tessuto (con il rischio di rimuovere anche parti sane), il Nexobrid agisce in modo selettivo.
La biochimica della guarigione
Il principio attivo agisce rompendo i legami peptidici delle proteine denaturate dal calore. Se volessimo rappresentare in modo semplificato la reazione di idrolisi catalizzata dagli enzimi della bromelina sulle catene proteiche dell’escara, potremmo utilizzare la seguente formula:
Questa capacità di “sciogliere” selettivamente il tessuto danneggiato nell’arco di appena 4 ore riduce drasticamente la necessità di interventi chirurgici invasivi, limita le perdite ematiche e, fattore non trascurabile, migliora i risultati estetici e funzionali a lungo termine. Per i ragazzi di Crans-Montana, reduci da traumi fisici e psicologici devastanti, un trattamento meno invasivo non è un lusso, ma una necessità clinica.
L’analisi della carenza: i dati AIFA
Il bollettino dell’AIFA è impietoso. La situazione del Nexobrid si è deteriorata rapidamente verso la fine del 2025, trascinando i suoi effetti nel 2026:
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Dosaggio da 2 grammi: Commercializzazione definitivamente cessata dall’ottobre 2025. Una perdita secca per i trattamenti di aree più contenute o per dosaggi pediatrici precisi.
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Dosaggio da 5 grammi: Segnalati gravi “problemi produttivi”. L’azienda produttrice, Mediwound, ha sede in Israele, a Yavne, e la logistica internazionale, unita a possibili difficoltà nelle linee di sintesi e purificazione degli enzimi, ha messo in ginocchio le forniture europee.
Nel novembre 2025, l’AIFA ha dovuto ricorrere a una misura definita “estrema”: l’autorizzazione alle strutture sanitarie per l’importazione di farmaci analoghi autorizzati all’estero. Questa procedura viene attivata solo per circa 300 dei 3.000 farmaci che risultano periodicamente carenti in Italia, ovvero solo per quei medicinali che non hanno alternative terapeutiche valide e identiche sul mercato interno.
Il parere dell’esperto: esistono alternative?
Nonostante la gravità della situazione, la medicina d’urgenza italiana non è rimasta a guardare. Steven Paul Nisticò, ordinario di Dermatologia alla Sapienza Università di Roma e figura di spicco del Policlinico Umberto I, ha analizzato la questione con pragmatismo clinico.
“La carenza è reale e problematica, ma non siamo a mani vuote”, spiega Nisticò. “Esistono alternative sia chirurgiche che farmacologiche, sebbene presentino profili di efficacia e tempi differenti.”
Chirurgia vs Enzimi
La chirurgia rimane il gold standard storico. Tuttavia, la rimozione manuale dell’escara richiede tempi più lunghi e una precisione millimetrica che l’occhio umano, per quanto esperto, fatica a pareggiare rispetto alla selettività biochimica. Inoltre, l’anestesia generale necessaria per i grandi sbridamenti chirurgici rappresenta un rischio aggiuntivo per pazienti già emodinamicamente instabili.
Alternative farmacologiche
Esistono altri enzimi, come la collagenasi, utilizzati per la pulizia delle piaghe e delle ustioni. Tuttavia, la loro velocità d’azione non è paragonabile a quella del Nexobrid. Mentre il preparato a base di bromelina agisce in poche ore, altri enzimi possono richiedere giorni o applicazioni ripetute, aumentando il tempo in cui il letto della ferita resta esposto a potenziali patogeni.
Tabella: Confronto tra i metodi di debridement
| Caratteristica | Nexobrid (Bromelina) | Chirurgia Tradizionale | Collagenasi / Altri Enzimi |
| Tempo di azione | 4 ore | Immediato (ma lungo intervento) | Giorni |
| Selettività | Alta (risparmia il derma sano) | Operatore-dipendente | Media |
| Anestesia | Spesso locale/sedazione | Spesso generale | Locale |
| Disponibilità 2026 | Carente / Importazione | Sempre disponibile | Disponibile |
La geopolitica dei farmaci e il rischio sistemico
Il caso Nexobrid è lo specchio di un problema molto più vasto. La dipendenza dell’Italia da siti produttivi situati in aree geografiche instabili o soggette a crisi logistiche (come la sede israeliana di Mediwound) espone il nostro Servizio Sanitario Nazionale a rischi imprevedibili.
Quando un farmaco “orfano” o altamente specializzato come questo viene a mancare, non si tratta solo di un disagio burocratico. Per i centri grandi ustionati, che operano su volumi ridotti ma con intensità di cura altissima, la mancanza di una polvere enzimatica può significare la differenza tra una cicatrice funzionale e una menomazione permanente.
La strategia dell’AIFA di autorizzare l’importazione è un “paracadute”, ma non è una soluzione strutturale. Le lungaggini burocratiche per l’importazione, i costi spesso superiori per l’acquisto all’estero e la competizione internazionale per accaparrarsi le poche scorte rimaste rendono la vita difficile ai farmacisti ospedalieri.
Una lezione da Crans-Montana
La tragedia di Crans-Montana ha riportato l’attenzione del grande pubblico su un settore della medicina, quello delle ustioni, spesso dimenticato finché non accade l’irreparabile. Scoprire che nel 2026, in un Paese del G7, un farmaco salvavita derivato dal semplice gambo di un ananas possa scarseggiare a causa di logiche produttive globali deve far riflettere.
È necessario che l’Italia e l’Europa tornino a investire nella sovranità farmaceutica, incentivando la produzione locale di principi attivi essenziali o creando scorte strategiche nazionali che vadano oltre la gestione del “just-in-time”.
Per i pazienti ricoverati nei nostri centri, l’impegno dei medici come il professor Nisticò resta la garanzia primaria. La chirurgia e le alternative esistenti tamponano l’emergenza, ma il ritorno alla piena disponibilità del Nexobrid resta l’obiettivo minimo per garantire a chi ha attraversato il fuoco la migliore speranza di rinascita.





