Nel panorama delle neuroscienze del 2026, la lotta alla sclerosi multipla (SM) sta vivendo un cambio di paradigma senza precedenti. Se fino a pochi anni fa l’obiettivo principale della medicina era sopprimere o modulare un sistema immunitario considerato “impazzito”, oggi la ricerca italiana sta tracciando una via opposta e rivoluzionaria: potenziare i meccanismi anti-infiammatori naturali dell’organismo per bloccare la progressione della malattia senza esporre il paziente ai rischi dell’immunosoppressione.
Protagonista di questa svolta è la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, che con il supporto di AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e della sua Fondazione (FISM), ha individuato una molecola chiave, l’Interleuchina 9 (IL-9), capace di agire come un interruttore naturale per spegnere l’incendio della neuroinfiammazione direttamente nel cervello.
1. Il limite delle terapie attuali e la sfida delle forme progressive
In Italia, la sclerosi multipla colpisce circa 144.000 persone. Grazie a oltre 20 terapie approvate, l’aspettativa di vita dei pazienti è oggi sovrapponibile a quella della popolazione sana. Tuttavia, rimane uno scoglio difficile da superare: le forme progressive di malattia.
In queste varianti, il danno neurologico avanza costantemente e le cure attuali, basate sulla riduzione della risposta immunitaria globale, mostrano un’efficacia limitata. Inoltre, l’immunosoppressione prolungata rende i pazienti più vulnerabili a infezioni e patogeni esterni. È qui che si inserisce il lavoro dell’équipe guidata dalla dottoressa Elisabetta Volpe, che propone di smettere di “disarmare” il sistema immunitario, cercando invece di “istruire” le sue componenti a combattere l’infiammazione dall’interno.
2. Protagonisti dell’infiammazione: il ruolo degli Astrociti
Il cuore della ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Neurology: Neuroimmunology & Neuroinflammation, riguarda gli astrociti. Queste cellule, chiamate così per la loro caratteristica forma a stella, costituiscono l’impalcatura del sistema nervoso centrale. In condizioni normali, nutrono i neuroni e mantengono l’equilibrio biochimico; tuttavia, nella sclerosi multipla, diventano “reattivi”.
L’astrocita reattivo cambia funzione e inizia a produrre sostanze pro-infiammatorie che danneggiano la mielina (la guaina protettiva dei nervi). Lo studio della Fondazione Santa Lucia ha dimostrato che l’interleuchina 9 (IL-9), una proteina messaggera del sistema immunitario, ha la straordinaria capacità di ridurre lo stato infiammatorio di queste cellule, riportandole a una condizione di protezione e supporto.
3. La scoperta: l’Interleuchina 9 come scudo naturale
Le interleuchine sono le “radio” del sistema immunitario: trasportano informazioni che possono accendere o spegnere una risposta. La dottoressa Volpe e il suo team hanno osservato che l’IL-9 non ha solo funzioni negative, ma può attivare meccanismi di auto-riparazione.
L’approccio sperimentale a tre modelli
Per garantire la massima solidità scientifica, la ricerca è stata condotta su tre diversi modelli umani in vitro:
-
Linee cellulari astrocitarie: Per osservare le reazioni biochimiche di base.
-
Astrociti umani primari: Per una risposta cellulare diretta.
-
Astrociti derivati da staminali pluripotenti indotte (iPSC): Per riprodurre in laboratorio le condizioni specifiche dei pazienti con sclerosi multipla progressiva.
Questa strategia “multilivello” ha confermato che l’IL-9 riprogramma la reattività degli astrociti, trasformandoli da agenti di danno a promotori di un ambiente cerebrale sano.
Tabella: L’evoluzione delle strategie terapeutiche nella SM
| Caratteristica | Terapie Tradizionali | Nuova Frontiera (IL-9 / IRCCS) |
| Obiettivo | Immunosoppressione / Modulazione | Potenziamento anti-infiammatorio naturale |
| Effetto collaterale | Maggiore vulnerabilità alle infezioni | Nessuna riduzione delle difese esterne |
| Target Cellulare | Linfociti T e B (circolanti) | Astrociti e cellule del sistema nervoso |
| Efficacia nelle forme progressive | Limitata | Alta potenzialità di arresto del danno |
| Meccanismo d’azione | Spegnimento dei segnali | Riprogrammazione della reattività cellulare |
4. Verso una nuova classe di farmaci: l’impegno di FISM
Il risultato ottenuto non resterà confinato in laboratorio. La Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) ha già rifinanziato il progetto con l’obiettivo esplicito di trasformare questa scoperta in una nuova classe di farmaci.
Questi futuri trattamenti potrebbero agire in modo mirato solo dove serve (nel sistema nervoso centrale), evitando di compromettere la capacità dell’organismo di difendersi da virus e batteri. Come evidenziato anche in altri ambiti della medicina nel 2026 — dai nuovi approcci contro l’emicrania pediatrica alla “normalizzazione” nell’emofilia — la parola d’ordine è precisione.
5. Perché questa ricerca cambia la prospettiva del paziente
Sentirsi dire che il proprio sistema immunitario non è un nemico da abbattere, ma un alleato da potenziare, ha un impatto psicologico enorme. “Comprendere come il cervello risponde a uno stimolo infiammatorio aumenta le opzioni terapeutiche”, spiega la dottoressa Volpe.
Intercettare la neuroinfiammazione sul nascere o riuscire a spegnerla nelle fasi progressive significa offrire una speranza concreta a chi, fino ad oggi, vedeva la propria disabilità avanzare senza armi efficaci per contrastarla. La ricerca italiana si conferma ancora una volta un’eccellenza mondiale, capace di guardare oltre le terapie consolidate per esplorare la saggezza biologica del nostro stesso corpo.
Il futuro è la neuroimmunologia molecolare
La battaglia contro la sclerosi multipla si combatte ora a livello molecolare. Se nel XX secolo la medicina ha imparato a “frenare” il sistema immunitario, il XXI secolo si apre con la capacità di “guidarlo”. L’interleuchina 9 è solo il primo di una serie di messaggeri che potrebbero rivoluzionare la neurologia.
Mentre aspettiamo che questi studi si traducano in terapie disponibili in clinica, la solidità dei dati pubblicati su Neurology ci autorizza all’ottimismo. La scienza sta finalmente imparando a parlare la lingua delle cellule del cervello, e il messaggio che sta inviando è uno solo: la riparazione è possibile.





