In un 2026 che corre veloce verso la medicina personalizzata e le cure geniche, ci si aspetterebbe che l’umanità avesse definitivamente archiviato le pratiche sciamaniche prive di fondamento. Eppure, la cronaca sanitaria ci riporta bruscamente a terra. L’ultimo allarme, lanciato con un misto di sconcerto e urgenza professionale da Matteo Bassetti, direttore delle Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, riguarda l’urinoterapia.
Sì, avete letto bene: ci sono persone che bevono la propria urina, convinte di attingere a una sorta di “elisir di lunga vita” o di potenziare il sistema immunitario. Una pratica che Bassetti definisce senza mezzi termini pericolosa, priva di basi scientifiche e potenzialmente tossica. Come giornalista che osserva le derive della disinformazione medica, trovo che questo fenomeno sia l’emblema di un paradosso moderno: più la scienza avanza, più una parte della popolazione si rifugia in atavismi biologici privi di logica.
La Biologia dell’Escrezione: Perché la Pipì non è un Drink
Per capire l’assurdità dell’urinoterapia, bisogna tornare ai banchi di scuola, o meglio, alla fisiologia renale. Il rene è una delle macchine filtranti più sofisticate dell’universo conosciuto. Il suo compito è depurare il sangue, separando le sostanze utili da quelle tossiche o in eccesso.
L’urina è il concentrato di tutto ciò che il corpo ha deciso di scartare. È composta per circa il 95% da acqua, ma il restante 5% è un cocktail di scorie metaboliche che l’organismo ha faticato a espellere. Tra queste troviamo:
-
Urea ($CO(NH_2)_2$): Prodotto finale del metabolismo delle proteine.
-
Creatinina: Scarto del metabolismo muscolare.
-
Acido Urico: Residuo della scomposizione delle purine.
-
Elettroliti in eccesso: Sodio, potassio e fosfati che, se riassorbiti, possono alterare l’omeostasi idrosalina.
-
Residui di farmaci e tossine ambientali.
Come sottolinea sagacemente Bassetti, “se il nostro corpo elimina delle scorie è perché non le dobbiamo reintrodurre”. Reingerirle è un controsenso biologico: è come se un servizio di nettezza urbana raccogliesse i rifiuti di una città per poi scaricarli nuovamente nelle dispense dei cittadini.
Il Mito della Sterilità e il Rischio di Infezioni
Uno dei pilastri su cui poggiano i sostenitori dell’urinoterapia è l’idea che l’urina sia “sterile”. Questa è una mezza verità medica che è stata ampiamente superata dalla ricerca sul microbioma urinario. Anche in un individuo sano, l’urina contiene comunità batteriche.
Il pericolo esplode quando queste urine vengono manipolate o, peggio ancora, “invecchiate”. Bassetti cita l’esempio agghiacciante di chi lascia l’urina sul davanzale. In quel lasso di tempo, l’urea inizia a degradarsi in ammoniaca ($NH_3$), e i batteri presenti (anche se in minima quantità) proliferano a ritmi esponenziali grazie alla temperatura ambiente e ai nutrienti organici presenti nel liquido.
Bere urina “stagionata” significa esporsi a:
-
Gastroenteriti acute: Causate dalla carica batterica proliferata nel flacone.
-
Intossicazione da ammoniaca: Con danni potenziali alle mucose dell’esofago e dello stomaco.
-
Sovraccarico renale: I reni devono filtrare per la seconda volta le stesse scorie, lavorando sotto stress inutile.
L’Analisi di Bassetti: “Uscite dalla finestra, rientrate dalla porta”
L’infettivologo genovese utilizza una metafora architettonica per descrivere il rischio di riassorbimento. Il sistema renale lavora per “gradienti”. La concentrazione di soluti nell’urina è molto più alta di quella nel sangue.
Quando una persona affetta da certe patologie beve la propria urina, rischia un vero e proprio avvelenamento endogeno. Se una sostanza è stata escreta perché presente in livelli tossici (si pensi a certi metaboliti farmaceutici), rimetterla nello stomaco significa costringere il fegato e i reni a un lavoro ciclico ed estenuante che può portare all’insufficienza funzionale.
Inoltre, Bassetti lancia un monito ancora più severo sulle pratiche che prevedono il consumo di urine altrui. Qui il rischio non è solo tossicologico, ma infettivo: malattie a trasmissione fecale-orale, epatiti e altre infezioni possono essere veicolate attraverso questo fluido, specialmente se la persona “donatrice” è asintomatica per alcune patologie.
Psicologia della Pseudoscienza: Perché il Fenomeno Resiste?
Perché nel 2026 dobbiamo ancora discutere di queste pratiche? La risposta è complessa e mescola diffidenza verso la “Big Pharma”, ricerca di rimedi “naturali” a costo zero e una sorta di feticismo della salute ancestrale.
L’urinoterapia viene spesso venduta come un segreto millenario (con richiami distorti all’Ayurveda) capace di curare tutto, dalle allergie ai tumori. Non esiste, tuttavia, nessuna evidenza scientifica (zero, nihil) che supporti queste tesi. Gli studi clinici condotti negli anni hanno dimostrato solo una cosa: la potenziale pericolosità della pratica.
| Argomento dei Sostenitori | Realtà Scientifica | Rischio Reale |
| “Contiene anticorpi” | Le immunoglobuline sono proteine che vengono digerite nello stomaco | Inefficacia totale |
| “È un vaccino naturale” | Non c’è attivazione immunitaria benefica | Infezioni batteriche |
| “Depura la pelle” | L’urea è usata in cosmesi, ma quella sintetica e controllata | Dermatiti e irritazioni da ammoniaca |
| “È gratis e naturale” | Anche il veleno di vipera è naturale, ma non per questo salutare | Intossicazione sistemica |
Dalle Radio ai Social: Il Pericolo della Viralità
Bassetti cita il caso della “Zanzara”, il noto programma radiofonico dove spesso compaiono personaggi borderline. Il problema, tuttavia, è che ciò che nasce come intrattenimento grottesco può essere recepito da persone fragili o disinformate come un’alternativa valida alla medicina ufficiale.
Nell’era dei social media, un video di trenta secondi che promuove l’urinoterapia come “rimedio segreto dei centenari” può raggiungere milioni di visualizzazioni prima di essere segnalato come fake news. La responsabilità degli esperti come Bassetti è quella di “entrare nell’arena” e usare un linguaggio chiaro, diretto e, se necessario, duro, per smontare queste follie prima che diventino emergenze di salute pubblica.
La Connessione con il Benessere Generale: Un Errore di Prospettiva
In questa serie di approfondimenti abbiamo parlato di quanto sia importante la guarigione del tessuto adiposo, l’aderenza terapeutica nel diabete e il rispetto dei ritmi circadiani. Tutte queste pratiche si basano sul concetto di “assecondare la biologia”.
L’urinoterapia fa l’esatto opposto: combatte la biologia. Se l’evoluzione ha selezionato organismi dotati di un sistema di escrezione efficiente, è perché la separazione tra “ciò che nutre” e “ciò che avvelena” è la base della vita complessa. Ignorare milioni di anni di evoluzione per seguire un post su Facebook non è intraprendenza, è oscurantismo.
Fiducia nella Scienza, non nei Fluidi
In conclusione, l’appello di Matteo Bassetti deve essere accolto con la massima serietà. Non c’è spazio per il “secondo me” o per l'”ho sentito dire” quando si parla di sicurezza metabolica. Bere la propria urina non vi renderà più sani, non vi curerà la dermatite e non potenzierà i vostri muscoli. Vi esporrà solo a rischi di infezioni, squilibri elettrolitici e irritazioni gastriche.
Il corpo umano nel 2026 ha bisogno di aria pulita, cibo nutriente, movimento costante e, quando necessario, farmaci approvati e testati. Le scorie devono restare fuori dalla finestra. Non lasciate che la porta principale di casa vostra — la vostra bocca — diventi l’ingresso per ciò che il vostro organismo ha già saggiamente deciso di scartare.





