In un’Italia che occupa l’ottavo posto a livello mondiale per numero di persone affette da demenza, la lotta all’Alzheimer si combatte nei laboratori di sei giovani ricercatori “under 40”. Airalzh Onlus (Associazione Italiana Ricerca Alzheimer) ha annunciato i vincitori del bando AGYR 2025, stanziando 300.000 euro per progetti che puntano tutto su due pilastri: diagnosi precoce e prevenzione.
“La ricerca è l’unica strada per offrire qualità di vita a malati e caregiver”, ha dichiarato la presidente Alessandra Mocali, annunciando inoltre che per il 2026 il finanziamento salirà a 400.000 euro. Un segnale forte in un panorama socio-sanitario che vede milioni di famiglie coinvolte in una sfida quotidiana contro l’oblio.
1. I sei “cacciatori di segnali”: chi sono e cosa studiano
I progetti vincitori, selezionati da un comitato internazionale, rappresentano l’eccellenza della ricerca traslazionale italiana. Ecco le linee di studio che potrebbero cambiare il nostro futuro:
Dalle lacrime ai neuroni “riprogrammati”
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Federico Cazzaniga (Besta, Milano): Una delle ricerche più curiose e promettenti. L’obiettivo è analizzare le lacrime umane per trovare biomarcatori capaci di distinguere l’Alzheimer dall’angiopatia amiloide cerebrale. Una diagnosi non invasiva che potrebbe rivoluzionare lo screening.
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Silvia Cecilia Pelucchi (UniMi): Utilizza la “riprogrammazione cellulare”. Preleva cellule dalla pelle dei pazienti e le trasforma in neuroni in provetta per studiare i meccanismi molecolari della malattia senza biopsie cerebrali invasive.
Inquinamento e Genetica: i fattori di rischio
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Lorenzo Pini (UniPd-Vimm): Studia l’impatto dell’inquinamento ambientale. Il progetto indaga come l’esposizione prolungata a sostanze tossiche danneggi le connessioni cerebrali, rendendo il cervello più vulnerabile alla neurodegenerazione.
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Rebecca Piccarducci (UniPi): Si focalizza sulla variante genetica ApoE4, il principale fattore di rischio ereditario. L’obiettivo è attivare una proteina specifica per proteggere le sinapsi e rallentare il declino.
Neuroimaging e Infiammazione
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Nerisa Banaj (Santa Lucia, Roma): Integra neuroimaging avanzato e analisi computazionali per intercettare i cambiamenti cerebrali anni prima della comparsa dei sintomi clinici.
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Guido Maria Giuffrè (Gemelli, Roma): Analizza la neuroinfiammazione, considerata oggi uno dei motori principali della progressione della malattia, per identificare nuovi bersagli terapeutici.
2. Il calendario della ricerca: appuntamenti 2026
Il mondo scientifico si riunirà a breve per discutere questi progressi. I sei vincitori presenteranno i loro lavori al convegno SINdem4Juniors il 5 febbraio 2026 a Bressanone.
Per chi volesse seguire le orme di questi scienziati, la Call for Proposals 2026 aprirà ufficialmente il 13 febbraio, con una dotazione aumentata a 400mila euro. La scadenza per le candidature è fissata al 1° aprile 2026.
Tabella: I pilastri della ricerca Airalzh 2025
| Ricercatore | Istituto | Focus del Progetto | Innovazione |
| Nerisa Banaj | Santa Lucia (RM) | Neuroimaging computazionale | Diagnosi precoce digitale |
| Federico Cazzaniga | Besta (MI) | Biomarcatori nelle lacrime | Test diagnostico non invasivo |
| Guido M. Giuffrè | Gemelli (RM) | Neuroinfiammazione | Nuovi target farmacologici |
| Silvia C. Pelucchi | Statale (MI) | Neuroni da cellule della pelle | Modelli di malattia personalizzati |
| Rebecca Piccarducci | UniPi (PI) | Variante genetica ApoE4 | Neuroprotezione sinaptica |
| Lorenzo Pini | UniPd (PD) | Inquinamento ambientale | Impatto dei tossici sul cervello |
3. Perché la diagnosi precoce è la vera cura
Come abbiamo visto nei recenti dibattiti sullo sport come farmaco per la mente, il cervello possiede una straordinaria plasticità. Tuttavia, una volta che i neuroni sono andati perduti, il recupero è quasi impossibile.
Intervenire nella fase “pre-sintomatica” — quella in cui i biomarcatori (come quelli studiati da Cazzaniga nelle lacrime) segnalano il pericolo ma la memoria è ancora intatta — permette di:
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Iniziare terapie che rallentino l’accumulo di proteina beta-amiloide.
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Adottare stili di vita (dieta, esercizio fisico) che potenzino la riserva cognitiva.
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Pianificare percorsi di assistenza personalizzati, riducendo l’impatto sociale sui caregiver.
Un investimento sull’indipendenza scientifica
Il bando Airalzh non è solo un finanziamento alla medicina, ma un investimento sul capitale umano. Permettere a ricercatori under 40 di sviluppare carriere indipendenti in Italia è l’unico modo per evitare la “fuga di cervelli” in un settore, quello delle neuroscienze, dove il nostro Paese vanta una tradizione d’eccellenza.
Mentre attendiamo i risultati di questi studi, il messaggio per la popolazione resta chiaro: la prevenzione inizia oggi, ma la diagnosi di domani passerà per una lacrima o per una scansione computazionale.





