Per secoli abbiamo pensato che l’alcol fosse un’invenzione culturale umana, un prodotto della civiltà e dell’agricoltura. Tuttavia, una nuova e affascinante ricerca condotta nelle foreste dell’Uganda ribalta questa convinzione, confermando quella che gli scienziati chiamano “ipotesi della scimmia ubriaca”. Grazie al lavoro di Aleksey Maro e Robert Dudley dell’Università della California Berkeley, abbiamo oggi la “prova regina”: tracce inequivocabili di etanolo nelle urine degli scimpanzé selvatici.
Lo studio, che sarà pubblicato sulla rivista Biology Letters, dimostra che i nostri parenti più prossimi non solo ingeriscono alcol attraverso la frutta fermentata, ma lo fanno in quantità paragonabili a quelle di un moderato bevitore umano. Questa scoperta non è solo una curiosità zoologica, ma un tassello fondamentale per comprendere la nostra stessa evoluzione e il complesso rapporto che la nostra specie intrattiene con le sostanze alcoliche.
Urina e ingegno: come si misura l’ebbrezza in una foresta pluviale
Condurre test clinici su scimpanzé liberi nel Parco Nazionale di Kibale non è un compito semplice. In assenza di etilometri praticabili, il ricercatore Aleksey Maro ha dovuto trasformarsi in un “detective delle urine”. Utilizzando rami biforcuti trasformati in coppe di raccolta e monitorando con pazienza i movimenti degli esemplari di Ngogo, Maro è riuscito a raccogliere 20 campioni di urina da 19 diversi individui di Pan troglodytes.
I risultati delle analisi sono stati sorprendenti:
-
17 campioni su 20 sono risultati positivi all’etilglucuronide (EtG), un sottoprodotto metabolico che si forma solo dopo l’ingestione di etanolo.
-
I livelli rilevati in molti campioni superavano i 500 ng/ml, una soglia che negli esseri umani indica il consumo di 1 o 2 drink standard nelle 24 ore precedenti.
-
La diffusione del dato suggerisce che il consumo di alcol non sia un evento sporadico, ma una costante fisiologica della loro dieta.
La “Mela Stella”: il nettare fermentato degli scimpanzé
Il veicolo principale di questo alcol è la frutta, in particolare la mela stella bianca. Nella foresta pluviale, i frutti maturi caduti a terra o rimasti sugli alberi iniziano rapidamente un processo di fermentazione naturale grazie ai lieviti ambientali.
Secondo le stime di Dudley e Maro:
-
Quantità: Uno scimpanzé medio consuma circa 4,5 kg di frutta al giorno.
-
Gradazione: Anche se la frutta analizzata presentava una concentrazione di etanolo tra lo 0,09% e lo 0,32%, la quantità massiccia di cibo ingerito porta a un’assunzione giornaliera di circa 14 grammi di alcol puro.
-
Effetto: Questa dose equivale a circa due bicchieri di vino per un uomo adulto, una quantità sufficiente a influenzare la biochimica cerebrale e, potenzialmente, il comportamento sociale.
Evoluzione o vizio? Il legame con l’essere umano
L’importanza di questa scoperta risiede nel concetto di adattamento evolutivo. L’ipotesi della scimmia ubriaca suggerisce che i nostri antenati frugivori abbiano sviluppato una predilezione per l’odore dell’etanolo perché fungeva da segnale per individuare i frutti più energetici (più zucchero = più fermentazione = più calorie).
Perché gli scimpanzé cercano l’alcol?
| Fattore | Vantaggio Evolutivo |
| Apporto Energetico | La frutta fermentata è più ricca di zuccheri pronti all’uso. |
| Segnale Olfattivo | L’odore dell’alcol è percepibile a grandi distanze nella fitta foresta. |
| Socialità | Come osservato in gruppi che condividono grandi frutti (African breadfruit), l’alcol potrebbe favorire la convivialità. |
Differenze di genere e prospettive future
Un dato interessante emerso dai test riguarda la distribuzione del consumo. I risultati negativi o con bassi livelli di etanolo sono stati riscontrati maggiormente nelle femmine giovani o in fase fertile. Questo suggerisce che i maschi adulti potrebbero avere un accesso prioritario alle risorse più fermentate (e quindi più ambite) o che esistano meccanismi di auto-regolazione legati alla fertilità.
Il prossimo passo della ricerca, come indicato da Robert Dudley, sarà dimostrare se esista un’attrazione selettiva: gli scimpanzé scelgono deliberatamente i frutti con più alcol rispetto a quelli non fermentati? Se così fosse, avremmo la prova definitiva che il desiderio di ebrezza non è un prodotto della modernità, ma un lascito ancestrale scritto nelle nostre cellule.
Un’eredità che pesa
Scoprire che gli scimpanzé “bevono” regolarmente ci costringe a guardare al nostro rapporto con l’alcol sotto una luce diversa. Non siamo “caduti nel vizio” per un errore culturale; siamo, biologicamente parlando, i figli di scimmie che hanno imparato a trarre energia e piacere dai frutti della terra trasformati dal tempo. Proteggere questi primati e i loro ecosistemi significa, in ultima analisi, proteggere lo specchio in cui possiamo leggere le origini dei nostri comportamenti più profondi.





