Dimenticate il vecchio dogma del “riposo protettivo”. Se un tempo l’artrosi era considerata una condanna all’immobilità, oggi la medicina fisica e riabilitativa ribalta il paradigma: il movimento non è il problema, ma la soluzione. Secondo Andrea Bernetti, professore ordinario all’Università del Salento, restare fermi accelera il degrado della cartilagine, mentre camminare correttamente agisce come un vero e proprio stimolo rigenerativo.
L’artrosi di anca e ginocchio, le forme più diffuse, non sono il risultato ineluttabile dell’usura, ma una condizione che può essere gestita attraverso quello che gli esperti definiscono “movimento terapeutico”.
Il paradosso del liquido sinoviale: perché il carico serve
Uno dei timori più comuni tra i pazienti è che il carico meccanico del cammino possa “consumare” ulteriormente l’articolazione. La biomeccanica dice l’esatto opposto. La cartilagine non è irrorata dal sangue, ma trae nutrimento dal liquido sinoviale.
Il liquido sinoviale non è un lubrificante statico. Senza lo stimolo meccanico ciclico della deambulazione, tende a ristagnare. Il cammino favorisce la sintesi di componenti chiave che proteggono l’articolazione e garantisce che la cartilagine riceva il nutrimento necessario. Senza movimento, la cartilagine va incontro a una “malnutrizione” che ne accelera la degradazione.
Cammino vs Corsa: la soglia di tolleranza
Non tutto il movimento è uguale. Il segreto sta nell’intensità e nella gestione degli impatti.
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Il Cammino: Mantiene un contatto prolungato e una progressione fluida, minimizzando i picchi di stress. Gli studi confermano che camminare in piano non accelera le alterazioni visibili a radiografie o risonanze magnetiche, nemmeno nei soggetti obesi.
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Corsa e Salto: Introducono forze di picco e rapidità d’impatto elevate. Se in un’articolazione sana questo può “condizionare” i tessuti, in un’articolazione artrosica può superare la soglia di tolleranza, innescando dolore e infiammazione reattiva.
La regola delle 24 ore: come dosare lo sforzo
Le linee guida europee sono perentorie: l’attività fisica è il trattamento principale. Tuttavia, la prescrizione deve essere personalizzata come un farmaco. Ecco i criteri per capire se state esagerando:
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Fastidio accettabile: Un leggero disagio durante la camminata è normale, specialmente all’inizio.
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Il campanello d’allarme: Se il dolore persiste in modo acuto per più di 24 ore dopo l’attività, il dosaggio è stato eccessivo.
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Segni infiammatori: Se l’articolazione appare visibilmente gonfia o calda, è necessario ridurre il volume dei passi nella sessione successiva.
Artrosi severa: le alternative “in scarico”
Nei casi in cui l’artrosi è in stadio avanzato (grado severo con contatto “osso su osso”), il cammino prolungato può risultare controproducente. In queste situazioni, per preservare la salute cardiovascolare e muscolare senza infiammare l’articolazione, il medico consiglia modalità di esercizio in scarico parziale:
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Cyclette: Permette il movimento articolare senza il peso del corpo.
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Attività in acqua: La spinta idrostatica riduce l’impatto sulle articolazioni fino al 90%.
Un intervento a basso costo e alto rendimento
Camminare non serve solo alle gambe. L’attività fisica regolare è uno strumento potente contro le patologie croniche, migliora la qualità del sonno e la salute mentale. “Il paziente con artrosi non è un insieme di articolazioni isolate, ma un organismo complesso,” conclude Bernetti. In definitiva, il cammino personalizzato non solo preserva la mobilità, ma allunga la vita.





