Il caso del giovane diciassettenne napoletano, finito in coma dopo aver ingerito il cosiddetto “miele da sballo”, ha riportato prepotentemente all’attenzione dell’opinione pubblica il tema del consumo di sostanze stupefacenti tra gli adolescenti. Tuttavia, per gli esperti del settore, non si tratta di una scoperta inedita, quanto piuttosto di una conferma di una tendenza preoccupante: la banalizzazione del consumo di derivati della cannabis ad alta concentrazione di THC.
Non chiamatela “novità”: la pericolosità del THC elevato
A fare chiarezza è Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini e pioniere nel trattamento delle tossicodipendenze in Italia. Il “miele da sballo” — un preparato ad alta concentrazione di THC — non è una sostanza sconosciuta, ma una delle tante varianti in cui viene declinata la cannabis moderna.
“Oggi i livelli di THC sono drasticamente più alti rispetto a vent’anni fa”, avverte Barra. Questa forma di assunzione, che può sembrare meno “traumatica” o più “accettabile” rispetto ad altre, rappresenta in realtà una porta d’accesso insidiosa. Il rischio è duplice: da un lato, gli effetti immediati di un’intossicazione acuta che può portare a crisi neurologiche gravi; dall’altro, la funzione di “primo passo” verso il consumo di sostanze più pesanti e distruttive.
L’ombra del Crack: la vera emergenza giovanile
Se la cannabis occupa spesso le prime pagine, è un’altra la sostanza che sta seminando il panico tra gli addetti ai lavori: il crack. Barra sottolinea con preoccupazione come questa sostanza sia diventata, purtroppo, diffusissima tra le nuove generazioni.
La natura fortemente eccitante del crack rende la gestione clinica e terapeutica estremamente complessa. “Ci troviamo spesso impotenti”, confessa il medico, descrivendo ragazzi che, a causa dell’uso di questa sostanza, vedono il proprio stato di salute mentale e fisica deteriorarsi rapidamente. Il crack non ammette sconti e la sua capacità di indurre dipendenza immediata lo rende una minaccia sociale di primo ordine.
La droga è “democratica”: un pericolo per tutti
Un errore comune, spesso alla base di sottovalutazioni fatali, è quello di associare la tossicodipendenza a determinati ambienti di disagio sociale. Massimo Barra è netto: “La droga è democratica: arriva a tutti”.
Villa Maraini accoglie quotidianamente persone provenienti da ogni estrazione: dal ceto alto a quello marginalizzato, dall’istruito all’ignorante. La sostanza utilizzata è solo una parte del problema; la variabile determinante, quella che spesso segna il confine tra un consumo occasionale e una spirale di dipendenza devastante, è la struttura cerebrale individuale. Non esiste un profilo-tipo di tossicodipendente, ed è proprio per questo che nessuno può ritenersi al riparo.
L’appello del fondatore di Villa Maraini è chiaro: serve una maggiore consapevolezza, meno ipocrisia sulla pericolosità delle sostanze — anche quelle comunemente percepite come “leggere” — e un’attenzione costante verso il segnale di disagio che i giovani lanciano attraverso l’abuso di queste sostanze. Non è solo questione di chimica, è questione di salute pubblica e di futuro delle nuove generazioni.





