L’immunoterapia continua a cambiare il panorama delle cure oncologiche e arriva un’importante novità anche per il carcinoma dell’endometrio, il tumore ginecologico più frequente. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti approvato la rimborsabilità di durvalumab in associazione alla chemioterapia come trattamento di prima linea, seguito da una fase di mantenimento con il farmaco in monoterapia, per le pazienti con carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivante caratterizzato da deficit del mismatch repair (dMMR).
Si tratta di un passo significativo per una patologia che, secondo le stime, interesserà 8.260 nuove donne in Italia nel 2025 e che rappresenta l’unico tumore ginecologico con incidenza e mortalità ancora in crescita.
Una nuova strategia terapeutica
La nuova indicazione riguarda le pazienti con carcinoma dell’endometrio primario avanzato o recidivante candidate alla terapia sistemica e portatrici del deficit del mismatch repair, un’alterazione dei meccanismi cellulari deputati alla riparazione del DNA.
L’approvazione si basa sui risultati dello studio clinico DUO-E, che ha evidenziato come l’associazione di durvalumab con la chemioterapia (carboplatino e paclitaxel), seguita dal mantenimento con il solo immunoterapico, sia in grado di ridurre del 58% il rischio di progressione della malattia o di morte rispetto alla sola chemioterapia.
I dati sono stati presentati nel corso di un incontro con la stampa organizzato a Milano da AstraZeneca, dedicato agli sviluppi dell’immunoncologia nel trattamento dei tumori ginecologici.
Un tumore ancora troppo sottovalutato
“Il carcinoma dell’endometrio è stato a lungo sottovalutato e oggi rappresenta l’unica neoplasia ginecologica con un aumento sia dell’incidenza sia della mortalità”, ha spiegato la professoressa Domenica Lorusso, responsabile del Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X e docente ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso Humanitas University.
Secondo l’esperta, la prognosi nelle forme recidivanti resta spesso sfavorevole, rendendo indispensabile l’introduzione di trattamenti più efficaci. Circa tre pazienti su dieci presentano infatti il deficit del mismatch repair, una caratteristica biologica che rende particolarmente efficace l’impiego dell’immunoterapia.
Per questo motivo, la disponibilità del nuovo trattamento rimborsato rappresenta un cambiamento concreto nella gestione della malattia, offrendo una nuova opzione terapeutica fin dalla prima linea.
I fattori di rischio da conoscere
Il carcinoma dell’endometrio colpisce prevalentemente le donne dopo la menopausa, generalmente oltre i 50 anni, ma alcuni fattori possono aumentarne sensibilmente il rischio.
Tra i principali figurano:
- obesità;
- ipertensione arteriosa;
- diabete mellito;
- predisposizione genetica e familiarità.
A ricordarlo è la professoressa Nicoletta Colombo, direttrice del Gynecologic Oncology Program dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che sottolinea anche il ruolo determinante degli stili di vita.
Il sintomo che non va ignorato
Uno dei segnali più importanti è il sanguinamento uterino anomalo, che non deve mai essere sottovalutato, sia prima sia dopo la menopausa.
Una valutazione ginecologica tempestiva permette infatti di arrivare a una diagnosi precoce, elemento strettamente collegato a migliori probabilità di guarigione.
Medicina sempre più personalizzata
Negli ultimi anni la cura del carcinoma dell’endometrio avanzato è rimasta sostanzialmente legata alla sola chemioterapia. L’introduzione dell’immunoterapia modifica questo scenario, soprattutto nelle pazienti con alterazioni molecolari specifiche.
Per questo motivo gli specialisti sottolineano l’importanza della classificazione molecolare del tumore già al momento della diagnosi, così da identificare precocemente le pazienti che possono beneficiare delle terapie più innovative.
L’obiettivo è una medicina sempre più personalizzata, capace di adattare il trattamento alle caratteristiche biologiche della neoplasia.
Più informazione e accesso uniforme alle cure
Secondo Manuela Bignami, direttrice di Loto ODV, il carcinoma dell’endometrio continua a ricevere un’attenzione inferiore rispetto alla sua reale diffusione.
Per migliorare la presa in carico delle pazienti è necessario garantire percorsi diagnostico-terapeutici omogenei su tutto il territorio nazionale, riducendo le differenze tra le Regioni e assicurando un accesso equo alle cure innovative.
Altrettanto importante è aumentare la consapevolezza tra le donne, affinché imparino a riconoscere precocemente i sintomi e si rivolgano tempestivamente al ginecologo. In questo contesto, l’arrivo dell’immunoterapia rappresenta non solo un progresso terapeutico, ma anche un’opportunità per riportare l’attenzione su una patologia ancora troppo poco conosciuta, nonostante il suo crescente impatto sulla salute femminile.





