La tragica scomparsa di una donna di 76 anni in Trentino, vittima di un’encefalite da zecca (TBE) contratta a distanza di un mese dal morso del parassita, ha riportato drammaticamente l’attenzione su un rischio spesso sottovalutato: quello legato alle malattie trasmesse dai vettori. L’encefalite da zecca non è una semplice irritazione cutanea; è una grave infezione virale che attacca direttamente il sistema nervoso centrale. A fare chiarezza sulla pericolosità di questa patologia è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova, che attraverso i suoi canali social ha ribadito le linee guida fondamentali per prevenire il rischio.
Una minaccia concentrata nel Nord-Est
La TBE (Tick-Borne Encephalitis) non colpisce in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il virus circola principalmente nelle aree boschive del Nord-Est italiano, con un’incidenza particolare in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto — la provincia di Belluno resta tra le aree a sorveglianza speciale. È fondamentale sapere che l’infezione può essere contratta non solo attraverso il classico morso del parassita, ma anche per via alimentare, attraverso l’ingestione di latte crudo non pastorizzato proveniente da animali infetti.
Il decalogo della prevenzione: come proteggersi
Nonostante la gravità della malattia, gli strumenti per difendersi esistono e sono estremamente efficaci. Il professor Bassetti ne sottolinea tre in particolare:
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La vaccinazione: È l’arma più potente a nostra disposizione. Il vaccino contro la TBE è sicuro ed è fortemente raccomandato per chi vive nelle zone endemiche o per chi frequenta abitualmente i boschi per lavoro o passione.
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L’abbigliamento strategico: Durante le escursioni, il look deve essere dettato dalla prudenza. Pantaloni lunghi, scarpe chiuse, cappello e soprattutto colori chiari: questi ultimi non sono una scelta stilistica, ma funzionale, poiché rendono molto più semplice individuare ed eliminare le zecche prima che raggiungano la pelle.
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L’uso di repellenti: L’applicazione di prodotti specifici a base di DEET o altri principi attivi consigliati dai farmacisti sulla cute esposta riduce sensibilmente il rischio di attacco.
Cosa fare se la zecca ha già morso
Se al rientro da una passeggiata in natura dovessimo accorgerci della presenza di una zecca sulla pelle, il panico è il primo nemico. La regola è agire con tempestività ma con metodo:
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Rimozione: Utilizzare una pinzetta e tirare con decisione. L’importante è estrarre l’intero corpo del parassita senza lasciare residui nella ferita.
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Disinfezione: Una volta rimossa, la zona deve essere disinfettata accuratamente.
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Monitoraggio: Se nei giorni successivi alla rimozione dovessero comparire febbre, mal di testa persistente o eritemi cutanei insoliti, è necessario rivolgersi immediatamente al proprio medico curante, specificando di aver subito un morso di zecca.
L’episodio recente ci ricorda che la natura, pur essendo un luogo di rigenerazione, richiede rispetto e conoscenza dei rischi. La prevenzione non deve trasformarsi in ansia, ma in una pratica consapevole: informarsi sulla meta delle proprie escursioni, proteggersi adeguatamente e non trascurare mai i piccoli segnali che il corpo ci invia dopo un’uscita nel verde è il modo più efficace per continuare a godere delle nostre montagne in totale sicurezza.




