In occasione della Giornata Mondiale dell’Epatite, che si celebra oggi 28 luglio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Associazione Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI ETS) richiamano l’attenzione su una vera e propria emergenza di salute pubblica globale. Nel mondo si stima che circa 287 milioni di persone convivano con un’epatite virale cronica. Nonostante la disponibilità di strumenti diagnostici efficaci e terapie risolutive, il tasso di mortalità continua a crescere: nel solo 2024 si sono registrati circa 1,3 milioni di decessi.
La ricorrenza del 28 luglio è stata istituita in concomitanza con l’anniversario della nascita di Baruch Blumberg, premio Nobel nel 1976 per la scoperta del virus dell’epatite B e per lo sviluppo del primo vaccino. Tuttavia, il divario nell’accesso allo screening e alle cure frena il raggiungimento dell’obiettivo prefissato dall’OMS per il 2030: ridurre del 90% le nuove infezioni e del 65% la mortalità.
L’allarme dell’OMS: decessi per Epatite B in aumento del 17%
Secondo il nuovo rapporto diffuso dall’OMS in occasione della 26esima Conferenza internazionale sull’Aids a Rio de Janeiro, circa l’85% dei decessi complessivi per epatite è direttamente correlato all’infezione da virus B (HBV). Dal 2015 a oggi, le morti associate all’HBV sono aumentate del 17%, a causa delle forti limitazioni nella diagnosi precoce e nel successivo instradamento verso i trattamenti.
I virus epatotropi noti sono cinque (HAV, HBV, HCV, HDV ed HEV):
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HAV (Epatite A): Pur non cronicizzando, causa infezioni acute ed epidemie sia in aree con scarse condizioni igienico-sanitarie sia nei Paesi ad alto reddito, provocando circa 35.600 decessi stimati all’anno.
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HEV (Epatite E): Rappresenta una zoonosi emergente nei Paesi industrializzati, spesso trasmessa dal consumo di carne suina o di selvaggina cruda o poco cotta, con rischi elevati per donne in gravidanza e soggetti immunocompromessi.
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HBV, HCV e HDV: Costituiscono il nucleo principale delle patologie epatiche croniche, evolvendo frequentemente in cirrosi ed epatocarcinoma in assenza di trattamento.
Il nodo del “sommerso” e le disuguaglianze vaccinali
Il principale ostacolo alla diagnosi è la natura silente della malattia. Come spiega la Prof.ssa Valentina Svicher dell’Università di Roma Tor Vergata e componente del Gruppo di lavoro AMCLI:
“Molti pazienti convivono per anni con il virus senza sintomi evidenti e arrivano alla diagnosi quando sono già presenti complicanze epatiche avanzate. Far emergere questo sommerso attraverso programmi di screening è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di eliminazione”.
La vaccinazione rimane il pilastro fondamentale della prevenzione. Il vaccino contro l’HBV (che previene indirettamente anche l’infezione da HDV, in quanto quest’ultimo richiede la presenza di HBV per replicarsi) ha salvato milioni di vite. Tuttavia, la somministrazione della prima dose alla nascita — decisiva per prevenire la trasmissione verticale da madre a figlio — raggiunge solo il 45% dei neonati a livello globale e scende al di sotto del 20% nella Regione africana dell’OMS.
Terapie innovative e l’importanza della microbiologia clinica
Se da un lato la ricerca farmacologica ha fatto enormi passi avanti — portando i farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) per l’HCV a garantire tassi di guarigione superiori al 95% e migliorando la soppressione virale per HBV e HDV — dall’altro lato l’accesso effettivo alle cure rimane tragicamente ridotto. Nel 2024, meno del 5% delle persone con epatite B ha ricevuto una terapia antivirale e solo il 20% dei pazienti con epatite C ha avuto accesso al trattamento curativo.
Un’attenzione particolare va riservata al virus HDV, per il quale le linee guida raccomandano il test in tutti i soggetti HBV-positivi, sebbene nella pratica clinica venga ancora richiesto in modo discontinuo. Come evidenziato dal Dott. Carlo Federico Perno (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù) e concluso da Pierangelo Clerici, presidente di AMCLI ETS:
“Oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici che permettono di intervenire efficacemente. La microbiologia clinica è centrale: la diagnosi è il punto di partenza per far emergere le infezioni non riconosciute e avviare il paziente verso la cura”.
I NUMERI DELL’EPATITE NEL MONDO
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Persone conviventi con epatite cronica: ~287 milioni a livello globale.
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Mortalità annuale: 1,3 milioni di decessi stimati (85% riconducibili ad Epatite B).
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Aumento mortalità HBV: +17% dal 2015 per difetto di diagnosi e cura.
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Copertura vaccinale neonatale (entro 24h): 45% a livello globale (<20% nella Regione africana).
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Accesso ai trattamenti nel 2024: <5% per l’Epatite B, ~20% per l’Epatite C.





