Dietro una secchezza persistente degli occhi o della bocca non si nasconde semplicemente un disturbo localizzato, ma spesso una complessa malattia autoimmune sistemica capace di coinvolgere articolazioni, polmoni, reni e sistema nervoso. È la patologia al centro dell’attenzione in occasione della Giornata mondiale della malattia di Sjögren, ricorrenza in cui l’Apmarr (Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare Aps Ets) torna a richiamare con forza l’urgenza di riconoscere tempestivamente i segnali d’allarme, favorire percorsi diagnostici precoci e costruire una solida rete assistenziale multidisciplinare in grado di garantire una presa in carico completa del paziente.
La malattia di Sjögren è una condizione cronica in cui il sistema immunitario attacca erroneamente l’organismo, prendendo di mira principalmente le ghiandole salivari e lacrimali. Sebbene la secchezza persistente rappresenti il campanello d’allarme più comune, il quadro clinico si rivela estremamente eterogeneo a causa della comparsa di stanchezza profonda e invalidante, dolori articolari e muscolari, tumefazioni ghiandolari e manifestazioni sistemiche che interessano diversi organi. Come sottolinea Saviana Gandolfo, reumatologa presso l’Ospedale del Mare di Napoli e docente dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, la tendenza a identificare la patologia esclusivamente con la secchezza oculare o orale costituisce una delle principali cause del ritardo diagnostico, spingendo i pazienti a rivolgersi inizialmente a specialisti diversi — come l’oculista, l’odontoiatra o lo pneumologo — senza che venga immediatamente ipotizzata l’origine autoimmune del disturbo.
La complessità del quadro richiede un approccio integrato che non si affida a un singolo esame, ma combina anamnesi, visita reumatologica, test specifici per la produzione di lacrime e saliva, ricerca di autoanticorpi, biopsia delle ghiandole salivari minori ed ecografia. Gli esperti concordano sul fatto che un sintomo apparentemente banale come la secchezza persistente non debba mai essere sottovalutato o ignorato in attesa della comparsa di ulteriori manifestazioni.
Dal punto di vista epidemiologico, la patologia colpisce circa 60 persone ogni 100 mila abitanti, registrando una netta prevalenza nel sesso femminile. Come evidenzia Nicoletta Del Papa, reumatologa presso l’Asst Gaetano Pini-Cto di Milano, l’impatto sulla qualità della vita può essere particolarmente significativo nei casi in cui la malattia estende il proprio coinvolgimento ad articolazioni e polmoni, rendendo indispensabile una stretta cooperazione tra clinici, ricerca, istituzioni e associazioni di pazienti. Sulla stessa linea si posiziona Antonella Celano, presidente di Apmarr, che ribadisce come l’abbattimento dei tempi di attesa per la diagnosi rappresenti l’unico strumento efficace per evitare anni di incertezza e indirizzare tempestivamente le persone verso i corretti percorsi di cura.
Sul fronte terapeutico, l’approccio clinico attuale rimane focalizzato sul controllo dei sintomi e delle manifestazioni sistemiche attraverso farmaci impiegati anche in altre malattie reumatologiche, in attesa di medicinali approvati con indicazione specifica. Tuttavia, la ricerca scientifica sta vivendo una fase di profonda e promettente evoluzione: la comprensione sempre più dettagliata dei meccanismi patogenetici sta infatti aprendo la strada allo sviluppo di terapie mirate e personalizzate, offrendo prospettive concrete per il futuro della presa in carico dei pazienti.




