Per anni la skincare ha seguito una logica quasi ossessiva: correggere ogni imperfezione. Nel frattempo, la cura della pelle è diventata un’abitudine quotidiana per un numero crescente di donne e uomini, persino in età molto precoce, alimentata anche dai social e dalla skincare coreana.
Ma dietro quello che potrebbe sembrare soltanto l’ennesimo trend beauty, si nasconde un cambiamento molto più profondo: non si parla più semplicemente di pelle bella, ma di pelle sana, resiliente e capace di difendersi.
La pelle è il nostro organo più esteso e rappresenta la prima linea di difesa nei confronti dell’ambiente esterno. Ogni giorno è esposta ai raggi UV, all’inquinamento, agli sbalzi di temperatura, ma anche agli effetti dello stress, della qualità del sonno e dell’alimentazione. L’insieme di questi fattori, definito esposoma, contribuisce a determinarne lo stato di salute e la velocità con cui invecchia.
Per molto tempo la cosmetologia si è concentrata soprattutto sui segni visibili dell’invecchiamento. Oggi, invece, l’attenzione si sposta sui meccanismi biologici che permettono alla pelle di mantenersi in equilibrio.
Tra questi elementi, il microbiota cutaneo è diventato uno dei campi di ricerca più promettenti della dermatologia. Se fino a pochi anni fa era un tema riservato quasi esclusivamente ai dermatologi, oggi sappiamo che i microrganismi che popolano naturalmente la superficie della pelle non sono semplici ospiti, ma partecipano attivamente al mantenimento dell’equilibrio cutaneo. Dialogano con il sistema immunitario, contribuiscono a limitare la proliferazione di specie potenzialmente dannose e collaborano con la barriera cutanea nella protezione dalle aggressioni esterne. Quando questo equilibrio si altera, aumentano secchezza, sensibilità, rossori e predisposizione ai processi infiammatori.
A mettere sotto pressione questo sistema non sono soltanto gli agenti ambientali. Negli ultimi anni dermatologi e cosmetologi hanno iniziato a parlare sempre più spesso di over-skincare, ovvero l’abitudine a utilizzare contemporaneamente troppi prodotti o principi attivi particolarmente aggressivi. L’idea, alimentata anche dai social, che “più prodotti significhino risultati migliori” ha portato molte persone a sottoporre la pelle a un continuo bombardamento di detergenti intensivi, acidi esfolianti e trattamenti altamente performanti, ottenendo spesso il risultato opposto a quello desiderato: compromettere proprio quelle difese naturali che si vorrebbero rafforzare.
È proprio dalla crescente consapevolezza di questi limiti che sta emergendo un nuovo approccio alla cura della pelle: non più costringerla a reagire, ma aiutarla a svolgere nel modo migliore le proprie funzioni fisiologiche, sostenendo la barriera cutanea, il microbiota e il mantenimento dell’idratazione.
In questa direzione si inserisce anche la strategia In & Out sviluppata da Guna per la Linea Dermoguna, che propone una visione integrata del benessere cutaneo. L’obiettivo è agire contemporaneamente dall’interno e dall’esterno: da un lato attraverso la nutraceutica, per fornire all’organismo i nutrienti utili a sostenere i processi biologici della pelle, dall’altro con formulazioni cosmetiche a base di esosomi studiate per rispettarne l’equilibrio e rafforzarne i meccanismi di difesa. Un approccio che riflette una visione sempre più condivisa dalla ricerca: la salute della pelle è il risultato dell’interazione tra fattori interni ed esterni e richiede strategie complementari, non interventi isolati.
In questa evoluzione della ricerca trova spazio una delle frontiere più interessanti della dermatologia contemporanea: gli esosomi. Si tratta di minuscole vescicole biologiche con cui le cellule comunicano tra loro. Trasportano aminoacidi, vitamine, antiossidanti e microRNA che regolano diversi processi cellulari, sostenendo l’attività dei fibroblasti e i fisiologici meccanismi di rinnovamento e riparazione dei tessuti.
Più che fornire “materia prima”, gli esosomi inviano istruzioni biologiche che aiutano la pelle a mantenere e coordinare i propri meccanismi naturali.
Non sorprende quindi che si parli sempre più spesso di healthy aging e longevity skincare. La ricerca continuerà a sviluppare nuovi ingredienti e tecnologie, ma la direzione appare chiara, rispettare la fisiologia della pelle e sostenerne i meccanismi naturali. Un cambio di prospettiva che potrebbe ridefinire il modo in cui concepiremo la skincare nei prossimi anni.
Articolo a firma di Marco Ferro, Biologo
Marketing Director Guna





