Il ritorno alla routine lavorativa dopo la pausa estiva porta con sé un senso diffuso di apprensione per il riavvio dei ritmi quotidiani. Molti lavoratori temono di non riuscire a reggere l’impatto con gli impegni e di disperdere in pochi giorni la carica accumulata durante le ferie. A riportare serenità e buon senso è Marco Vitiello, vicepresidente della SIPLO, la Società Italiana di Psicologia del Lavoro e dell’Organizzazione, il quale invita a ridimensionare il fenomeno con lucidità, ricordando che il rientro è semplicemente una fase di transizione e che sarebbe un errore concettualizzarlo come una malattia vera e propria.
Il primo passo fondamentale consiste nel cambiare approccio mentale e smettere di vivere il ritorno in ufficio come una minaccia. Secondo lo specialista, le energie rigenerate durante il periodo di riposo costituiscono la riserva strategica con cui affrontare le sfide professionali dei mesi a venire. Bruciare subito tutte le batterie per la smania di recuperare arretrati o dimostrare da subito la massima efficienza rischia di far scivolare il lavoratore in un precoce stato di deficit energetico. Bisogna dunque agire con intelligenza ed essere flessibili con se stessi, accettando il fatto che nei primi giorni non sia affatto necessario performare al massimo delle proprie possibilità.
La gradualità deve guidare l’organizzazione pratica delle giornate. È consigliabile non riempire immediatamente l’agenda di impegni gravosi e cadere nella trappola di voler rispondere all’istante a tutte le e-mail e ai messaggi accumulati. La strategia migliore prevede una prima fase di controllo generale della posta ricevuta, per poi stabilire priorità e tempistiche di risposta in modo ponderato. In questo processo, anche i datori di lavoro e i responsabili aziendali giocano un ruolo determinante: favorire un rientro morbido significa evitare di concentrare riunioni e chiamate fiume proprio nelle prime 48 ore, preferendo dedicare il tempo iniziale alla pianificazione strategica delle attività.
Un contributo prezioso al benessere psicofisico deriva inoltre dalla cura dei rapporti interpersonali sul luogo di lavoro. Riavvicinarsi ai colleghi attraverso la condivisione dei racconti delle vacanze, una pausa caffè prolungata e un confronto aperto sulle mansioni da svolgere aiuta a stemperare la tensione e a ritrovare la sincronia di squadra. Condividere la programmazione ed evitare la pretesa di gestire tutto in totale solitudine permette di rientrare in flusso in maniera decisamente più sostenibile.
Parallelamente alla vita d’ufficio, la transizione deve essere accompagnata dal mantenimento di quelle buone abitudini che hanno favorito il relax durante le ferie. Non bisogna tagliare al netto ciò che ci ha fatto stare bene: continuare a dedicare tempo alle passeggiate, al movimento fisico, all’esposizione alla luce naturale e alla vita all’aria aperta offre al cervello e al corpo il tempo fisiologico necessario per riadattarsi ai ritmi cittadini. Qualora lo stress dovesse invece persistere indefinitamente anche a distanza di tempo, conclude Vitiello, la causa non va cercata nel semplice rientro in sé, bensì in una difficoltà strutturale a monte che ha impedito di staccare realmente la spina durante il periodo di riposo.




