L’Italia si conferma all’avanguardia mondiale nel campo della chirurgia dei trapianti. Sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale American Journal of Transplantation è stato pubblicato lo studio che sintetizza i risultati dei primi sei anni del programma DEC-K (Deceased Donor Initiated Kidney Paired Exchange).
Si tratta di un protocollo pionieristico che integra per la prima volta al mondo la donazione di organi da donatore deceduto con quella da donatore vivente, trasformando il sistema delle liste d’attesa e offrendo nuove speranze ai pazienti di difficile trapiantabilità.
L’intuizione nasce a Padova da un’idea di Lucrezia Furian, direttrice della UOC Chirurgia dei Trapianti di Rene e Pancreas dell’Azienda Ospedale Università Padova, ed è stata successivamente estesa su scala nazionale grazie alla sinergia con il Centro Nazionale Trapianti (CNT) e diversi centri di eccellenza italiani.
Come funziona il modello DEC-K: lo “sblocco” delle catene d’attesa
Tradizionalmente, le coppie donatore-ricevente incompatibili da un punto di vista immunologico si trovano in una situazione di stallo. Il modello DEC-K supera questo ostacolo attraverso un meccanismo circolare e virtuoso:
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L’Innesco da Donatore Deceduto: Un organo prelevato da un donatore deceduto viene destinato a una coppia incompatibile, avviando una “catena di scambi incrociati”.
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Lo Scambio Incrociato: Il donatore vivente della prima coppia, non più legato al proprio familiare, dona il suo rene al ricevente di una seconda coppia incompatibile, e così via.
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La Restituzione alla Lista: L’ultimo organo da donatore vivente che si rende disponibile al termine della catena viene “restituito” e trapiantato a un paziente iscritto nella lista d’attesa generale da donatore deceduto.
[ MECCANISMO DEL PROTOCOLLO DEC-K ]
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[ RENE DA DECEDUTO ] [ SCAMBIO INCROCIATO ] [ RITORNO ALLA LISTA ]
Innesca la catena Il donatore vivente dona L'ultimo rene vivente
donando a una coppia alla coppia successiva viene restituito alla lista
incompatibile compatibile d'attesa generale
I risultati dello studio: 84 trapianti realizzati
I dati pubblicati nell’analisi a lungo termine confermano la straordinaria efficacia del programma:
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34 Catene DEC-K avviate in Italia.
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84 Trapianti di rene completati, con una media di 2,5 trapianti per ogni catena innescata.
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Eccellenti risultati a lungo termine: I tassi di sopravvivenza dell’organo e del paziente sono del tutto comparabili a quelli ottenuti tramite il classico trapianto da donatore vivente diretto.
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Beneficio per i pazienti iperimmuni: Il protocollo ha dimostrato di essere una risorsa fondamentale soprattutto per i soggetti più complessi sul piano immunologico, per i quali trovare un organo compatibile era in precedenza quasi impossibile.
Cambio di prospettiva per la sanità pubblica
Il programma rappresenta la prima analisi a lungo termine a livello globale riferita a un sistema nazionale di kidney paired donation avviato da donatore deceduto.
“Il progetto è nato dall’incontro tra ricerca, innovazione e pratica clinica con l’idea di superare i limiti dei modelli tradizionali,” evidenzia la Prof.ssa Lucrezia Furian. “Partendo da Padova questa intuizione propone un vero cambio di prospettiva: trasformare la carenza di organi in un’opportunità per ripensare il sistema dei trapianti, ampliando la platea dei pazienti candidabili e riducendo i tempi di attesa.”
Una storia di eccellenza nata nel territorio padovano e veneto che, grazie alla collaborazione istituzionale con il Centro Nazionale Trapianti, si è trasformata in uno standard clinico capace di cambiare concretamente la vita di decine di malati in tutta Italia





