Un caso di infezione da virus West Nile, diagnosticato la scorsa settimana a un paziente di 76 anni originario di Marano, nell’area nord di Napoli, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza sanitaria e sull’efficacia dei sistemi di monitoraggio. La notizia, emersa attraverso la stampa, ha spinto l’epidemiologo Gianni Rezza a denunciare pubblicamente il blocco della sorveglianza nazionale, puntando il dito contro la mancanza dei decreti attuativi della piattaforma digitale del Ministero della Salute e la conseguente assenza di un quadro epidemiologico aggiornato.
La gestione clinica e la nota dell’Ospedale dei Colli
Il paziente, inizialmente giunto al pronto soccorso del CTO, è stato successivamente trasferito all’ospedale Cotugno, punto di riferimento per le malattie infettive. Di fronte al clamore mediatico e alle preoccupazioni sollevate, l’Azienda Ospedaliera dei Colli è intervenuta con una nota ufficiale per riportare serenità: gli accertamenti clinici effettuati avrebbero infatti escluso il coinvolgimento diretto del sistema nervoso centrale, ridimensionando i timori legati a una vera e propria encefalite e invitando a evitare interpretazioni allarmistiche immotivate.
La denuncia sulla sorveglianza nazionale
La vicenda ripropone tuttavia il nodo critico della prevenzione e del tracciamento. Secondo Rezza, l’assenza di dati puntuali dovuta a rallentamenti burocratici e legati alla privacy lascia operatori e cittadini privi degli strumenti informativi necessari, evidenziando come la preparazione di fronte alle malattie trasmesse da vettori (come le zanzare) necessiti di un sistema di sorveglianza rapido, trasparente e pienamente operativo su tutto il territorio nazionale.



