Era una sera fredda e piovosa quando l’ispettore Cortenovi arrivò alla casa sul lago.
La nebbia si alzava dall’acqua scura e ogni goccia di pioggia sembrava battere sulla terra quasi a ritmo di musica. Si diceva da tempo che quella villa sul lago presentava un aura molto potente e particolare. Una vecchia leggenda popolare narra che chiunque avesse abitato lì, avrebbe lasciato una traccia di sé. Anche dopo la morte.
Qualcuno giurava di aver visto luci accendersi da sole, altri di aver sentito sussurri nel buio. Si raccontava che tra quelle mura si celassero segreti oscuri, nascosti per generazioni. Ma forse era solo una vicenda inventata per incutere timore… o forse no. La villa era imponente, con muri grigi e screpolati dal tempo, finestre alte e scure, tipico di quell’epoca passata. Un tempo quella villa era stata elegante, ricca di luce.. Ora sembrava abbandonata.
Ma quella sera era tornata viva… per un crimine. All’interno, il corpo di un uomo era stato ritrovato nella biblioteca. Il suo nome era Tommaso Ferruccii, un noto collezionista di libri antichi. Uomo riservato e raffinato, viveva da solo nella villa, circondato dalle sue preziose edizioni. Raramente si faceva vedere in paese, ma non era completamente isolato: amici e parenti lo visitavano di tanto in tanto. L’ispettore entrò nella biblioteca e sentì subito l’immenso silenzio. Le pareti erano coperte da scaffali carichi di libri, alcuni così vecchi da sembrare quasi reliquie. Una poltrona in velluto verde smeraldo stava accanto al camino, ormai spento.
Sul tappeto trovò un bicchiere rotto ed il corpo di Tommaso che giaceva a terra, immobile. Un piccolo taglio sulla tempia sembrava l’unica ferita visibile. Sul tavolo accanto era appoggiato un libro aperto, intitolato “Delitto e Castigo”. L’ispettore Cortenovi si avvicinò con cautela, osservando ogni dettaglio. Quel libro sembrava essere stato messo lì di proposito, come un messaggio ,o meglio, un avvertimento.
Poco dopo, la governante, la signora Rosa, fu accompagnata nella stanza. Era una donna anziana, gracile, con i capelli raccolti in uno chignon disordinato e le mani che tremavano visibilmente. Con la sua voce era sottile, sembrava come se avesse pianto tutta la mattina, disse “L’ho trovato io ispettore, stamattina presto. Stava ancora piovendo. Era tutto buio e la porta della biblioteca era aperta” Cortenovi prese il taccuino e annotò dettagliatamente, infatti chiese “C’era qualcun altro in casa ieri sera?” La donna annuì. “Sì… c’erano il nipote Marco, la sua ex moglie Giulia e il signor Rinaldi, un vecchio amico di famiglia.
Sono arrivati tutti nel pomeriggio. Hanno cenato insieme, poi sono rimasti a parlare. Io mi sono ritirata presto.“ rispose. Uno a uno, Cortenovi li interrogò. Marco era un uomo sui trent’anni, vestito con abiti firmati, con le occhiaie profonde dal lavoro sodo disse “Sono venuto a chiedere un prestito ma lo zio non voleva darmi nulla. Abbiamo discusso, è vero. Ma poi me ne sono andato, lo giuro.“ Giulia, l’ex moglie, era molto composta, quasi fredda. Aveva un’eleganza evidente, ma lo sguardo tagliente e fulminante, affermò “Tommaso mi doveva dei soldi dopo il divorzio. Sono venuta a parlarne, ma era ubriaco.
Non c’era modo di ragionare con lui. Me ne sono andata dopo pochi minuti.” Il signor Rinaldi, invece, era tranquillo. Un uomo robusto, dai capelli bianchi e la voce pacata. “Tommaso mi aveva invitato per mostrarmi una nuova acquisizione: una copia rarissima di Delitto e Castigo, edizione 1866. Stavamo parlando, poi lui è andato in biblioteca. Io me ne sono andato subito dopo.” L’ispettore Cortenovi tornò nella stanza del delitto.
Ripensò alle parole di Rinaldi e guardò di nuovo il libro. L’edizione era davvero rara… ma qualcosa non tornava. Una pagina mancava “è forse strappata?” pensò. Mentre osservava il camino, notò una macchia scura sul pavimento. Si avvicinò e vide che era cera. Alzò lo sguardo e notò che una delle candele sul caminetto era stata spostata. “Forse il delitto era avvenuto al buio?” ragionò. Fece chiamare l’elettricista del paese, un certo Signor Bottini.
L’uomo arrivò poco dopo, con gli stivali ancora sporchi di fango e disse “Confermo ispettore. Ieri sera, dalle nove alle dieci, tutta la zona ha avuto un blackout. Un fulmine scagliato su un trasformatore. Nessuna luce per un’oretta buona” Quel dettaglio cambiava tutto. Se la luce era saltata, la scena del crimine doveva essere accaduta nell’oscurità. Il colpevole si era mosso al buio, o forse con una candela, la quale poteva lasciare tracce. Cortenovi tornò al bicchiere rotto e lo fece analizzare.
E così ebbe la conferma: l’impronta non apparteneva a Tommaso, era di Marco, che fu poi convocato di nuovo. Questa volta non cercò di negare. Aveva lo sguardo basso, e con la voce rotta confessò “Sì… sono rimasto. Dopo la lite, sono tornato nella biblioteca. Volevo il libro: pensavo di venderlo. Valeva tantissimo, ma zio mi ha sorpreso. Abbiamo litigato, l’ho spinto ed è caduto, ha battuto la testa. Non volevo ucciderlo.
È stato un incidente.” L’ispettore non disse nulla per un momento. Poi chiuse il taccuino con un gesto lento. “Un incidente resta comunque un reato ,Marco. Ma hai fatto bene a dire la verità.” Il mistero era risolto, ma l’atmosfera nella casa sul lago rimase sospesa, come se qualcosa fosse ancora in attesa. La pioggia aveva smesso, ma una sottile malinconia avvolgeva la zona. Da quel giorno, raccontano gli abitanti del villaggio, ogni sera una luce rimane accesa alla finestra della biblioteca.
Come se Tommaso Ferrucci stesse ancora leggendo, nel silenzio della sua villa, accanto al camino. La silenziosa villa sul lago ora sembrava custodire non solamente un delitto, ma anche un’anima rimasta lì a vegliare, o forse non solo una. Come se la leggenda si fosse, in qualche modo, compiuta.
(Articolo redatto dalla III B e coordinato da Agnese Vivo)





