In un’epoca in cui la medicina di precisione corre verso traguardi che fino a un decennio fa apparivano fantascientifici, c’è una verità scomoda che troppo spesso resta confinata nei laboratori o tra le pagine delle riviste specializzate: non possiamo curare l’uomo se non curiamo il pianeta che lo ospita. È questo il cuore pulsante del nuovo volume presentato dall’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL), dal titolo “L’impatto dell’ambiente e degli stili di vita nel rischio onco-ematologico”.
Il libro, edito da FrancoAngeli e curato dai sociologi dell’ambiente Aurelio Angelini e Mariaclaudia Cusumano, verrà presentato ufficialmente mercoledì 1 aprile presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Non è solo una raccolta di atti congressuali; è un manifesto politico e scientifico che sposta l’asse della lotta ai tumori del sangue dal reparto ospedaliero al territorio, dalle terapie d’avanguardia alla prevenzione primaria.
Un ponte tra scienza e cittadinanza
Il cancro, e in particolare le patologie onco-ematologiche come leucemie, linfomi e mielomi, rappresenta oggi una delle sfide più imponenti per il nostro sistema sanitario. Se è vero che l’aumento dell’incidenza è in parte fisiologicamente legato all’allungamento della vita media, è altrettanto innegabile — come sottolinea l’AIL — che l’esposizione a fattori di rischio ambientali “modificabili” stia giocando un ruolo da protagonista.
L’inquinamento dell’aria che respiriamo nelle nostre metropoli, la contaminazione silenziosa del suolo e delle falde acquifere, e la pervasività delle plastiche non sono più solo temi da attivismo ecologista: sono variabili cliniche. Il volume presentato alla Bicocca raccoglie i contributi di oltre 30 esperti, creando una visione integrata che spazia dalla medicina all’epidemiologia, fino alle scienze sociali. L’obiettivo è chiaro: ribadire che il diritto alla salute, sancito dall’Articolo 32 della Costituzione Italiana, non può essere garantito se non si garantisce il diritto a un ambiente sano.
I killer silenziosi: PFAS, plastiche e inquinamento atmosferico
Tra le pagine del libro emerge un’analisi spietata dei nuovi inquinanti. Si parla di PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche), i cosiddetti “forever chemicals” che si accumulano nel sangue e nei tessuti, interferendo con i sistemi ormonali e immunitari. Si affronta il tema delle microplastiche, ormai entrate nella catena alimentare e, di conseguenza, nel nostro organismo.
Ma non c’è solo la chimica. Il volume indaga l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute umana, la questione spinosa dell’inquinamento elettromagnetico e il ruolo cruciale dell’alimentazione. Non si tratta di fare terrorismo psicologico, ma di fornire strumenti di conoscenza. La prevenzione primaria, ovvero l’agire prima che la malattia insorga eliminando o riducendo i fattori di rischio, è l’unica vera strategia sostenibile a lungo termine.
Il modello “One Health”: siamo tutti collegati
Uno dei pilastri su cui poggia l’intero volume è il modello One Health. Questa visione riconosce che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema sono indissolubilmente legate. In un mondo globalizzato, un danno ambientale in una parte del globo può tradursi in un rischio sanitario dall’altra parte, attraverso la catena alimentare o i cambiamenti climatici.
Il professor Paolo Corradini, figura di spicco dell’ematologia italiana, e gli altri relatori che parteciperanno all’evento (da Paola Palestini a Matteo Colleoni e Monica Bernardi), sottolineano come la “cura” non possa più essere intesa solo come l’erogazione di un farmaco. “Prendersi cura” significa promuovere consapevolezza sociale, ridurre i rischi ambientali e rafforzare strategie condivise. È una chiamata alle armi per le istituzioni: le politiche sanitarie devono marciare di pari passo con quelle ambientali.
55 anni di AIL: dal letto del paziente alla tutela del territorio
AIL non ha bisogno di presentazioni. Da oltre 55 anni, con 83 sezioni provinciali e 17.000 volontari, l’associazione è il punto di riferimento per chi riceve una diagnosi di tumore del sangue. Ma questo nuovo impegno sul fronte ambientale segna un’evoluzione storica. Accanto al sostegno alla ricerca scientifica d’eccellenza e all’assistenza domiciliare per i pazienti, AIL si fa promotrice di una cultura della prevenzione che interroga lo stile di vita di ognuno di noi.
Perché, se è vero che l’inquinamento dell’aria dipende da scelte industriali e politiche, lo stile di vita sostenibile — dall’alimentazione all’attività fisica, fino alla riduzione del consumo di plastica — è una responsabilità individuale che ha un impatto collettivo. Il volume presentato alla Bicocca serve a questo: a trasformare il cittadino da spettatore passivo a custode della propria salute e di quella della comunità.
Conclusioni: una nuova alleanza per il futuro
Presentare questo libro in un’università come la Bicocca, da sempre attenta ai temi della sostenibilità e degli studi urbani, non è una scelta casuale. È il segno di un’alleanza necessaria tra accademia, associazionismo e istituzioni. La sfida onco-ematologica non si vince solo nei laboratori di biologia molecolare, ma anche ripensando le nostre città, bonificando i territori e educando le nuove generazioni a una nutrizione consapevole.
La prefazione di Giuseppe Toro, presidente nazionale AIL, ci ricorda che l’associazione non smetterà mai di stare al fianco dei malati e delle loro famiglie, accompagnandoli in percorsi di cura spesso sofferti. Ma oggi, con questo volume, AIL ci dice anche qualcos’altro: il miglior modo di stare al fianco di un paziente è fare in modo che quel paziente, domani, non debba più esistere grazie alla prevenzione.
Siamo pronti, come collettività, a cambiare il nostro modo di vivere per proteggere il nostro sangue? La risposta, forse, è scritta tra le pagine di questo libro, un atto di speranza e di impegno civile che merita di essere letto, discusso e, soprattutto, applicato.





