Le infezioni del tratto respiratorio rappresentano senza dubbio uno dei motivi più frequenti di consultazione pediatrica, di accesso ai servizi di continuità assistenziale e di ricovero ospedaliero in età evolutiva. Con l’approssimarsi della stagione fredda, il rientro nelle aule scolastiche e la ripresa delle attività comunitarie, il sistema immunitario dei più piccoli viene costantemente sollecitato dall’attacco di molteplici agenti patogeni.
Tuttavia, di fronte alla comparsa di febbre, tosse, starnuti e secrezioni nasali, la reazione di molte famiglie è ancora improntata all’allarmismo o alla ricerca di una soluzione farmacologica immediata, individuata erroneamente nell’uso degli antibiotici.
A fare chiarezza su questo tema cruciale, separando i falsi miti dalle corrette prassi cliniche, è intervenuto il professor Francesco Chiarelli, direttore della Clinica Pediatrica dell’ospedale di Chieti e professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio”.
L’occasione è stata il convegno intitolato “Articolo 32: il diritto di respirare. Le sfide delle malattie respiratorie tra clinica e politiche sanitarie”, promosso dal senatore Marco Scurria presso Palazzo Giustiniani a Roma, un appuntamento di alto profilo istituzionale organizzato a ridosso della Giornata Mondiale del Polmone.
La Prevalenza Virale e l’Uso Consapevole dei Farmaci
Uno dei messaggi portanti emersi dall’intervento del professor Chiarelli riguarda la natura e l’eziologia delle infezioni respiratorie nei primi anni di vita. La grande maggioranza degli episodi acuti che colpiscono le prime e le basse vie aeree dei bambini — come rinofaringiti, laringiti, bronchiti e bronchioliti — è provocata da virus responsabili di patologie stagionali, tra cui il virus respiratorio sinciziale (VRS), i rhinovirus, gli adenovirus, i virus influenzali e parainfluenzali.
Trattandosi di patologie di origine chiaramente virale, la somministrazione di una terapia antibiotica risulta non soltanto inefficace, ma potenzialmente dannosa per l’organismo del bambino. Gli antibiotici, infatti, agiscono esclusivamente sui batteri e non hanno alcuna azione diretta contro le strutture virali.
Un loro impiego improprio o prematuro rischia di alterare la flora batterica intestinale e respiratoria del piccolo paziente (il cosiddetto microbiota), privandolo di barriere difensive naturali fondamentali. Inoltre, l’abuso incontrollato di questi farmaci alimenta l’emergenza globale dell’antibiotico-resistenza, rendendo i batteri sempre più forti e difficili da debellare quando la terapia antibiotica si rende effettivamente necessaria per sovrainfezioni batteriche accertate.
La gestione corretta delle forme virali prevede solitamente un approccio sintomatico e di supporto: un idoneo lavaggio delle cavità nasali per favorire il drenaggio delle secrezioni, un’adeguata idratazione corporea, l’uso di antipiretici qualora la febbre sia elevata o provochi malessere generale, e il riposo. La valutazione medica rimane imprescindibile per monitorare l’evoluzione del quadro clinico ed escludere complicazioni.
Dalla Sintomatologia Banale all’Asma Bronchiale: il Ruolo del Pediatra
Se nella maggior parte dei casi l’episodio infettivo si risolve spontaneamente nell’arco di pochi giorni grazie all’azione del sistema immunitario, esistono circostanze in cui la sintomatologia respiratoria richiede un’attenzione diagnostica ben più approfondita. Sintomi apparentemente comuni, come la tosse persistente o il respiro sibilante, possono infatti nascondere patologie croniche di natura infiammatoria od allergica.
In questo contesto si inserisce la figura del pediatra di libera scelta e dello specialista ospedaliero, il cui compito è effettuare una valutazione puntuale e differenziale per individuare tempestivamente malattie più complesse, prima fra tutte l’asma bronchiale.
L’asma infantile è una condizione patologica caratterizzata da un’infiammazione cronica delle vie aeree, che determina un’iperreattività dei bronchi e una loro periodica ostruzione. Nei bambini predisposti, la comparsa di una banale infezione virale può agire da fattore scatenante o aggravante, provocando broncospasmo, fischio respiratorio, oppressione toracica e difficoltà respiratoria (dispnea).
Il Legame con le Allergie e la Necessità di Centri Specializzati
Il professor Chiarelli ha posto una particolare enfasi sulla stretta associazione tra atopia, allergia e sviluppo dell’asma. I bambini che presentano manifestazioni allergiche — quali la rinite allergica, la dermatite atopica o le allergie alimentari — mostrano una probabilità significativamente più elevata di sviluppare l’asma bronchiale. In questa categoria di pazienti, la risposta infiammatoria delle vie respiratorie risulta alterata fin dalla prima infanzia.
Un approccio moderno alla salute respiratoria infantile richiede l’identificazione precoce dei soggetti a rischio. L’invio tempestivo del bambino presso i centri di infettivologia, allergologia e pneumologia pediatrica consente di eseguire accertamenti diagnostici mirati, come le prove di funzionalità respiratoria adatte all’età e i test allergologici (prick test o dosaggio delle IgE specifiche).
Strutturare una diagnosi precoce significa poter impostare una terapia di fondo e di mantenimento personalizzata, basata principalmente sull’uso di farmaci per via inalatoria erogati tramite dispositivi idonei con camera di distanziamento. La terapia antiasmatica consente di controllare l’infiammazione di base, prevenire le riacutizzazioni severe, ridurre gli accessi al pronto soccorso e garantire al piccolo una qualità di vita del tutto normale, permettendogli di praticare attività sportiva ed evitare assenze scolastiche prolungate.
Il Diritto di Respirare: Politiche Sanitarie e Prevenzione
La partecipazione del mondo pediatrico a contesti istituzionali come il Senato della Repubblica sottolinea l’urgenza di considerare la salute respiratoria dei bambini non soltanto una questione clinica, ma una vera e prioritaria sfida di sanità pubblica. Promuovere il “diritto di respirare” fin dai primi anni di vita significa pianificare interventi integrati che combinino l’assistenza medica con la tutela dell’ambiente e l’educazione sanitaria.
I fattori ambientali svolgono un ruolo determinante nella salute dei polmoni. L’esposizione al fumo passivo o terziario, la scarsa qualità dell’aria all’interno delle abitazioni e degli edifici scolastici, unitamente all’inquinamento atmosferico urbano, rappresentano potenti irritanti per le vie aeree dei più piccoli, capaci di favorire la comparsa di infezioni ricorrenti e di riaccendere le crisi asmatiche.
Garantire un accesso equo e diffuso ai centri di pediatria specialistica su tutto il territorio nazionale, sostenere i programmi di vaccinazione antirabbica, antinfluenzale e contro il virus respiratorio sinciziale, ed educare le famiglie a un uso responsabile dei farmaci costituiscono le direttrici fondamentali per tutelare lo sviluppo polmonare delle nuove generazioni. La diagnosi precoce e la cura mirata rappresentano, come concluso dal professor Chiarelli, la migliore garanzia per permettere a ogni bambino di crescere e respirare in salute.





